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Golf
PILLOLE DI GOLF/186: CONCLUSO IL CHALLENGE 2017 DEI GIORNALISTI GOLFISTI

Le ultime due tappe in Lombardia, all'Albenza e Villa d'Este


TREVISO - Due belle giornate, 4 e 5 settembre, in due campi super, hanno contraddistinto la conclusione del viaggio in Italia dei giornalisti golfisti: il challenge di dodici memorabili tappe, che ci han permesso di giocare su altrettanti campi, riconosciuti tra i più belli d’Italia....continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/185: I CAMPIONI DI DOMANI DI SCENA AL "TEODORO SOLDATI"

Il sudafricano Vorster trionfa all'International Under 16 Championship


BIELLA - Gara di rilievo l’International Under 16 Championship. Questo Campionato Internazionale disputato per la prima volta nel 2007 (andato in dote a Rory McIlroy), fa parte del calendario EGA, ed è la manifestazione più sentita del panorama golfistico europeo a livello...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/184: IL GOLF CONQUISTA L'ITALIA CON LA RYDER CUP

Eventi promozionali dal Monte Bianco alla Sicilia


TREVISO - Nell’accettare l’agognata assegnazione al nostro Paese della Ryder Cup 2022, la Federazione Italiana Golf si è dovuta seriamente impegnare per lo sviluppo di questa disciplina sportiva, e per un arco temporale che va dal 2016 al 2027. Sono previsti circa 105 tornei di...continua

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Progetto sull'artista americano promosso dal Guggenheim di Venezia

TORNERĄ A RISPLENDERE UNO DEI CAPOLAVORI DI JACKSON POLLOCK

Restauro di "Alchemy" iniziato all'Opificio delle pietre dure di Firenze


VENEZIA - Lo scorso giugno la Collezione Peggy Guggenheim ha dato inizio a un importantissimo progetto di studio e conservazione di dieci opere di Jackson Pollock, realizzate tra il 1942 e il 1947, oggi proprietà del museo veneziano. Le tele vennero acquisite dalla stessa Peggy Guggenheim, mecenate dell’artista americano che espose nella propria galleria newyorkese Art of This Century nel corso degli anni ’40. Nell’insieme le dieci opere rappresentano un momento cruciale nel lavoro di Pollock, ovvero il passaggio da un linguaggio pittorico relativamente tradizionale e figurativo/astratto, a quella tecnica distintiva di versare, schizzare e sgocciolare la pittura sulla tela stesa a terra.

I risultati delle prime analisi sono stati presentati nei mesi scorsi, in un simposio all'Istituto italiano di cultura di New York. Ora scatta la seconda fase del progetto: Alchemy, una delle opere più note e amate di Pollock, nonché tra i suoi primissimi dripping, realizzata nel 1947 nello studio di Long Island, verrà sottoposta ad un intervento di analisi analitica e conservazione presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il dipinto sarà oggetto di ulteriori analisi e prove in preparazione al meticoloso intervento di pulitura della sua complessa superficie pittorica costituita da diversi strati di smalto, resina alchidica e colori a olio, uniti a una complessa combinazione di diversi materiali quali stringhe, sabbia e sassolini, il tutto combinato in un impasto denso, grumi di pittura, schizzi e sgocciolamenti. La pulitura è necessaria per rimuovere lo strato di sporco accumulato negli anni, che ha compromesso la qualità estetica del quadro, opacizzando i colori e diminuendo lo spazio tridimensionale creato dalla tecnica innovativa di Pollock.

Questo progetto di ricerca, il primo in assoluto in Italia, è reso possibile grazie a un gruppo scientifico di rilievo coordinato dai dipartimenti di conservazione della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e dal Museo Solomon R. Guggenheim di New York, con il fondamentale contributo dell'Opificio delle Pietre Dure, del MOLAB (dell’Istituto CNR di Science e Tecnologie Molecolari e del Centro di Eccellenza SMAArt, di Perugia), dell’Istituto CNR Nazionale di Ottica di Firenze e del Laboratorio di Diagnostica di Spoleto. Il progetto coinvolge inoltre scienziati, conservatori e curatori americani che hanno già svolto ricerche sulle tecniche di Pollock. Sarà la prestigiosa istituzione fiorentina a ospitare Alchemy, nello stesso momento in cui sta restaurando un’altra icona della storia dell’arte, L'Adorazione dei Magi, la pala leonardesca commissionata dai monaci agostiniani di San Donato a Scopeto e dal 1670 appartenente alla Galleria degli Uffizi di Firenze. In questa splendida cornice lo studio e la conservazione dell’antico e del contemporaneo si uniscono.