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Golf
PILLOLE DI GOLF/200: DUSTIN JOHNSON CAMPIONISSIMO ALLE HAWAII

Il numero uno del ranking trionfa nel Sentry Toornament


TREVISO - Siamo ormai all’undicesimo torneo del PGA americano 2018, il Sentry Tournament of Champions, che si è giocato negli Stati Uniti al Plantation Course di Kapalua, da 4 al 7 gennaio. È l’undicesimo, giacché la prima gara della stagione, il Safeway Open,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/199: NEL 2018 L'OPEN D'ITALIA SUL LAGO DI GARDA

Novità di fine anno dal universo dei green italiani


TREVISO - Notizie che ci sono pervenute negli ultimi giorni e che val la pena di commentare. Cominciamo con l’Open d’Italia. Il 75° open d’Italia, la massima manifestazione nazionale di golf, non si giocherà nel 2018 al Golf Milano, bensì al Gardagolf country...continua

Golf
PILLOLE DI GOLFF/198: SI CONCLUDE IL CIRCUITO EUROPEO FEMMINILE

La protesta delle giocatrici: "Discriminate rispetto ai maschi"


Oggi parliamo di donne, di queste abili signore che si impegnano oltre misura alla ricerca del successo in Campo. A dire il vero, sono arrabbiate le golfiste europee, per la discriminazione che subiscono nel confronto con i maschi. Non conosco i motivi che generano questa scarsa considerazione, non...continua

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"Ora chiedo solo giustizia. Grazie a famiglia, amici e polizia"

"VOGLIO RIPRENDERMI I MIEI SOGNI"

La ragazza stuprata in stazione scrive una lettera ai media


TREVISO - (mz) “Devo riprendere in mano la mia vita con i miei sogni, le mie speranze e i miei progetti”. A partire da quei gesti quotidiani, eppure così difficili dopo quanto è successo, come uscire o restare a casa da sola o entrare in un ambiente affollato. La ventenne, vittima dello stupro in stazione del 24 ottobre scorso, ha affidato ad una lettera, diffusa tramite la Polizia, le sue sensazioni e il suo stato d'animo di questi giorni. “Ho un sacco di sogni che momentaneamente si sono interrotti, ciò che mi è successo non mi permette ancora di fare programmi a lunga data, perciò dovrò rimandare i miei viaggi, posticipare degli esami e la laurea – scrive -; ma sono tutte cose solo sospese perchè questo tragico evento voluto dal destino non può e non deve cambiare la mia vita: non darò a quest'uomo, se tale si può definire, la soddisfazione di rovinarmi anche la vita”. Non dimentica il suo brutale aggressore: “Ora chiedo solo giustizia: deve pagare per ciò che ha fatto; non so se la pena che gli verrà attribuita mi basterà, ma già il fatto che lui sia stato arrestato ha permesso di fare un salto in avanti alla mia psiche. Spero che il processo finisca presto, perchè ho venti anni e me lo merito di voltare pagina”.

La ragazza si dice fortunata ad aver trovato, in così drammatica circostanza, il sostegno dei genitori, del fratello, dell'altra ragazza (“il mio angelo custode”) che per prima è venuta in suo soccorso quella maledetta mattina, di tanti amici: “anche per loro non è stato facile, perchè non si sa mai cosa dire o fare davanti a una persona che ha subito uno stupro, ma la mia casa non è mai stata vuota e loro hanno capito esattamente di cosa avessi bisogno”. Un grazie, naturalmente, agli uomini della Polizia. La giovane, giovedì scorso, ha incontrato insieme ai familiari il questore e ogni giorno dialoga con il responsabile della Squadra Mobile, Roberto Della Rocca ed i suoi collaboratori. Un rapporto prezioso, conferma il dirigente, non solo sul piano investigativo, ma anche personale per i poliziotti coinvolti. Un'unica stoccata è riservata a chi forse ha finto di non vedere o ha sentito e non è accorso: "Coloro che si sono distinti per il loro poco senso civico e umano non meritano nemmeno di essere ricordati: vanno rimossi dalla mia testa". In futuro, la giovane universitaria promette di voler far diventare la sua esperienza una testimonianza a favore di chi ha subito la stessa sorte. L'ultima richiesta è per i media : “Ora chiedo che si abbassino un po' le luci”. Solo per poter riacciuffare quei sogni messi da parte.

Ai nostri microfoni, le parole del dirigente della Squadra Mobile di Treviso, Roberto Della Rocca.

 

Il testo integrale della lettera scritta dalla giovane vittima.

 

Dal 24 ottobre tutti si sono chiesti chi fosse questa ragazza che una mattina, andando all’università come tutti i giorni, si è imbattuta in uno “mostro” che le ha stravolto la vita.

La domanda circa la mia identità ha una risposta semplice: sono una ragazza normalissima di venti anni che frequenta il terzo anno di università, adora uscire con gli amici e stare in compagnia. Ho un sacco di sogni che momentaneamente si sono interrotti: ciò che mi è successo non mi permette ancora di fare programmi a lunga data, perciò dovrò rimandare i miei viaggio, posticipare degli esami e la laurea; ma sono tutte cose solo sospese, perché questo tragico evento voluto dal destino non può e non deve cambiare la mia vita: non darò a questo uomo, se tale si può definire, la soddisfazione di rovinarmi anche la vita.

Da questa esperienza orribile, che non auguro nemmeno al mio peggior nemico, voglio uscirne più forte di prima, ma ora devo riuscire a ricominciare la normalità: guidare, uscire da sola, andare all’università, entrare nei luoghi affollati, restare a casa senza i miei genitori o i miei amici.

Da un punto di vista, però, sono una ragazza come tante altre: sono forte e non mi sono mai abbattuta; questo è stato possibile anche grazie all’aiuto dei miei genitori (per i quali non è un momento facile: il dolore che si prova quando tua figlia viene violentata è inenarrabile), di mio fratello e dei miei amici. Sono fortunata: ho tantissimi amici e quelli veri si vedono nel momento del bisogno; anche per questi ultimi non è stato facile perché non si sa mai consa dire o fare davanti ad una persona che ha subito uno stupro, ma la mia casa non è mai stata vuota e loro hanno capito esattamente di cosa avessi bisogno. Meriterebbero di essere ringraziati uno ad uno ma oltre al mio anonimato, è giusto preservare anche il loro; un grazie speciale però lo posso dire alla mia migliore amica che non mi ha mai lasciata.

In tutto ciò ho potuto veramente verificare la bontà della gente: esistono persone favolose ed eccezionali per la loro umanità, in primis la ragazza che il 24 ottobre è corsa in mio soccorso, che io chiamo “il mio angelo custode” ; si sono dimostrate straordinarie con me tutte le forze dell’ordine, la squadra mobile della Polizia, i medici, gli infermieri, la psicologa, la comunità in genere. Tutti coloro che si sono invece distinti per il loro poco senso civico ed umano non meritano nemmeno di essere ricordati: vanno rimossi dalla mia testa.

Ora chiedo solo giustizia: deve pagare per ciò che ha fatto; non so se la pena che gli verrà attribuita mi basterà ma già il fatto che sia stato arrestato, ha permesso di fare un salto in avanti alla mia psiche. Spero che il processo finisca presto perché ho vent’anni e mi merito di voltare pagina.

Comprendo il lavoro di chi informa e il desiderio di capire da parte di chi ha partecipato alla mia sofferenza, tuttavia ora chiedo che si abbassino un po’ le luci per rispettare la volontà mia e della mia famiglia di un po’ di riservatezza.

Questo silenzio che chiedo deve servire inoltre a me stessa per poter rielaborare questa tragica esperienza e farla diventare in seguito testimonianza per tutti coloro che hanno avuto al disgrazia di provare ciò che sto provando io, ma che non hanno avuto la possibilità di far sentire la loro voce.

Ora mi fermo qui perché ho molte cose importanti da fare: devo riprendere in mano la mia vita, con i miei sogni, le mie speranze e i miei progetti.