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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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Marco Bernardini intervista l'on. Luigi Bobba

TUTELA PREVIDENZIALE

Vicepres. della Commissione Lavoro alla Camera


Marco Bernardini intervista il vicepresidente della Commissione LAvoro alla Camera dei Deputati, l'onorevole Luigi Bobba.

 

La tutela previdenziale dei liberi professionisti è assicurata, ormai da mezzo secolo, da Casse o Enti ad hoc, la maggior parte dei quali è stata privatizzata nel 1995, mentre la restante parte è sorta direttamente come fondazione di diritto privato. Questi Enti hanno quasi tutti, nella loro denominazione, la dicitura “assistenza” che si affianca a quella “previdenza”. Secondo lei, l’assistenza, in questi Enti, ha pari dignità con la tutela pensionistica?

Credo che la differenza tra previdenza ed assistenza si sia andata sempre più sfumando nel corso degli anni. Se infatti i trattamenti assistenziali, come ritenuto da vari studiosi, si distinguono dai trattamenti previdenziali perché vengono erogati con costi a carico della fiscalità generale, mentre le prestazioni previdenziali si fondano sulla contribuzione versata nel corso della vita lavorativa, allora è quanto meno improprio attribuire finalità assistenziali a Enti che hanno il compito istituzionale di riscuotere contributi, gestirli con oculatezza, in modo da poter erogare prestazioni che trovino fondamento finanziario sulla contribuzione degli iscritti. In questo senso tutte le prestazioni erogate da Enti previdenziali, se fondate su contribuzione, hanno natura previdenziale, ed hanno, per riprendere un’espressione della sua domanda, “pari dignità”.

La tendenza degli ultimi anni è quella di separare le forme di previdenza da quelle di assistenza. Esiste, però, l’istituto dell’indennità di maternità che, in effetti, rappresenta un mix tra queste due forme. Non pensa che si potrebbe individuare qualche strumento analogo che, ad un tempo, offra una copertura previdenziale ma sia anche uno strumento di protezione assistenziale?

Sono convinto che ogni prestazione previdenziale sia uno strumento di protezione sociale. Inoltre sono altrettanto convinto che le prestazioni assistenziali – ribadisco, a carico della fiscalità generale – debbano essere considerate come ristrette a specifiche tipologie di interventi. Interventi a favore di cittadini che non possono versare contribi semplicemente perché non possono accedere al mercato del lavoro a causa di menomazioni psicofisiche, oppure che vivono condizioni di evidente esclusione sociale, a prescindere dall’età, o vittime di patologie che determinano la cronica non autosufficienza. Laddove c’è assistenza occorre tuttavia che vi sia equità, nel senso che i trattamenti assistenziali dovrebbero essere erogati a coloro che ne abbiano effettivamente bisogno in quanto versano in condizioni economiche disagiate. In altre parole, non è equo fare parti eguali tra disuguali. In questo senso occorre pensare al welfare del futuro come ad un sistema fortemente incentrato su un sistema previdenziale, nel quale ad ogni persona che lavora sia richiesto di contribuire in proporzione alla propria capacità di produrre reddito; in cambio il sistema deve garantire una copertura differenziata, che senza penalizzare la capacità contributiva sia tuttavia capace di temperare valori minimi e massimi nei livelli delle prestazioni, in attuazione del principio di solidarietà, che è allo stesso tempo intercategoriale e intergenerazionale. Sappiamo bene però che l’andamento demografico e le condizioni attuali del mercato del lavoro “remano contro” a tale impostazione, e che quindi il sistema necessita di aggiustamenti. Credo che salvaguardando il principio della solidarietà sociale, si possa accettare l’esistenza di un welfare parallelo fondato sulla responsabilità personale, che fa leva sulla consapevolezza di attivare piani di risparmio previdenziale personalizzati. La responsabilità è ciò che mi fa considerare il welfare come uno “zainetto”, in cui inserire di volta in volta i propri risparmi, insieme frutto dei due sistemi pubblico e personalizzato. Come una dote alla quale attingere quando vi sia necessità. Solidarietà sociale e responsabilità personale mi paiono quindi i principi ispiratori, e allo stesso tempo indicatori metodologici di attuazione di un moderno sistema di welfare.

Gli Enti “103”, in particolare, che nascono con il sistema contributivo, hanno una forte esigenza di ricercare soluzioni per il miglioramento dell’adeguatezza delle prestazioni. Non pensa, in questo senso, che le forme assistenziali possono rappresentare un complemento a quelle previdenziale e che, quindi, dovrebbero essere sospinte anche con interventi legislativi? Si pensi, ad esempio, alla destinazione del contributo integrativo, di cui questi Enti chiedono, a gran voce, l’aumento.

Se si parla di contributo integrativo, si parla di aumentare la quota complessiva di contribuzione; per fare ciò occorre dare risposte trasparenti alle seguenti domande: come vengono amministrati i soldi ? Quanto renderanno? E quando ? Nella stessa prospettiva di trasparenza occorre precisare che se si tratta di forme a “complemento”, finanziate da un “contributo integrativo”, si rimane nel campo della previdenza e in particolare della previdenza complementare. A questo proposito rilevo con preoccupazione che la previdenza complementare è praticamente inesistente tra le libere professioni. Non bisogna dimenticare che il Decreto legislativo 252/2005 ha reso possibile la costituzione di Fondi negoziali anche per gli enti di cui ai decreti legislativi 509/94, e 103/96. Si tratta di un’opportunità che va colta positivamente in modo da consentire una vecchiaia più serena agli iscritti a tali enti, riequilibrando i non elevati tassi di sostituzione delle pensioni di “primo pilastro” già prevedibili tra non più di 15-20 anni.

Ritiene che, così come è oggi, il sistema degli Enti previdenziali privati possa assolvere il diritto sancito dall’articolo 38 della Costituzione, oppure pensa che si debba intervenire con riforme sostanziali ?

L’art. 38 è una norma equilibrata, che fa emergere, tra l’altro, la differenza tra assistenza e previdenza, garantendo la prima (comma 1), ad “ogni cittadino” inabile o sprovvisto di mezzi, e la seconda (comma 2), ai “lavoratori”, ai quali è riconosciuto il “diritto” di essere “preveduti” nei casi di malattia, infortunio, invalidità, vecchiaia, disoccupazione. Il sistema oggi, per quanto non immune da contraddizioni, è coerente con i principi affermati dalla Costituzione, e non c’è dietro l’angolo necessità di “riforme sostanziali”. C’è invece la necessità di attivare dei correttivi, perché le contraddizioni non mancano. Ad esempio se la Costituzione afferma che ai lavoratori vanno “assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita” è difficile affermare che tale principio sia tenuto in conto laddove le pensioni contributive erogano prestazioni di importo molto basso, perché perfettamente parametrare all’entità dei contributi versati. Occorre fare dei “distinguo”. Occorre capire perché i contributi sono pochi. Se lo sono perché un lavoratore è morto in giovane età, dopo aver versato pochi anni di contribuzione, e di conseguenza ai superstiti viene erogata una pensione da 50 euro al mese, non vedo come si possa affermare che sono garantiti “mezzi adeguati” alle esigenze di vita. Se lo sono perché un lavoratore ha una vita lavorativa costellata da lavori saltuari, inframmezzati da periodi di disoccupazione, occorre trovare rimedi per evitare che alla fine della vita lavorativa si trovi con una pensione da fame. Gli esempi potrebbero continuare. Credo però che soluzioni vi siano, ad esempio disponendo che le prestazioni non possano essere erogate al di sotto di una soglia minima alla quale si ha accesso in assenza di altri redditi non superiori ad un determinato importo, da adeguare annualmente. La differenza tra l’importo erogato e quello fondato su contribuzione sarebbe a carico della fiscalità generale, perché si tratterebbe di un effettivo trattamento assistenziale. In questa prospettiva la vera “riforma sostanziale” consiste nel promuovere la diffusione di una “cultura previdenziale” tra le persone, ed in particolare tra i giovani. Occorre iniziare a parlare di previdenza fin dai banchi di scuola; occorre presentare ai giovani il quadro delle prospettive, attivando processi di condivisione per una previdenza fondata su un mix equilibrato di solidarietà sociale e di responsabilità personale. Si tratta di procedere con iniziative di alfabetizzazione sul risparmio nelle sue diverse modalità, senza mitizzare, o demonizzare, gli strumenti finanziari, ma altresì sapendo distinguere tra strumenti destinati alla speculazione di breve periodo, e strumenti finalizzati al risparmio di lungo periodo. In sintesi, è necessario spiegare ai lavoratori come saper usare il proprio denaro che non viene immediatamente destinato ai consumi: senza ansie, ma anche senza reticenze. Se realizzeremo tutto questo, avremo una riforma sostanziale utile alla grande maggioranza dei cittadini.