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Golf
PILLOLE DI GOLF/248: PADRAIG HARRINGTON CAPITANO DELL'EUROPA IN RYDER CUP

Nel 2020 l'irlandese guiderà il team continentale nella sfida agli Usa


ROMA - Sarà l’irlandese Padraig Harrington, a svolgere la missione di Capitano europeo alla Ryder Cup 2020, prossimo appuntamento americano fra Europa e Stati Uniti. Harrington è stato scelto da un Comitato composto dagli ultimi tre capitani del massimo circuito europeo: Paul...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/247: I CAMPIONI DEL PGA INIZIANO L'ANNO ALLE HAWAII

L'outsider Schauffele trionfa nel torneo riservato ai 37 vincitori del circuito


MAUI - Al Plantation Course di Kapalua, è andato in scena l’evento riservato alla crema del PGA, cioè ai 37 che hanno vinto un torneo nel circuito della passata stagione. Il Sentry Tournament of Champions ha luogo sempre durante la prima settimana di gennaio, sempre nel medesimo...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/19: IL MOLINETTO GOLF & COUNTRY CLUB

Dai Celti agli Sforza, a Cernusco sul Naviglio si gioca tra la storia d'Italia


CERNUSCO SUL NAVIGLIO - Quello che colpisce maggiormente arrivando al Golf Molinetto, è di trovarsi all’improvviso in una realtà che si stacca completamente da tutto ciò che la circonda: il territorio tipico della Lombardia produttiva, dove la gente è soprattutto...continua

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Oggi principale via di trasmissione i rapporti sessuali

IN VENT'ANNI, IN VENETO, QUASI 3.700 CASI DI AIDS

Morto il 67% dei malati, ma da due anni nessun decesso


TREVISO - Dal 1984 a dicembre 2014 i casi di Aids in Veneto sono stati 3.696, dei quali 2.502 deceduti con una letalità complessiva del 67,7%, più forte fino alla prima metà degli anni ’90 e poi in calo dall’introduzione (nel 1996) della terapia “Haart”. A dicembre 2014 si stima che i casi “prevalenti” (presenti e viventi in Veneto) siano 1.194.
Per quanto riguarda l’infezione da Hiv, dal 1988 (anno in cui la Regione Veneto, prima in Italia, istituì un sistema di sorveglianza) ad oggi in Veneto sono state segnalate 12.685 nuove diagnosi. Dal 2002 al 2014 il numero delle nuove infezioni si è stabilizzato attorno ai 320 casi annui.
A tracciare il quadro della situazione è il nuovo Rapporto Aids-Hiv, realizzato a cura del Settore Promozione e Sviluppo Igiene e Sanità Pubblica della Regione, e diffuso in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, in programma il primo dicembre.
Da notare che negli ultimi due anni, nel Veneto, non è stato registrato nessun decesso. Rispetto all’Aids, complessivamente il 77,4% dei casi si è verificato nei maschi. L’età media dei casi affetti da Aids è progressivamente aumentata negli anni, passando per i maschi da 33 anni nel 1990 a 42 nel 2014 (con un massimo di 47 anni nel 2013). Per le femmine l’aumento dell’età media è stata più altalenante, crescendo progressivamente dal 2010, raggiungendo un massimo di 44 anni nel 2010 ed arrivando a 40 anni per il 2014.
Se consideriamo la nazionalità, si osserva un progressivo aumento del numero di casi tra gli stranieri, correlato anche al forte movimento migratorio negli ultimi anni. Nel periodo 2000-2014 la quota media di soggetti stranieri con Aids è circa del 30%, rel 2014, il 43,1% delle nuove diagnosi ha riguardato in stranieri. All’interno del territorio regionale, le province che, nel corso del 2014, presentano il maggior tasso di incidenza di casi di Aids sono quelle di Vicenza e Verona.
Negli anni sono andate ad esaurirsi categorie a rischio come i soggetti trasfusi, gli emofilici e i bambini, mentre è progressivamente aumentata la proporzione relativa di casi attribuibili a trasmissione sessuale, che nell’ultimo quinquennio dal 2010 al 2014 è stato il fattore di rischio maggiormente presente, come indicato nel grafico sottostante. Risulta anche evidente, con la stratificazione per sesso dei fattori di rischio, come i tre quarti dei casi di nuove infezioni di HIV nelle femmine (ultimo quinquennio) siano avvenuti con rapporti eterosessuali, mentre nello stesso periodo, la percentuale maggiore per i maschi, sia legata ai rapporti omosessuali.
Le terapie messe a disposizione non sono in grado di eliminare l’infezione e portare a guarigione ma sono in grado di sopprimere completamente la replicazione del virus assicurando la sopravvivenza dei pazienti e la loro qualità di vita comparabile ai pari età non infetti da Hiv. Affinché questo avvenga è però necessaria una diagnosi precoce, essendo le diagnosi tardive gravate da un notevole eccesso di mortalità e morbilità. Purtroppo ancora più del 50% delle diagnosi viene effettuata tardivamente influendo negativamente nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici; un problema che è legato principalmente alla sottostima individuale del rischio di trasmissione (sottostimando la probabilità di essere state infettate, le persone non si sottopongono al test e giungono alla diagnosi solo in presenza di sintomi severi, che compaiono quando le difese immunitarie sono già molto depresse).
La maggior parte delle nuove infezioni da Hiv sono legate al comportamento delle persone infette che non essendo ancora a conoscenza della loro infezione “disseminano” inconsciamente il virus Hiv (si calcola che il 54% delle nuove infezione sia dovuto ad un 25% di persone con Hiv non ancora a conoscenza della loro infezione).