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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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Oltre 60 mila euro da versare ai congiunti di Giuseppe Muraro, morto nel 1969

SCAMBIO DI TOMBE IN CIMITERO, IL COMUNE RISARCIRA' LA FAMIGLIA

I familiari pregavano di fronte alla tomba di uno sconosciuto


CASTELFRANCO VENETO – (gp) Dopo la riesumazione era stata scambiata la salma, e la famiglia Muraro ha pregato senza saperlo per anni davanti a una tomba in cui c'era un altro defunto. Ora il Comune di Castelfranco Veneto è stato condannato a risarcire oltre 60 mila euro ai familiari del defunto. La vicenda, che ricalca quella vissuta alla cantante Rita Pavone che vide scomparire la salma del padre Giovanni dal cimitero di Torino, è iniziata nel 2005 quando il comune trevigiano, non accorgendosi che la vedova di Giuseppe Muraro, morto nel 1969, aveva rinnovato anticipatamente la concessione per oltre 20 anni, levò il cadavere dal loculo mettendolo in una fossa comune ricoprendolo di calce, come scrive il tribunale, al fine di favorire il processo di mineralizzazione. Quando però il Comune castellano si accorse dello sbaglio, fece riesumare dagli addetti cimiteriali “la salma e la ricollocò nel loculo, ma non adducendo alcun elemento oggettivo o criterio certo di identificazione, stante peraltro l'assenza sulla base di qualsivoglia elemento di identificativo”. Dentro la bara c'era infatti il cadavere di una persona che indossava boxer e t-shirt e altri indumenti incompatibili con il defunto e pertanto la famiglia fece fare degli accertamenti, tra cui il Dna, che non portarono ad alcun risultato certo, stabilendo però che i vestiti appartenevano ad altra persona. Era iniziata così una causa civile che si è conclusa con la condanna del Comune.