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Golf
PILLOLE DI GOLF/173: U.S. OPEN TRA SORPRESE E MONTEPREMI RECORD

Vince Brooks Koepka, dopo un'ecatombe di big


ERIN (USA) - È partito il 15 giugno dal Wisconsin, il secondo major della stagione, il più importante, l’US Open. Si è giocato sul tracciato dell’“Erin Hills”, un campo straordinario, e un ricchissimo montepremi, 12 milioni di dollari, il più alto...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/172: RENATO PARATORE NUOVA STELLA DEL GOLF ITALIANO

Il ventenne coglie il successo al Nordea Masters.


BARSEBACK - Una nuova stella si è affacciata sul firmamento del Golf italiano. Si chiama Renato Paratore; è romano, ventenne, ma ha ormai testimoniato grande talento, e un’incredibile maturità. Incisivo e determinato come un vero Campione, ha colto il successo di questa...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/171: IL TORNEO AIGG ARRIVA IN VENETO

Settima e ottava tappa a Ca' della Nave e al Montecchia


MARTELLAGO/SELVAZZANO DENTRO - Dopo i Campi romani, dopo la Felsinea, dopo la Toscana, toccava al Veneto ospitare, l’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti, nel suo tour nazionale. Lo ha fatto accogliendo nei suoi bei Campi i giornalisti, all’avvio nel “girone di...continua

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"Non ci sfuggano anche i segni di vita che il Risorto fa germogliare"

"VIVIAMO IN MEZZO A SEGNI DI MORTE"

Il messaggio pasquale del Vescovo di Treviso, Monsignor Gardin


TREVISO - Carissimi fratelli e sorelle, in occasione della santa Pasqua desidero raggiungervi, come è consuetudine, con un semplice messaggio, che accompagna il mio sincero augurio.
Il cristiano che prende sul serio la propria fede, cercandone i contenuti più veri e il significato profondo, ne scopre la bellezza soprattutto quando si accosta al “mistero della Pasqua”. Mistero non significa in questo caso enigma impenetrabile, ma realtà inesauribile, mai abbastanza compresa, di cui si possono scoprire significati sempre nuovi.
Noi non possiamo dire molto su ciò che è realmente accaduto in quel “giorno dopo il sabato”. Sta di fatto che la tomba di Gesù fu trovata vuota ed Egli, in quello stesso giorno e poi più volte nei giorni successivi, si diede a vedere ad alcune donne e ai suoi discepoli (e, secondo quanto riferisce Paolo, a più di cinquecento fratelli). Non molti anni più tardi, l’apostolo Paolo sintetizzò ciò che avvenne in quei giorni a Gerusalemme con una formula decisiva per la fede dei cristiani di tutti i tempi: «Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto, ed è risorto il terzo giorno secondo le Scritture, e apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (prima lettera ai Corinzi, 15,3-5).
È questo il “mistero”, cioè l’evento mai abbastanza compreso e vissuto, che sta al cuore della nostra fede, come sta al cuore dell’anno liturgico, che lo celebra nel cosiddetto “Triduo pasquale”. Fin dall’inizio risultò evidente che non c’è cristianesimo senza la risurrezione di Gesù. La fede è anzitutto e soprattutto una relazione, anzi un incontro decisivo, con Gesù: non semplicemente una memoria, un ricordo di quello che Lui fu, bensì incontro con il Cristo vivo. Per il cristiano, infatti, Egli non è solo “colui che visse”, ma è anche “colui che vive”. Egli è il Vivente, che dona un senso nuovo e una speranza nuova alla nostra vita. Anzi, che ci comunica, in particolare attraverso il Battesimo e l’Eucarestia, la sua stessa vita.
“Vita” è, in effetti, la parola che risuona ripetutamente nel giorno e nel tempo pasquale. E noi ci ostiniamo a ripeterla e a dichiarare che essa è la vera prospettiva che ci sta davanti, che si profila al nostro orizzonte: anche se, per qualcuno, è come una luce in fondo ad un tunnel che pare interminabile; anche se viviamo in mezzo a tanti segni di morte causata dalla malvagità umana; anche se molti ritengono che la morte - dolce o atroce, serena o tragica che sia - è comunque l’ultima definitiva parola che mette tutto a tacere.
Certo, è una strana vita, quella pasquale, perché viene, per così dire, “partorita” da una morte, da un sepolcro. In realtà è solo apparentemente strana: Gesù stesso ci fa presente che anche il grano è frutto di un chicco che, caduto a terra, muore (vangelo di Giovanni 12,24). Ci sono morti feconde, generatrici di vita: questa è un’esperienza possibile a tutti, almeno per chi non rimane incapsulato nel proprio egoismo. Sono le piccole, e talora grandi, morti della donazione di sé, del porre i bisogni degli altri prima dei propri desideri, del rinunciare a qualcosa perché l’altro si senta amato e aiutato, dell’accettare l’umiliazione spesso subìta da chi persegue, pagando di persona, la giustizia, la condivisione, la pace.
Se è vero che viviamo in mezzo a segni di morte, alcuni assai impressionanti (come gli attentati che anche in questi giorni hanno insanguinato l’Europa), vogliamo però che non ci sfuggano anche i diffusi segni di vita che il Risorto fa germogliare nel mondo. E se ascoltiamo la nostra coscienza, i nostri desideri sani, le nostre speranze più profonde, probabilmente possiamo riconoscere tali germi di vita anche dentro di noi. Tanto più se attingiamo alla fonte genuina della Liturgia, che in questi giorni ci pone a contatto in maniera unica con ciò che sta al vertice della vicenda di Gesù: quella morte-risurrezione che è il dono di una immensa Vita che si riversa sulle nostre piccole vite.
È questo l’augurio che porgo a tutti voi con grande affetto, accompagnato dalla mia preghiera: che ognuno di voi sappia fare spazio alla Vita del Risorto, riconoscendolo “morto per amore, vivo in mezzo a noi”, e ponendo nella propria storia e nel mondo efficaci e gioiosi gesti di vita.

† Gianfranco Agostino Gardin
Vescovo di Treviso