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Golf
PILLOLE DI GOLF/197: IL RITORNO DI TOGER WOODS

Il campione di nuovo sul green nel "Torneo degli eroi"


NASSAU - Un evento atteso, e da molti auspicato: il fuoriclasse Tiger Woods 41enne di Cypress (California), si rimette in gioco. È sceso in campo dal 30 novembre al 3 dicembre all’Albany Golf Course (par 72) di Nassau, a New Providence sulle isole Bahamas, praticamente a casa sua,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/196: AD ALICANTE LA SFIDA ITALIA - SPAGNA DEI GIORNALISTI

Vincono gli iberici, ma è festa per tutti


ALICANTE (SPA) - Ad Alicante, il match “Periodistas España-Italia”, la tradizionale sfida dei giornalisti spagnoli nostri antagonisti, in un clima di grande amicizia. È il più cordiale e allegro tra gli incontri internazionali che nella stagione vede i giornalisti...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/195: A DUBAI IL GRAN FINALE DELL'EUROPEAN TOUR

Rahm vince il torneo, classifica generale a Fleetwood


DUBAI - Con la disputa del DP World Tour Championship Dubai (16-19 novembre), è terminata al Jumeirah Golf Estates (Par 72), la stagione dell’European Tour cui hanno partecipato i primi sessanta classificati nell’ordine di merito della "Race To Dubai". Unico italiano in gara...continua

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Continua l'odissea di Giuseppe Mutton, nonostante le sue condizioni di salute

L'ORCO DI FACEBOOK USCIRA' DAL CARCERE, MA SOLO A SETTEMBRE

Finirà di scontare in cella gli ultimi tre mesi di una vecchia condanna


PONZANO – (gp) Giuseppe Mutton, ribattezzato “l'orco di Facebook”, uscirà di galera per motivi di salute, ma soltanto a fine settembre. Il tribunale di sorveglianza ha infatti respinto la richiesta della difesa del 35enne di Ponzano Veneto, rappresentata dall'avvocato Alessandra Nava, di scontare la pena agli arresti domiciliari ma ha riconosciuto la malattia di cui è affetto e che gli aveva già aperto le porte del carcere il 4 aprile scorso.

Continua dunque l'odissea di Giuseppe Mutton: per altri tre mesi rimarrà dietro le sbarre e poi potrà curarsi, come aveva stabilito il gip di Venezia dopo che la Corte d'Appello aveva confermato la condanna inflitta in primo grado dal tribunale di Treviso a otto anni di reclusione per pedopornografia, per aver cioè costretto 5 ragazze, alcune minorenni, a inviargli foto hard con la promessa di un lavoro nel mondo dello spettacolo.

Il tribunale di sorveglianza ha riconosciuto, in sostanza, che le condizioni di salute di Mutton non sono compatibili con il carcere, stabilendo però che tre mesi di reclusione sono un periodo di detenzione relativamente breve e compatibile con la sua malattia. In altre parole il 35enne uscirà di galera per potersi curare ma soltanto tra tre mesi.

La sua storia ormai è nota: il 17 gennaio scorso, dopo la sentenza d'appello, il suo legale aveva iniziato l'iter procedurale per farlo uscire dal carcere per problemi di salute. A distanza di più di due mesi, con tanto di controlli medici e accertamenti diagnostici, il gip di Venezia aveva accolto l'istanza della difesa e disposto gli arresti domiciliari per il 35enne in quanto nessuna struttura carceraria in Italia poteva curarne la patologia.

Il 4 aprile aveva fatto ritorno a casa ma, a meno di 24 ore dal suo rilascio, l'uomo era tornato subito dietro le sbarre. Giuseppe Mutton era stato infatti raggiunto da un'ordine di carcerazione emesso dal tribunale di Pordenone per una vecchia condanna passata in giudicato a un anno e otto mesi di reclusione rimediata per il reato di circonvenzione d'incapace. Una beffa insomma, che doveva risolversi in un paio di giorni ma che si concluderà, appunto, a fine settembre.

L'orco di Facebook, sottoposto a perizia psichiatrica, era risultato soffrire di un lieve ritardo mentale e di un disturbo della personalità per quanto riguarda la sfera sessuale, ma capace di intendere e di volere. L'uomo però, come attestano i certificati medici e anche gli accertamenti del gip, soffre anche di una patologia degenerativa che progressivamente rende deboli le ossa degli arti inferiori fino a rischiare l'invalidità, condizione che non gli permette appunto di passare le giornate in cella.

In più una volta a settimana, proprio per limitare la degenerazione della malattia, è costretto a sottoporsi a sedute in camera iperbarica e nessuna struttura in Italia può garantirgli questo tipo di assistenza. Da qui era partito il via libera per scontare la pena agli arresti domiciliari con il permesso di recarsi in clinica per sottoporsi alle terapie.

Sembrava fatta, ma per Mutton si erano riaperte le porte del carcere per quella vecchia condanna che ora, indipendentemente dalla malattia, deve scontare in cella.