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Golf
PILLOLE DI GOLF/200: DUSTIN JOHNSON CAMPIONISSIMO ALLE HAWAII

Il numero uno del ranking trionfa nel Sentry Toornament


TREVISO - Siamo ormai all’undicesimo torneo del PGA americano 2018, il Sentry Tournament of Champions, che si è giocato negli Stati Uniti al Plantation Course di Kapalua, da 4 al 7 gennaio. È l’undicesimo, giacché la prima gara della stagione, il Safeway Open,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/199: NEL 2018 L'OPEN D'ITALIA SUL LAGO DI GARDA

Novità di fine anno dal universo dei green italiani


TREVISO - Notizie che ci sono pervenute negli ultimi giorni e che val la pena di commentare. Cominciamo con l’Open d’Italia. Il 75° open d’Italia, la massima manifestazione nazionale di golf, non si giocherà nel 2018 al Golf Milano, bensì al Gardagolf country...continua

Golf
PILLOLE DI GOLFF/198: SI CONCLUDE IL CIRCUITO EUROPEO FEMMINILE

La protesta delle giocatrici: "Discriminate rispetto ai maschi"


Oggi parliamo di donne, di queste abili signore che si impegnano oltre misura alla ricerca del successo in Campo. A dire il vero, sono arrabbiate le golfiste europee, per la discriminazione che subiscono nel confronto con i maschi. Non conosco i motivi che generano questa scarsa considerazione, non...continua

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Oggi principale via di trasmissione i rapporti sessuali

IN VENT'ANNI, IN VENETO, QUASI 3.700 CASI DI AIDS

Morto il 67% dei malati, ma da due anni nessun decesso


TREVISO - Dal 1984 a dicembre 2014 i casi di Aids in Veneto sono stati 3.696, dei quali 2.502 deceduti con una letalità complessiva del 67,7%, più forte fino alla prima metà degli anni ’90 e poi in calo dall’introduzione (nel 1996) della terapia “Haart”. A dicembre 2014 si stima che i casi “prevalenti” (presenti e viventi in Veneto) siano 1.194.
Per quanto riguarda l’infezione da Hiv, dal 1988 (anno in cui la Regione Veneto, prima in Italia, istituì un sistema di sorveglianza) ad oggi in Veneto sono state segnalate 12.685 nuove diagnosi. Dal 2002 al 2014 il numero delle nuove infezioni si è stabilizzato attorno ai 320 casi annui.
A tracciare il quadro della situazione è il nuovo Rapporto Aids-Hiv, realizzato a cura del Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica della Regione, e diffuso in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, in programma il primo dicembre.
Da notare che negli ultimi due anni, nel Veneto, non è stato registrato nessun decesso. Rispetto all’Aids, complessivamente il 77,4% dei casi si è verificato nei maschi. L’età media dei casi affetti da Aids è progressivamente aumentata negli anni, passando per i maschi da 33 anni nel 1990 a 42 nel 2014 (con un massimo di 47 anni nel 2013). Per le femmine l’aumento dell’età media è stata più altalenante, crescendo progressivamente dal 2010, raggiungendo un massimo di 44 anni nel 2010 ed arrivando a 40 anni per il 2014.
Se consideriamo la nazionalità, si osserva un progressivo aumento del numero di casi tra gli stranieri, correlato anche al forte movimento migratorio negli ultimi anni. Nel periodo 2000-2014 la quota media di soggetti stranieri con Aids è circa del 30%, rel 2014, il 43,1% delle nuove diagnosi ha riguardato in stranieri. All’interno del territorio regionale, le province che, nel corso del 2014, presentano il maggior tasso di incidenza di casi di Aids sono quelle di Vicenza e Verona.
Negli anni sono andate ad esaurirsi categorie a rischio come i soggetti trasfusi, gli emofilici e i bambini, mentre è progressivamente aumentata la proporzione relativa di casi attribuibili a trasmissione sessuale, che nell’ultimo quinquennio dal 2010 al 2014 è stato il fattore di rischio maggiormente presente, come indicato nel grafico sottostante. Risulta anche evidente, con la stratificazione per sesso dei fattori di rischio, come i tre quarti dei casi di nuove infezioni di HIV nelle femmine (ultimo quinquennio) siano avvenuti con rapporti eterosessuali, mentre nello stesso periodo, la percentuale maggiore per i maschi, sia legata ai rapporti omosessuali.
Le terapie messe a disposizione non sono in grado di eliminare l’infezione e portare a guarigione ma sono in grado di sopprimere completamente la replicazione del virus assicurando la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità di vita comparabile ai pari età non infetti da Hiv. Affinché questo avvenga è però necessaria una diagnosi precoce, essendo le diagnosi tardive gravate da un notevole eccesso di mortalità e morbilità. Purtroppo ancora più del 50% delle diagnosi viene effettuata tardivamente influendo negativamente nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici; un problema che è legato principalmente alla sottostima individuale del rischio di trasmissione (sottostimando la probabilità di essere state infettate, le persone non si sottopongono al test e giungono alla diagnosi solo in presenza di sintomi severi, che compaiono quando le difese immunitarie sono già molto depresse).
La maggior parte delle nuove infezioni da Hiv sono legate al comportamento delle persone infette che non essendo ancora a conoscenza della loro infezione “disseminano” inconsciamente il virus Hiv (si calcola che il 54% delle nuove infezione sia dovuto ad un 25% di persone con Hiv non ancora a conoscenza della loro infezione).