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Golf
PILLOLE DI GOLF/190: L'OPEN D'ITALIA 2017 È DA RECORD

Davanti a 73mila spettatori, vince l'inglese Hatton


MONZA - Eccoci giunti all’attesissimo evento, la manifestazione golfistica cardine sul territorio italiano! Preceduto da festeggiamenti, si è celebrato, dal 12 al 15 ottobre il 74° Open d’Italia, al Golf Club Milano. I più forti professionisti mondiali di Golf si son...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/189: CAMPI PRATICA, COLONNA PORTANTE DELLO SPORT

A Ca' della Nave il torneo dell'associazione dei club


MARTELLAGO - È con simpatia, che sabato 30 settembre il Golf Club Cà della Nave ha accolto l’Associazione Campi Pratica per una gara stableford a tre categorie, settima degli otto incontri della serie TROFEO, che a turno ogni Circolo appartenente all’associazione,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/188: TUTTO PRONTO PER L'OPEN D'ITALIA 2017

Al Parco di Monza il torneo del massimo circuito europeo


TREVISO - Il 74° Open d’Italia sta per andare in scena; è il principale evento sportivo nazionale legato alla Ryder Cup 2022, la sfida fra Europa e Stati Uniti, in programma fra cinque anni al Marco Simone Golf & Country Club. È il primo Open d’Italia con un...continua

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Al Ca' Foncello un software elabora l'immagine post intervento

TREVISO ALL'AVANGUARDIA PER RICOSTRUIRE IL SENO

Protesi avvolte in membrana anti-rigetto derivata dal maiale


TREVISO - La chirurgia e la radioterapia hanno fatto passi da gigante e l'efficacia delle cure è notevolmente aumentata negli ultimi decenni, tanto da fare del tumore al seno una delle neoplasia con il più elevato tasso di guarigione. Per molte donne, tuttavia, il dramma rischia di non finire con il termine delle terapie: l'asportazione della mammella, infatti, può comportare pesanti effetti psicologici, oltre a disagi e problemi fisici.
Proprio a Treviso è stata messa a punto un'innovativa tecnica di ricostruzione del seno, che sta dando ottimi risultati. Ad idearla, quattro anni fa, Giorgio Berna, primario della Chirurgia plastica ricostruttiva del Ca' Foncello, insieme al collega Simon Cawthorn dell'ospedale di Bristol, il Gran Bretagna. In sostanza, la nuova metodologia prevede di avvolgere la protesi in silicone in una “stoffa” di origine biologica, una membrana collagenica ricavata da tessuti dei maiali. La protesi è così accettata molto più facilmente dall'organismo, diminuendo il rischio di rigetto. “Nella tecnica tradizionale, la protesi viene posizionata al di sotto del muscolo gran pettorale, per evitare che sia in contatto diretto con il sottocute e stimoli quindi una reazione da corpo estraneo – spiega il dottor Berna – Il distacco del muscolo però provocava forti dolori, specialmente nei primi mesi dopo l'intervento. Ora, con questa nuova tecnica, possiamo posizionarla sopra il muscolo”. Ciò comporta un aspetto più naturale, anche nei movimenti, e soprattutto un recupero più rapido e meno doloroso.
Vantaggi, dunque, non solo estetici, ma anche funzionali come ribadisce il direttore generale dell'Ulss 9, Francesco Benazzi: “La tendenza attuale mira a ridurre il più possibile l’impatto psicologico della donna ed il trauma che ne deriva. Si tende ad eseguire, quando è possibile, l’intervento in un unico tempo; la paziente entra in sala operatoria con il tumore ed esce con il seno ricostruito e simmetrico”.
A Treviso ogni anno vengono effettuate circa 450 di mastectomie per carcinoma mammario. Già una cinquantina le ricostruzioni con la nuova tecnica. Ma questa non è l'unica innovazione a disposizione delle pazienti dell'ospedale trevigiano. Un sofisticato software, battezzato Chrysalis, infatti, è in grado di elaborare l'immagine finale post ricostruzione. Ciò permette al paziente di verificare se l'esito finale corrisponde alle sue aspettative, ma consente anche al chirurgo di valutare con più precisione dove e come intervenire. Il Ca' Foncello è l'unica struttura pubblica in Italia ad avere in dotazione questa tecnologia, di origine brasiliana. Oltre che nelle ricostruzione della mammaria, è molto utile anche nei traumi al volto.
Ad oggi, per il tumore al seno il tasso di sopravvivenza si attesta al 90% dei casi. “L'obiettivo è eliminare anche il restante 10% - sottolinea Benazzi -. Per fare questo è fondamentale la prevenzione. Oggi circa l'85% delle donne si sottopone allo screening: dobbiamo arrivare al 100%”. Le campagne di controllo partono dai 50 anni fino ai 74 (l'età massima è stata recentemente innalzata dai precedenti 69) e proprio per favorire le donne che lavorano gli esami vengono eseguiti anche al sabato e alla domenica.