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Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

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Le conseguenze dell'emigrazione italiana nelle miniere belghe

IL LIBRO: I DUE VOLTI DELLA MORTE NERA. MORIRE DI CARBONE IN BELGIO

L'intervista all'autore, il giornalista Walter Basso


TREVISO - (ag) Il sacrificio dei tanti italiani che nel secondo dopoguerra emigrarono in Belgio, ignari del lavoro che li attendeva, viene raccontato dal giornalista Walter Basso nel volume “I due volti della morte nera. Morire di carbone in Belgio”, edizione ScantaBauchi Centro di Cultura Veneta. L'autore prende a prestito il termine con cui storicamente è stato definito il flagello della peste, per alludere ora alle conseguenze del lavoro nel profondo delle miniere belghe che chiamo' tra le proprie fila 50mila giovani italiani inviati dall'Italia forte di un accordo bilaterale tra le due nazioni che barattava forza lavoro a basso costo con rifornimenti di energia, ossia carbone. Inizia come un diario di famiglia il racconto di Walter Basso, che scrive per ricordare l'esperienza e il sacrificio dello zio e del padre, entrambi, in modo diverso, vittime della miniera. Miniera, come evidenzia l'autore, con una “doppia personalità omicida: una quella violenta che tra i tanti uomini, ha ucciso anche mio zio sepolto vivo a soli trentatre anni, l'altra è quella paziente che ha ammazzato decine di migliaia di minatori, tra i quali mio padre soffocato dalla silicosi in ospedale dopo anni di sofferenze.”. Il libro da vita ai ricordi ma cerca anche quelli degli altri, individuali e collettivi, che compaiono sotto forma di testimonianze o di documenti e articoli di giornali dell'epoca.

Se, come rivela ai nostri microfoni, la ricerca di Basso risponde a un bisogno intimo, di capire in profondità il dramma che ha segnato la sua famiglia, quello che offre al lettore è un volume importante per comprendere un'epoca e la sofferenza di molti uomini e delle loro famiglie la cui memoria tende a essere sotterrata.