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L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


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PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

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CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

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Una mostra ricorda il pittore ed incisore trevigiano a cent'anni dalla nascita

GIOVANNI BARBISAN: DIPINTI, DISEGNI, INCISIONI DAL 1931 AL 1988

L'inaugurazione venerdì 21 novembre al Museo di Santa Caterina di Treviso


(ag) A cento anni dalla nascita di Giovanni Barbisan, pittore e incisore di fama nazionale, Treviso ricorda uno dei suoi artisti più significativi dedicandogli la mostra che inaugurerà venerdì 21 novembre (ore 17.30) al Museo di Santa Caterina. “Giovanni Barbisan. Dipinti, disegni, incisioni dal 1931 al 1988” è un percorso di 140 opere curato da Eugenio Manzato, che ripercorre le diverse fasi dell'opera dell'artista trevigiano, conosciuto soprattutto come maestro dell'incisione. Ma l'intenzione dell'esposizione è quella di rivalutare la sua produzione pittorica che rivela, soprattutto nella fase più matura della sua carriera, una ricerca e una sensibilità indipendenti dalle correnti artistiche del momento. 

Giovanni Barbisan inizia prestissimo a dipingere, probabilmente grazie agli stimoli del padre decoratore, frequenta a 17 anni la Scuola libera del nudo a Venezia e l'anno seguente si iscrive all'Accademia dove apprenderà da Giovanni Giuliani la tecnica dell'incisione, che da allora porterà avanti parallelamente alla pittura.
Le prime opere degli anni '30, mostrano, in pittura, evidenti fermezze plastiche di respiro metafisico, e nelle incisioni un segno ordinatissimo e diagonale, ispirate alla tecnica tipica di Morandi e Bartolini. Appena 22enne, Barbisan partecipa alla Biennale di Venezia con un grande affresco su pannello dal titolo “I nostri migliori amici sono i rurali”, tematica ispirata al regime. E proprio alla sua attività di “frescante” è stata dedicata una sezione della mostra. Tra il 1939 e il 1940 la sua ricerca sembra orientarsi verso una pittura più vibrante, - spiega Manzato - con forme meno bloccate. Ma dovrà subire un arresto a causa della chiamata alle armi. La “crisi” è evidente dopo la parentesi della guerra: tra il 1945 e il '50, egli sperimenta una pittura di filamenti di colore con esiti quasi divisionisti,  mentre nella grafica compone per nervosi grovigli di segni che dissolvono i contorni.
L'attrazione per il naturalismo lo porterà a scelte in contrasto con le tendenze informali di quegli anni, cosicché sarà invitato alle Biennali solo come incisore.

La mostra, patrocinata dal Comune di Treviso, è visitabile fino all'1 febbraio 2015 al Museo di Santa Caterina.

Ai nostri microfoni sono intervenuti, in ordine, il curatore della mostra Eugenio Manzato, Gaddo Barbisan, figlio dell'artista e presidente dell'Archivio Barbisan Treviso, e l'assessore alla cultura di Treviso, Luciano Franchin, che in un'ottica di valorizzazione del patrimonio culturale trevigiano, colloca la mostra all'interno di un percorso che in futuro vedrà il ritorno delle grandi mostre a carattere internazionale. 

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