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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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Condannato per bancarotta fraudolenta Francesco Ferrazzano

DITTE SVUOTATE PER FARLE FALLIRE: CINQUE ANNI

I tre coimputati avevano patteggiato la pena nel febbraio 2013


CAERANO SAN MARCO - A distanza di oltre un anno e dieci mesi dal patteggiamento dei suoi tre presunti “sodali”, è stata pronunciata ieri mattina la sentenza del processo a carico di Francesco Ferrazzano, il 65enne di Foggia che era chiamato a rispondere dei reati di bancarotta fraudolenta e truffa. L'uomo, per cui il pm Iuri De Biasi aveva ipotizzato una pena finale di sette anni di reclusione, è stato condannato dal Tribunale di Treviso a cinque anni. Ferrazzano era considerato dagli inquirenti il boss della banda che, attraverso un prestanome, avrebbero controllato sette aziende tra la Marca e la provincia di Foggia avendo come unico scopo quello di fare acquisti di beni (elettrodomestici, auto ma anche legname) senza poi pagarli o versando assegni scoperti. Nel febbraio dello scorso anno, di fronte al gup Silvio Maras, erano invece comparsi Giuseppe Nunzio Santoro, anche lui foggiano di 55 anni e considerato il prestanome, che aveva rimediato una pena di un anno, quattro mesi e venti giorni di reclusione, Potito Giannuario, 65enne di Foggia che aveva invece patteggiato tre anni, e Claudio Dametto, 55enne di Caerano San Marco che aveva raggiunto un accordo con il pubblico ministero per una pena finale di due anni e quattro mesi. Secondo la Procura di Treviso i quattro, in concorso tra loro e con diversi ruoli nella vicenda incriminata, avrebbero beffato circa una settantina di fornitori sparsi in tutto il nord Italia. Gli uomini della Guardia di Finanza, che ha condotto le indagini, il 23 febbraio del 2013 avevano stretto le manette ai polsi del prestanome a cui risultavano intestati tutti gli atti riguardanti le sette ditte utilizzate dalla banda, fatte nascere nel 2007 e poi fallite tutte nel corso del 2010. Le indagini successive delle Fiamme Gialle avevano dimostrato che Santoro, in realtà, sarebbe stato soltanto una pedina mossa da altre persone. Tre mesi più tardi, il 23 maggio 2013, i finanzieri erano riusciti a risalire all'identità di queste persone e, dopo aver ottenuto il via libera del gip, avevano eseguito le ordinanze di custodia cautelare a carico di Ferrazzano, Dametto e Giannuario.