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Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

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PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

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AUDIO L'intervista allo scrittore trevigiano Gian Domenico Mazzocato

DELITTO SULLA COLLINA PROIBITA, IL NUOVO LEGAL THRILLER DI MAZZOCATO

Da un reale fatto di cronaca che insanguinò il Veneto a inizio '900


TREVISO - A quasi vent’anni dal suo fortunato romanzo di esordio, Il delitto della contessa Onigo, lo scrittore trevigiano Gian Domenico Mazzocato propone una vicenda accaduta su una collina trevigiana agli albori del secolo, nel profondo e miserabile Veneto che di lì a qualche anno sarebbe stato teatro del primo conflitto mondiale.
1909, nord di Treviso. Montello, la collina che, come ha detto il grande germanista Hans Kitzmüller, Mazzocato ha reso mitica grazie alla sua scrittura (Il bosco veneziano e altri testi). Ne abbiamo parlato assieme all'autore intervenuto in diretta a Buongiorno Veneto Uno, potete riascoltare l'intervista integrale.

DELITTO SULLA COLLINA PROIBITA
Edito da DBS Zanetti, questo "legal thriller" rievoca un brutale episodio di cronaca nera: la morte di un bambino, Américo Gaigher, che viene trovato impiccato ai margini del bosco dove si era recato a rubare un po’ di legna. Delitto davvero o suicidio? Oppure morte accidentale?
L’inchiesta è difficile e si dipana tra l’omertà che scatta in un borgo di poche anime perduto nella foresta collinare e l’onestà di qualche testimone che vorrebbe raccontare quanto ha effettivamente visto.
Tra l’evento e il processo trascorrono parecchi mesi. Alla fine prevalgono i “non so” e i “non ricordo”. In effetti c’è un colpevole, indicato da mille indizi e anche da qualche testimonianza che si fa largo tra le tante, troppe reticenze. Si tratta di Santo Carlassara, un uomo violento e rozzo.
I tempi fisici del romanzo sono quelli del processo. Mazzocato, come è nella sigla della sua scrittura, procede ad un racconto rapido e serrato che si fa attraverso le cronache dei giornali e il diario di don Fervido, il parroco del piccolo borgo del Santo Angelo Custode dove è avvenuto il fatto.
Don Fervido, vera voce narrante dell’evento, ha un passato avventuroso alle spalle. Ha partecipato ai moti milanesi del 1898 e ha corso gli oceani a caccia di balene. La balena, il mostro, il leviatano che lo tormenta ogni notte in sogno. È lui il tormentato ago della bilancia di questa intricata condizione.
“Non si tratta solo di fare giustizia per la morte di Abele, ma anche di capire le ragioni di Caino. Perché il giorno dopo la sentenza si torna a vivere e nella vita paesana un equilibrio di convivenza bisogna pur trovarlo”, dice Mazzocato che contestualizza l’evento facendo respirare l’atmosfera di quell’epoca.
E nel contempo, come è tipico dei suoi modi narrativi, l’autore viaggia nei miti e nelle fole della terra veneta. Glielo consente soprattutto uno straordinario personaggio, la misteriosa Maria Ultima, un po’ strega, un po’ guaritrice e soprattutto la donna che aiuta le persone in agonia a morire.
Insomma quella che i sardi chiamano accabadora, colei che fornisce l’eutanasia a chi non ha più nulla da chiedere alla vita. E un po’ tutto il romanzo si pone come riflessione sui temi della vita, della morte, della giustizia, delle pulsioni profonde dell’animo umano. Con qualche sorpresa nel finale.

L’AUTORE
Gian Domenico Mazzocato (Treviso, 1946) ha iniziato a raccontare il profondo Veneto dei miti popolari, della miseria, dell’emigrazione, dello sfruttamento, venti anni fa con Il delitto della contessa Onigo (Premio Gambrinus Mazzotti). La sua narrativa si nutre della storia della sua terra e fa di lui uno degli indagatori e dei “contafole” più autentici e acuti di quello che è diventato il NordEst. I suoi libri “veneti”: Il bosco veneziano, Gli ospiti notturni, Il caso Pavan (finalista premio Chianti), Veneto oscuro, Le colline incantate, Il vino e il miele. Mazzocato racconta poi il Veneto del primo conflitto mondiale in una sua fortunata opera teatrale, Mato de guera che in questo 2014, anno centenario, conosce repliche in tutta Italia, dopo aver rappresentato, qualche mese fa, il nostro paese al festival internazione del teatro in Iraq. Proprio in questi giorni Mazzocato è stato premiato come miglior autore contemporaneo alla rassegna di prosa di Pesaro. Mazzocato traduttore della grande storiografia latina di Tito Livio e Tacito oltre che dell’opera di Venanzio Fortunato.
È presidente emerito dell’Ateneo di Treviso, la più antica istituzione culturale della sua città. La sua opera è in www.giandomenicomazzocato.it