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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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Il racconto e la storia vengono descritti da Paolo Pilla

NEGRI, TREZZI, RONCHI E BOTTAZZIN: VITTORIE IN TERRA BERGAMASCA

Quarta tappa del Challenge Aigg Diavolina al GC Molinetto


BERGAMO - Preceduta da una pallinata all’Albenza di Bergamo, un po’ come fanno nel Tour con la Pro Am, si è giocata al Golf Molinetto la quarta tappa del Tour dei Giornalisti Golfisti, a cui ho partecipato, e provo ad esprimere le mie sensazioni:

Quello che colpisce maggiormente arrivando al Golf Molinetto, è di trovarsi all’improvviso in una realtà che si stacca completamente da tutto ciò che la circonda, il territorio tipico della Lombardia produttiva, dove la gente è attenta al lavoro: strade trafficate, ponti, capannoni, brusìo. Arrivi al Molinetto, ed è come aver cambiato mondo: verde, alberi, pace, silenzio. I primi anni 80 ne videro la nascita, là dove l’antica cascina lombarda ospitava il mulino di Cernusco sul Naviglio, le cui pale erano mosse dall’acqua del naviglio che ne diede il nome. Servito dalla metropolitana milanese e dal vicino aeroporto di Linate, è considerato uno dei campi meglio tenuti in Italia, per la perfetta manutenzione. Spaziosa e funzionale la Club House, contiene tutto quello che può essere d’interesse per un Circolo: ottimo ristorante, sala bridge, sala biliardo, e poi palestra, sauna, bagno turco, centro massaggi. Il Campo da gioco non è molto lungo, 5914 mt dai bianchi, 5688 dai gialli; Inizi il percorso, e senti che ti ospita volentieri, ti sorride; ma i fairwai stretti, e i numerosi ostacoli d’acqua e di sabbia presenti in tutte le buche, pretendono l’attenzione sul suo aspetto tecnico impegnativo. Mi sono incuriosito sul numero dei Par 3 che sono cinque, di cui quattro nelle buche dispari. I numerosi soci hanno a disposizione 10 campi da tennis plein air e 4 al coperto, sport che fin dalla nascita ha caratterizzato il sito, pur essendo oggi proiettato sul Golf il prevalente interesse. Nel 1985, praticamente ancora fresco di vernice, ha ospitato l’Open d’Italia, per quegli anni evento epocale.

Un po’ di storia del sito:

Cernusco sul Naviglio,(Cernüsch in dialetto milanese), Cixinusculum il toponimo medievale, fa parte del territorio del Naviglio della Martesana (da Marte, divinità romana della guerra durante il Medioevo), come emerge dal Codex diplomaticus Langobardiae, dell’anno 1020, ed è situato ai margini della strada romana che da Milano porta ad Aquileia.

I reperti venuti alla luce nel luogo, anfore, olle cinerarie, fibule argentee che Tito Livio (Ab Urbe condita, libri 39 e 91), ci indica essere a simbolo di onori militari, testimoniano la presenza dei Romani sul territorio già dal II secolo a.C. Fino a tempi relativamente recenti era ritenuto un “vicus” romano di prima dell’impero, un remoto villaggio già della Gallia Cisalpina, ma in realtà sarebbe stato di notevole importanza strategica. Sarebbe altrimenti difficilmente comprensibile il sepolcro di Caio Asinio, celebre personaggio di rilievo politico dell’epoca di Cesare, testimoniata dal ritrovamento nel 1849 in località Cascina Lupa, di olla cineraria accanto ad anfora con l’epigrafe in caratteri capitali usati tra il I sec. a.C. e il III d.C., di cui l’iscrizione dedicata:

DI. XV. KAL.  QT.
CÆX. IULIU. IV COS.
K. AASIN. CINIS. DS. R.

che tradotta significa: “nel giorno 15 prima delle calende di Quintile (17 giugno), nel 4° consolato di Giulio Cesare (45 a.C.), le ceneri di Caio Asinio furono seppellite e dedicate secondo il rito”.

In data recente, (1955) è venuta alla luce una tomba ricca di vasellame in terracotta, di lucerna a volute con scritte, e Bacco che con il classico tirso tiene a bada la pantera, accanto all’albero di vite, caro al culto di Dionisio. Ancora più recente il ritrovamento nelle campagne di Cernusco di un

balsamario in vetro, in voga nel costume dei pagani, prodotto con la tecnica del vetro a soffio introdotta nel I sec d.C., che sostituiva la colatura a caldo di materiale vitreo posizionato su apposite forme polverizzabili.

Con la “Lex Roscia” la regione ottiene la cittadinanza romana nel 49 a.C. Il sito fu anche dei Celti, a ricordo dei quali il centro della città è ornato da una scultura bronzea accanto a due menhir.

In epoca longobarda Cernusco è feudo della regina Teodolinda, e su decisione di re Berengario I, incoronato re d'Italia, concede il territorio di Cernusco alla Basilica di Monza.

Nel XIII sec, diviene feudo dei Torriani, e come tale è baluardo nelle lotte contro i Visconti, loro acerrimi avversari, e che avevano anche l’appoggio degli Svevi. Subisce pesanti distruzioni e soccombe, tanto che il castello di Cernusco passa ai Visconti.

Nel 1475, sotto la dominazione sforzesca, viene costruito il Naviglio Martesana che dona alle terre maggior fertilità, produce un attivismo economico per la nuova via di comunicazione che facilita il commercio con i territori limitrofi, e diventa uno dei simboli stessi di Cernusco.

Successive fortunose vicende portano il territorio alla vergognosa situazione di essere messo all’asta, cui seguono angherie e soprusi.

Interessante lo stemma del Comune, che racchiude la sua storia: l’anfora romana, la linea azzurra del Naviglio, la rossa torre medievale, il verde dei campi a emblema di territorio agricolo.

Ho raccontato un po’ di storia del posto, perché nel percorrere il Campo mi sembrava di avvertirne la presenza di questo passato, grazie anche a Fabio Grandini, gradevole compagno di gioco.

La gara, combattuta , ha visto vincitore nel netto di 1^ categoria BEPPE NEGRI del Foro di Parma con 33 punti stableford, in seconda MAURIZIO TREZZI (Eurosport) con 36, e nel lordo ANDREA RONCHI (Golf & Turismo) con 22; nella categoria amici FABRIZIO BOTTAZZIN (I Salici), che con i suoi 35 punti ha sbaragliato anche gli indigeni. Generoso come sempre lo sponsor “Diavolina”, prodigo di doni per tutti.

Paolo Pilla


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