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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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VIDEONOTIZIA Indagine GdF, attraverso 7 società acquisiti beni per 5 milioni

BANCAROTTA FRAUDOLENTA ARRESTATI TRE IMPRENDITORI

Manette per due foggiani ed il 54enne di Caerano, Claudio Dametto


TREVISO - Attraverso un prestanome, una "testa di legno", controllavano sette aziende tra la Marca e la provincia di Foggia che avevano come unico scopo quello di fare acquisti dei più disparati beni (elettrodomestici, auto ma anche legname) senza pagarli o versando essegni scoperti. Ad essere beffati con questa tecnica sono stati almeno 70 diversi fornitori di tutto in Nord-Italia, truffati complessivamente di oltre 5 milioni di euro in beni. A portare alla luce la vicenda sono stati gli uomini del nucleo reati fallimentari della Guardia di Finanza di Treviso. Gli investigatori, il 23 febbraio scorso, arrestarono il prestanome a cui erano intestati tutti gli atti riguardanti sette ditte, nate nel 2007 e fatte fallire nel 2010: si trattava del foggiano Giuseppe Nunzio Santoro, foggiano di 54 anni. Che l'uomo, attualmente ancora in carcere, fosse solo una pedina mossa da qualcun altro c'erano davvero pochi dubbi. Ad muovere i fili della truffa erano altri tre imprenditori che si servivano di lui: Francesco Ferrazzano, foggiano di 64 anni che è stato arrestato il 23 maggio, Potito Giannuario, anche lui di Foggia e 64enne, finito agli arresti domiciliari e Claudio Dametto, 54enne di Caerano. Per l'unico trevigiano coinvolto nella vicenda, ex imprenditore edile, il gip del tribunale di Treviso, su richiesta del pm Iuri De Biasi, ha disposto gli arresti domiciliari. Tutti dovranno rispondere di bancarotta fraudolenta. Dametto si serviva del prestanome, Santoro appunto, per la gestione di due aziende che avevano sede nella zona industriale di Montebelluna, in via del Cristo. Fondamentale nell'indagine delle fiamme gialle il contributo della polizia: i tre imprenditori che effettuavano materialmente gli acquisti presso le aziende da raggirare, cambiavano di continuo identità per sfuggire alle maglie della giustizia. La sempre maggior diffusione di questo tipo di reati ha costretto il comando provinciale della Guardia di Finanza a rinforzare il nucleo per i reati fallimentari.

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