Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

Lucia Giraldo giudicata colpevole di esercizio arbitrario delle proprie ragioni

NON SI TRATTAVA DI UNA RAPINA: QUATTRO MESI ALLA GIOIELLIERA

Il pm aveva ipotizzato una pena di un anno e sei mesi di reclusione


TREVISO – (gp) Il pm aveva chiesto una condanna a un anno e mezzo di reclusione per rapina, ma il giudice, accogliendo gran parte della tesi difensiva dell'avvocato Federico Vianelli, ha derubricato il reato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni condannando Lucia Giraldo, esponente di uno dei rami della nota famiglia di gioiellieri trevigiani, a quattro mesi e dieci giorni di reclusione (pena sospesa). Secondo l'accusa la donna avrebbe minacciato la figlia, facendosi aprire la porta della casa in cui abitava fino al divorzio, prelevando oggetti in argento del valore di 2000 euro che riteneva fossero di proprietà della sua famiglia. La donna era finita inizialmente alla sbarra per minacce ma il giudice aveva poi preteso che venisse riformulata l’imputazione in rapina. La vicenda era di fatto l'epilogo di un difficile divorzio dopo il quale i figli erano stati affidati al padre. La Giraldo, dopo aver sollevato il caso davanti al giudice civile in sede di divorzio, avrebbe iniziato a telefonare all’ex compagno per chiedere la restituzione di alcuni preziosi tra cui un vassoio in argento di 2 mila euro di cui la donna pretendeva l’immediata resa, in quanto patrimonio (e ricordo) di famiglia. Dopo l’ennesimo rifiuto dell’uomo, la donna, secondo l’accusa, avrebbe deciso di “farsi giustizia” da sola: attesa la figlia alla fermata dell’autobus al rientro da scuola, l’avrebbe inizialmente minacciata, poi obbligata ad aprire la porta di casa, riuscendo così a portare via il vassoio della discordia. La piccola aveva raccontato tutto al padre che aveva denunciato l’ex moglie.