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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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Tutti assolti i quattro professionisti dell'ospedale di Oderzo sotto inchiesta

NEONATO MORTO: UN PERIZIA HA SCAGIONATO L'EQUIPE MEDICA

Erano chiamati a rispondere del reato di aborto colposo



ODERZO
- (gp) Tutti assolti per non aver commesso il fatto. Questo l'esito del processo a carico dell'equipe medica composta da Gianandrea Bressan, Donato Di Nunno, Angela Perin e Simona Qualizza, difesi dagli avvocati Piero Pignata, Federico Vianelli e Massimo Sonego, finita sotto inchiesta per rispondere del reato di aborto colposo. A scagionare definitivamente i medici è stata la perizia medico legale disposta dal giudice Marco Biagetti, e affidata al dottor Gianni Barbuti, che aveva il compito di stabilire le cause che hanno portato al decesso di un neonato all'ospedale di Oderzo. I legali, nel corso della prima udienza nel marzo 2012, avevano sollevato una questione di legittimità legata al regime di procedibilità per disparità di trattamento nel caso dell'aborto colposo, e il giudice in quel caso inviò il dispositivo alla Corte Costituzionale affinché si pronunciasse per stabilire se la legge vigente sia o meno corretta. Istanza che venne però rigettata dalla Corte Costituzionale dicendo che il processo doveva celebrato. I fatti contestati risalivano al 3 marzo 2007. Secondo l’accusa il bambino, terzogenito di una coppia algerina, sarebbe nato vivo se i medici avessero eseguito tempestivamente un parto cesareo. La donna, per perdite di sangue, si era recata in ospedale ma era stata dimessa poco dopo con la conferma che la gravidanza non era a rischio. Meno di 24 ore dopo però ritornò in ospedale con fitte lancinanti al ventre. Il responso fu terribile: il feto era già morto. Si parlò di “probabile sofferenza fetale” e che con un parto cesareo tempestivo il bambino sarebbe nato vivo “con probabilità prossima alla certezza”. Per i medici scattò quindi d'ufficio l'accusa di “concorso e cooperazione per aver cagionato colposamente l’interruzione di gravidanza e la morte intrauterina del feto”. La perizia ha stabilito però che il feto è sempre stato monitorato e che la sofferenza è emersa soltanto dopo le 22 del 3 marzo, poco prima del decesso. L'operato dei medici è insomma risultato corretto.