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Golf
PILLOLE DI GOLF/181: SUPER FRANCESCO MOLINARI, SECONDO AL PGA CHAMPIONSHIP

A Charlotte l'azzurro protagonista nel torneo dei pro Usa


TREVISO - Si è concluso il 13 agosto il 99° PGA Championship giocato al Quail Hollow Club di Charlotte, un lunghissimo Par 71 di 7.000 metri, nel North Carolina. Non potevamo trascurare questo evento, il quarto e ultimo major della stagione, con 156 giocatori, i più grandi del...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/180: MATSUYAMA "SGOMMA" CON UN TERZO GIRO RECORD

Il giapponese vince la sfida tra campioni al Wgc Bridgestone Championship


TREVISO - Si gioca al Campo Sud del Firestone CC, un Par 70 di Akron nell’Ohio, il Wgc Bridgestone Championship Invitational, terzo dei quattro tornei stagionali del World Golf Championship che anticipa di una settimana il PGA, il Campionato Professionisti Americano, che sarà...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/179: THE OPEN

Il trionfo di Jordan Spieth che vice il terzo major stagionale


GRAN BRETAGNA - The Open Championship o semplicemente The Open, è il British Open, che così vien chiamato solo fuori del Regno Unito. È la competizione golfistica tra le più importanti, la più longeva, ha storia di tre secoli. È l’unico dei quattro...continua

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A tre anni dai fatti il killer rimane senza volto, anche se la Procura ha il suo dna

OMICIDIO SIMONETTO: IL FASCICOLO È STATO ARCHIVIATO

Il 49enne di Farra di Soligo venne assassinato il 7 febbraio 2012


PIEVE DI SOLIGO – (gp) Mancava soltanto l'atto formale. Il fascicolo relativo all'omicidio di Emanuele Simonetto è stato archiviato dal gip di Treviso. A poco più di tre anni dal delitto, gli inquirenti non sono riusciti a definire il movente, a trovare l'arma del delitto, ma soprattutto a incastrare l'assassino. Il killer del 49enne di Farra di Soligo, caporeparto dell'Arpa Verniciature di Pieve, ammazzato nella serata del 7 febbraio 2012 nel piazzale dell'azienda in cui lavorava, rimane dunque senza un volto e un nome. A meno che sviluppi futuri e inattesi possano portare alla riapertura del caso. In realtà tutto quello che si poteva fare è stato fatto. Sono state interrogate oltre 300 persone, analizzata ogni singola chiamata effettuata da Simonetto nei due anni precedenti l'omicidio, controllati più di 80 profili di dna tra le centinaia di persone che hanno avuto anche un singolo contatto con la vittima. E poi il capitolo armi: perizie balistiche e tecniche sui frammenti di proiettile trovati nel corpo di Simonetto per poter escludere il maggior numero di fucili che potrebbero aver esploso i colpi, per arrivare a un range di 30 modelli che rimane comunque troppo ampio. Il traguardo però sembrava vicino: tre faldoni di documenti, testimonianze, video delle telecamere di sorveglianza, intercettazioni telefoniche e ambientali avevano (e hanno) bisogno soltanto della “parola chiave” per decriptare una mole immensa di dati. E pensare che il dna del killer è già in possesso degli inquirenti, così come le immagini dell'auto dell'assassino (anche se sgranate) riprese da una telecamera nascosta di un'azienda di via Pascoli, nei pressi della Mistral, sia il giorno dell'omicidio che nei tre precedenti. Si sa che il killer ha fabbricato da solo i proiettili e ha sparato con un fucile da caccia modificato artigianalmente per non far cadere i bossoli. E infine c'è la traccia biologica lasciata sugli occhiali della vittima. Tanti indizi ancora scollegati tra loro, per quello che assomiglia sempre più a un delitto perfetto.