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Golf
PILLOLE DI GOLF/244: AUSTRALIA E SUD AFRICA OPEN, DEBACLE AZZURRA

Italiani sottotono negli ultimi due tornei prima delle festività


TREVISO - Due tornei di rilievo dell’European Tour, prima di una breve pausa.  Ad Albany, New Providence, organizzato in combinata tra European Tour e PGA of Australia, si è giocato l’Isps Anda. sul percorso del Royal Pines (par 72) a Benowa, nel Queensland. Montepremi un...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/243: IN AUSTRALIA LA COPPA DEL MONDO A SQUADRE

Vince il Belgio, sesta la coppia azzurra Pavan - Paratore


MELBOURNE - Ancora nel clamore del trionfo di Francesco Molinari alla Race To Dubai, i giocatori azzurri sono chiamati a un altro importante appuntamento. A Melbourne, si gioca la 59ª edizione della Isps Handa Melbourne World Cup of Golf, la Coppa del Mondo a squadre che ha luogo al...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/242: SENZA SOSTA, L'EUROPEAN TOUR RIPARTE DA HONG KONG

La prima tappa della nuova stagione all'anglo-indiano Aaron Rai


HONG KONG - Ancora in aria il fragore per il successo di Francesco Molinari, l’European Tour riparte subito per la nuova stagione 2019, come di consueto in anticipo sull’anno solare. Riprende appena una settimana dopo la conclusione del precedente torneo a Dubai, dove Francesco Molinari...continua

"MAESTRI DIMENTICATI". GUSTAVO BOLDRINI - RITORNO A VENEZIA

L'inaugurazione è prevista Sabato 19 Gennaio alle 17.30 presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista a Venezia


Nel corso della primavera del 2007 Fondamenta srl, in collaborazione con la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia, ha realizzato un’importante antologica dedicata alle opere su tela di Giovanni Pontini. L'esposizione ha goduto di un considerevole successo di pubblico (oltre 5000 visitatori) e di un buon rilievo sugli organi di informazione, determinando un'autentica riscoperta dell'autore e favorendone il riposizionamento critico, anche grazie agli apparati di cui è stato provvisto il catalogo delle opere esposte, redatto e pubblicato per l'occasione, curato da Gianni Pizzamano e corredato dagli interventi critici di Ennio Pouchard e Fabio Girardello.

La retrospettiva di Giovanni Pontini si colloca nell'ambito della strategia culturale di Fondamenta srl, volta a stimolare la curiosità del pubblico circa la produzione di quegli artisti veneti, operanti nel secondo dopoguerra e oggi dimenticati, pur avendo ottenuto in vita prestigiosi riconoscimenti e fortuna di mercato.
Si tratta, nella maggior parte dei casi, di figure difficilmente inquadrabili in correnti o gruppi, spesso incuranti di una effettiva autopromozione, che hanno pagato l'estraneità rispetto al "sistema dell'arte" e hanno inevitabilmente risentito del traumatico impoverimento del tessuto socio-culturale di Venezia, evidenziatosi nell’ultimo ventennio, determinato dall’esodo dei veneziani, dalla massificazione turistica, dalla sovraesposizione mediatica, dalla sordità istituzionale nei confronti di ciò che, nel recente passato, l’intelligenza cittadina ha prodotto.

Oltre al recupero dei Maestri dimenticati, Fondamenta intende contribuire ad aprire un dibattito sulla complessiva valenza dell'arte veneta contemporanea, mettendo in relazione nomi storici e giovani promesse, attraverso un confronto che ne esalti le qualità tecnico-espressive e l’interpretazione dei materiali. Intende inoltre riproporre, attraverso il lessico contemporaneo, tradizioni espressive e tecniche antiche, tipicamente veneziane, che si vanno perdendo (il mosaico, il vetro, il merletto di Burano).

LA BIOGRAFIA
Gustavo Boldrin nasce a Venezia nel 1927, in Lista di Spagna, nel Sestiere di Cannaregio. Cambierà la firma in “Guy Boldrini” negli Anni Cinquanta, operando in ambito parigino.
Si forma presso l’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Venezia: fra i suoi maestri ed estimatori annovera Felice Carena, Aldo Bergamini, Virgilio Guidi e Bruno Saetti.
Negli anni della formazione veneziana stringe fraterna amicizia con Bepi Longo e Giovanni Pontini, ma anche con Raoul Schultz, Angelo Caramel, Bruno Colussi, Girolamo De Stefani. È evidente, nelle prime opere, la corrispondenza intellettuale con Carlo Hollesch.

 

Già dal ’47 iniziano i suoi viaggi di ricerca in Europa, alla scoperta dei grandi maestri: in Germania studia Kokoschka, in Olanda scopre Van Gogh, a Parigi è attratto da Utrillo e Rouault. Presente giovanissimo a premi ed esposizioni all’estero, mantiene i contatti con la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, presso le cui sale espone a partire dal ‘51.

Dopo un avvio sperimentale, non esente da tentazioni astrattiste, Boldrini si connota per una ricerca di marca “espressionista”, alternando accensioni cromatiche fauviste a studi di paesaggio quasi monocromi e a severe composizioni di figura, da cui traspare la sensibilità dell’artista per le tematiche sociali ed esistenziali. Nel ’55 è presente alla VII Quadriennale di Roma; nel ’56 è invitato alla XXVIII Biennale di Venezia, dove si segnala come uno dei più interessanti giovani artisti italiani. Nel trasferirsi a Milano, nel ’55, a contatto con i volumi squadrati del paesaggio metropolitano, Boldrini percepisce la necessità di un’ulteriore sintesi spaziale, che spinge la ricerca pittorica ai limiti del figurativo.

Risale a questo periodo l’attenzione per la figura femminile, già oggetto di importanti ritratti, ed ora riscoperta come “icona”: diverrà la Donna di Boldrini, dagli occhi smisurati, lo sguardo languido e stupito, l’inconfondibile bocca carnosa. D’altronde, l’esigenza di ridurre ai tratti essenziali gli oggetti più amati, fa sì che Boldrini sintetizzi in un’unica pennellata, che diventa la sua cifra inconfondibile, anche le curve della gondola, le volute della Basilica della Salute, i petali fiammeggianti dei tulipani d’Olanda, le forme quasi infantili delle Citroën parigine.
A partire dagli Anni ’70, Boldrini inserisce nelle sue opere un ulteriore elemento modulare: lo “specchio magico”, spazio-struttura e quasi “archivio della memoria”, entro cui organizza, con grande libertà lirica e narrativa, chitarre e tulipani, oggetti d’uso quotidiano, sintetici paesaggi e figure, talora impreziosite da inserti a collage.

L’artista muore a Salsomaggiore il 2 giugno 1987.
Nonostante le numerose affermazioni in Italia e all’estero, la presenza in importanti collezioni italiane, europee e statunitensi, l’attenzione di critici e maestri importanti, Boldrini ha pagato con la marginalità il suo stile di ultimo
bohémien, il suo carattere ribelle e generoso, insofferente di conventicole e gruppi di potere.