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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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La nostra rubrica dedicata al mondo golfistico curata da Paolo Pilla

PILLOLE DI GOLF/32: LA PALLINA

La lunga storia di uno dei fondamenti, dalle piume alla tecnologia


TREVISO - Questa settimana le nostre pillole di golf, curate assieme all'esperto Paolo Pilla, tratterà della storia della pallina.

Se il Golf ha origini lontane, altrettanto antica e complessa, è la storia della pallina, che è il fondamento del gioco.
Considerando come scontata la teoria più diffusa e accettata che lo sport del Golf abbia avuto origine in Scozia nel Medio Evo, dove i pastori avevano come passatempo il lancio di una pietra con un bastone, potremmo dire che quella pietra arrotondata sia stata l’antesignana dell’odierna pallina, ed è interessante la storia della sua evoluzione. Dall’accennata pietra, è probabile che si sia passati al legno, una sfera di legno duro, per poi approdare alle palle di piume rivestite in cuoio, le famose Feather Ball. Erano queste di difficile realizzazione, basti pensare alla necessità di comprimere le piume bollite degli animali da cortile, che venivano racchiuse in un involucro fatto con tre pezzi di cuoio cuciti insieme, introdotte a forza attraverso un piccolo foro, poi ricucito a mano. Secondo la tradizione, per riempire l’involucro serviva una quantità di piume contenute in un cappello a cilindro. E’ chiaro che le palline così confezionate presentavano numerosi problemi. I costi, intanto, visto che l’artigiano non riusciva a produrne più di tre o quattro al giorno. Forse da questo ebbe origine la figura del caddie, il cui compito principale era di porre continua attenzione al volo delle palline perché non andassero perse, visto che erano rare e costose. Non potevano essere perfettamente di forma sferica, né di dimensioni costanti; volavano bene quando erano asciutte, ma se colpite male erano a rischio scoppio; una volta bagnate poi, diventavano informi. Si può pensare che proprio le palline fossero all’epoca la maggiore spesa per il golfista, contribuendo a fare del Golf un gioco per benestanti.
Un’importante evoluzione si ebbe nel 1848, con la scoperta di un lattice che trasudava da un albero in Malesia. Bollito in acqua, diventava malleabile, poi solido e resistente, e permise di costruire le palline in “gutta percha”, le famose “Guttie”, facili da fabbricare, più economiche, e resistenti all’acqua. La pallina in guttaperca, che non esplodeva all’impatto con i ferri pesanti, produsse anche un’evoluzione nel gioco, permettendo di usare un numero maggiore di ferri. Il leggendario Old Tom Morris, ai suoi tempi considerato il più famoso giocatore di Golf, con le sue “guttie”, nel 1860 vinse l’Open ben 4 volte. Il gioco divenne di maggior interesse per la popolazione, creando anche un curioso caso legato alla massoneria: I Massoni, che gestivano buona parte dei Circoli di Golf, non ressero all’eccessivo ingresso di soci scarsamente interessati alla loro disciplina, e finirono per distruggere i documenti e abbandonare i Club. Mezzo secolo dopo, agli albori del ‘900, fu inventato un nuovo metodo per la costruzione della palla: Attorno ad un nucleo centrale di gomma morbida, si avvolgeva un sottile filo di caucciù lungo un centinaio di metri, ricoprendo poi il tutto con uno strato di guttaperca. Era nata la pallina Askell, più facile da giocare, e caratterizzata da un maggior rotolo sul terreno. Altri vent’anni, e lo strato esterno di guttaperca venne sostituito da un involucro in “Balata”, una gomma morbida e sensibile. Alternativo alla balata, fu poi prodotto un rivestimento di “Surlyn”, sostanza sintetica termoplastica, più dura e resistente. Via via questi nuovi materiali, anche a più strati, ebbero ad incontrare il favore dei professionisti. Grazie alla ricerca e alla tecnologia, le palline continuano a migliorare, ma, grosso modo, ancora quella è la loro struttura. Le misure standard a cui sono vincolati oggi i costruttori, sono 1,68 pollici (42,67 mm.) di diametro, ed un peso di 1,62 once (45,93) grammi. Ma non è stato sempre così. L’“R&A”, che prima ne aveva stabilito le regole, preferiva una circonferenza minore, perché forniva prestazioni migliori sui links scozzesi battuti da più forti venti, e aveva fissato il numero 1,62 da riferirsi sia al peso in once che al diametro in pollici. All’”USGA” non andava bene, e dopo numerose disquisizioni, l’R&A nel 1983 cedette al suo omologo, accettando i valori sopra riferiti.
La velocità registrata, raggiunta dalla pallina scagliata in una gara dal professionista canadese Jack Zuback in un torneo nel 2007, ha raggiunto i 328 Km/h! Davvero impressionante, se pensiamo che Valentino Rossi con la sua Yamaha ha raggiunto la velocità massima di 322 Km/h, e che un aereo decolla quando supera i 259 Km/h. Qualche parola va spesa sulle piccole cavità, le “fossette” (dimples), presenti sulla superficie, introdotte circa nel 1913. Il loro significato va ovviamente ricercato nella fisica: Se la pallina fosse completamente liscia, in volo ad alta velocità, vedrebbe generarsi sulla parte frontale una pressione molto alta per il contrasto con l’aria, e sulla superficie posteriore, la creazione di un vuoto. Attorno alla pallina il flusso d’aria produrrebbe dei moti vorticosi, che la farebbero notevolmente rallentare. La presenza delle fossette determina una ridotta turbolenza dei vortici, aumentando la portanza, e facendo acquistare alla pallina una maggiore aerodinamicità.
Molte sono le ditte produttrici di palline. L’uso di materie più o meno pregiate che rimangono top secret, il numero delle fossette che fa raggiungere velocità e distanze diverse, a volte impressionanti, fanno essere diversi i prezzi, che vanno dai 50 centesimi ai 5 euro alla pallina. Una bella differenza! Un business importante, considerato che presumibilmente il numero di palline vendute in un anno sarà attorno al miliardo.
(Il tempo dissolve il superfluo e conserva l’essenziale. Alejandro Jodorowsky)
Paolo Pilla


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