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Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

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Pari dignità per carta e settore radiotelevisione

CONTRIBUTI ALL'EDITORIA? A TUTTI O A NESSUNO

Un tavolo unico tra editori (grandi e piccoli) e Presidenza del Consiglio per tagliare sprechi e speculazioni


Lascia davvero perplessi leggere su un prestigioso giornale come il Corriere della Sera, un pezzo dal taglio di per sé eloquente ove le radio politiche tolgono risorse alle altre radio e non solo.

La domanda sorge spontanea: gli Editori, le Redazioni e i Giornalisti radiofonici e televisivi, sono diversi dagli Editori, dalle Redazioni e dai Giornalisti della carta stampata? Con l'articolo comparso sul Corriere si tenta di fomentare una guerra tra poveri, mettendo le radio politiche contro il resto del settore radiotelevisivo e di separare se non distinguere la professionalità di chi lavora in redazioni televisive e radiofoniche dalla professionalità di chi lavora per la carta stampata.

Un giochino vecchio, stantio, tornato d'attualità probabilmente a seguito della pubblicazione delle linee guida della nuova riforma dell'editoria che prevede l'annullamento di contributi al settore dell'audiovisivo (tranne ai mezzi di partito) e solo dei tagli alla carta stampata, costringendola ad un contributo in base a vendite reali, certificate e non più in base alla tiratura dichiarata.

Tutti possono ricordare i pacchi di copie dei quotidiani abbandonati sui marciapiedi, nei palazzetti, negli stadi, alla stazione dei treni ecc. Questo è il vero scandalo e la vera speculazione! Si confronti la congruità delle cifre relative ai finanziamenti pubblici ricevuti dalle emittenti di partito (e dall'intero settore radiotelevisivo) con quelle deli giornali di carta.

A quanti milioni di euro all'anno ammontano i contributi incassati annualmente dalle testate giornalistiche della carta stampata in base alla tiratura dichiarata (non alle copie realmente vendute e certificate)? Centinaia di milioni di euro all'anno, erogati dal Servizio per l'Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, esattamente come avviene oggi per le radio politiche e avveniva per gli altri editori radiotelevisivi prima dei tagli. E perché gli editori televisivi e radiofonici, con redazioni giornalistiche realmente tali, non possono avere le stesse opportunità di attingere ai fondi offerti agli Editori della carta stampata? Non è forse editoria, non sono redazioni? Non sono giornalisti? Non sono diritti pari? Esistono forse Editori, Redazioni, Giornalisti di serie A, di Serie B, di serie C?

A quante centinaia di milioni di euro all'anno ammontano gli sprechi dei pacchi carta stampata lasciati ovunque, prodotti solo per gonfiare le tirature, alla faccia del contribuente, e spesso sulla pelle di giovani giornalisti collaboratori pagati con tariffe letteralmente da fame?

Personalmente sono onorato di avere avuto l'opportunità di battere la mafia delle frequenze che per anni mi ha tenuto sotto scacco. In oltre trent'anni di attività ho subito continui attentati, boicottaggi, danneggiamenti e minacce. Ma non mi sono mai arreso. Non mi vergogno di dire che i finanziamenti mi hanno permesso di proseguire e dare corpo, tecnologia, logistica a norma e lavoro a una redazione vera e propria. Nella nostra redazione oggi lavorano otto persone (escluso il sottoscritto) a tempo indeterminato e diversi collaboratori. Sette sono giornalisti: quattro sono diventati professionisti proprio grazie alla radio, due stanno facendo il dovuto praticantato e il settimo è pubblicista e quando vorrà potrà iniziare il praticantato. I servizi dei collaboratori esterni vengono pagati alla tariffa ufficiale dell'Ordine dei Giornalisti.

La risposta più bella è che ho imparato a non vergognarmi mai di avere bisogno e voglia di lavorare.

Mi auguro che gli editori della carta stampata e le autorità preposte si convincano a considerare gli editori delle radio, delle televisioni e dei siti internet, con redazioni vere e proprie, degni di spartire equamente l'intero ammontare delle contribuzioni destinate all'editoria, di sedere quindi allo stesso tavolo con pari dignità.

 

Roberto Ghizzo