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Golf
PILLOLE DI GOLF/146: ARBITRI, GARA E SUMMIT A MODENA

Il resoconto dell'incontro annuale dell'Aiag


MODENA - L’ Associazione Italiana Arbitri Golf, che annovera 171 arbitri italiani, tra i quali il sottoscritto, tutti gli anni promuove un incontro tra i soci in un Campo da Golf, con l’intento di far chiarezza su qualcosa di particolare emerso nella stagione. Puntualizzare,e...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/145: ALLA DANIMARCA LA COPPA DEL MONDO

Sesta la coppia azzurra Molinari - Manassero


MELBOURNE - Completate le tappe dell’European Tour 2016, c’è ora (24-27 novembre), la 58esima edizione della Coppa del Mondo, la ISPS Handa World of Golf. Un grande torneo, completamente diverso da quelli abituali, una gara di coppia. Si gioca al Kingston Heath GC - PAR 72 di...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/144: A DUBAI IL DP WORLD TOUR CHAMPIONSHIP

Vince l'inglese Fitspatrick, ad Henrik Stenson la Race to Dubai


DUBAI - Avevamo lasciato i nostri azzurri sull’European Tour al termine del Turkish Airlines Open, con la speranza che Manassero e Paratore conquistassero in Sud Africa la carta per giocare a Dubai. Paratore ce l’ha fatta, e son contento. Manassero no, e mi dispiace. Restano quindi a...continua

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"Non ci sfuggano anche i segni di vita che il Risorto fa germogliare"

"VIVIAMO IN MEZZO A SEGNI DI MORTE"

Il messaggio pasquale del Vescovo di Treviso, Monsignor Gardin


TREVISO - Carissimi fratelli e sorelle, in occasione della santa Pasqua desidero raggiungervi, come è consuetudine, con un semplice messaggio, che accompagna il mio sincero augurio.
Il cristiano che prende sul serio la propria fede, cercandone i contenuti più veri e il significato profondo, ne scopre la bellezza soprattutto quando si accosta al “mistero della Pasqua”. Mistero non significa in questo caso enigma impenetrabile, ma realtà inesauribile, mai abbastanza compresa, di cui si possono scoprire significati sempre nuovi.
Noi non possiamo dire molto su ciò che è realmente accaduto in quel “giorno dopo il sabato”. Sta di fatto che la tomba di Gesù fu trovata vuota ed Egli, in quello stesso giorno e poi più volte nei giorni successivi, si diede a vedere ad alcune donne e ai suoi discepoli (e, secondo quanto riferisce Paolo, a più di cinquecento fratelli). Non molti anni più tardi, l’apostolo Paolo sintetizzò ciò che avvenne in quei giorni a Gerusalemme con una formula decisiva per la fede dei cristiani di tutti i tempi: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto, ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture, e apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (prima lettera ai Corinzi, 15,3-5).
È questo il “mistero”, cioè l’evento mai abbastanza compreso e vissuto, che sta al cuore della nostra fede, come sta al cuore dell’anno liturgico, che lo celebra nel cosiddetto “Triduo pasquale”. Fin dall’inizio risultò evidente che non c’è cristianesimo senza la risurrezione di Gesù. La fede è anzitutto e soprattutto una relazione, anzi un incontro decisivo, con Gesù: non semplicemente una memoria, un ricordo di quello che Lui fu, bensì incontro con il Cristo vivo. Per il cristiano, infatti, Egli non è solo “colui che visse”, ma è anche “colui che vive”. Egli è il Vivente, che dona un senso nuovo e una speranza nuova alla nostra vita. Anzi, che ci comunica, in particolare attraverso il Battesimo e l’Eucarestia, la sua stessa vita.
“Vita” è, in effetti, la parola che risuona ripetutamente nel giorno e nel tempo pasquale. E noi ci ostiniamo a ripeterla e a dichiarare che essa è la vera prospettiva che ci sta davanti, che si profila al nostro orizzonte: anche se, per qualcuno, è come una luce in fondo ad un tunnel che pare interminabile; anche se viviamo in mezzo a tanti segni di morte causata dalla malvagità umana; anche se molti ritengono che la morte - dolce o atroce, serena o tragica che sia - è comunque l’ultima definitiva parola che mette tutto a tacere.
Certo, è una strana vita, quella pasquale, perché viene, per così dire, “partorita” da una morte, da un sepolcro. In realtà è solo apparentemente strana: Gesù stesso ci fa presente che anche il grano è frutto di un chicco che, caduto a terra, muore (vangelo di Giovanni 12,24). Ci sono morti feconde, generatrici di vita: questa è un’esperienza possibile a tutti, almeno per chi non rimane incapsulato nel proprio egoismo. Sono le piccole, e talora grandi, morti della donazione di sé, del porre i bisogni degli altri prima dei propri desideri, del rinunciare a qualcosa perché l’altro si senta amato e aiutato, dell’accettare l’umiliazione spesso subìta da chi persegue, pagando di persona, la giustizia, la condivisione, la pace.
Se è vero che viviamo in mezzo a segni di morte, alcuni assai impressionanti (come gli attentati che anche in questi giorni hanno insanguinato l’Europa), vogliamo però che non ci sfuggano anche i diffusi segni di vita che il Risorto fa germogliare nel mondo. E se ascoltiamo la nostra coscienza, i nostri desideri sani, le nostre speranze più profonde, probabilmente possiamo riconoscere tali germi di vita anche dentro di noi. Tanto più se attingiamo alla fonte genuina della Liturgia, che in questi giorni ci pone a contatto in maniera unica con ciò che sta al vertice della vicenda di Gesù: quella morte-risurrezione che è il dono di una immensa Vita che si riversa sulle nostre piccole vite.
È questo l’augurio che porgo a tutti voi con grande affetto, accompagnato dalla mia preghiera: che ognuno di voi sappia fare spazio alla Vita del Risorto, riconoscendolo “morto per amore, vivo in mezzo a noi”, e ponendo nella propria storia e nel mondo efficaci e gioiosi gesti di vita.

† Gianfranco Agostino Gardin
Vescovo di Treviso