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Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

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Già nel marzo 2009 aveva confessato il peculato

CASO BOLZAN: POCHI CONTROLLI

Depositate le motivazioni della sentenza Ulss 9


TREVISO – (gp) Sono state depositate le motivazioni della sentenza che ha condannato, per il buco di 4 milioni di euro nelle casse dell'Ulss 9, l'ex dipendente dell'azienda sanitaria trevigiana Loredana Bolzan a 11 anni di carcere, il fratello Luigi Bolzan a 8 anni e l'amico Massimo Zanta a 5 anni. Il passaggio forse più inaspettato nelle 22 pagine scritte dal gup Elena Rossi, è la notizia che Loredana Bolzan, in sede di interrogatorio, aveva reso piena confessione dei reati commessi già il 4 marzo del 2009. La donna aveva infatti spiegato agli inquirenti “il meccanismo attraverso il quale era riuscita ad appropriarsi del denaro reso possibile dal fatto che i sistemi informatici erano totalmente autonomi uno dall'altro e dalla mancanza di controlli”. Dalle carte emerge anche che Massimo Zanta, il quale secondo gli accordi presi con la Bolzan avrebbe dovuto versare alla donna i due terzi delle somme che transitavano per i suoi conti, oltre a non aver restituito quanto pattuito avrebbe pure reso dichiarazioni false in sede di interrogatorio. La Bolzan è stata inoltre riconosciuta un incaricato di pubblico servizio, motivo per il quale il reato contestato è stato peculato e non appropriazione indebita, perchè anche se il rapporto di impiego era stato privatizzato non elimina la propria rilevanza pubblica. In più ha agito in piena autonomia e determinava con ampia discrezionalità il contenuto dei provvedimenti di liquidazione che il cassiere doveva soltanto eseguire.