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Golf
PILLOLE DI GOLF/147: NUOVE TECNOLOGIE, DIVERTIMENTO E SOLIDARIETÀ

Due gare speciali con Bags4dream, Fuorilimite e Par 108


MARTELLAGO - Di questi tempi, freddi e umidi, non si avverte un grosso stimolo a partecipare ad una gara di Golf, salvo che l’attrazione non sia generata dalla simpatia degli ospiti. Ecco, le persone e l’armonia tra quest’insieme di associazioni, dedite a far beneficenza...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/146: ARBITRI, GARA E SUMMIT A MODENA

Il resoconto dell'incontro annuale dell'Aiag


MODENA - L’ Associazione Italiana Arbitri Golf, che annovera 171 arbitri italiani, tra i quali il sottoscritto, tutti gli anni...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/145: ALLA DANIMARCA LA COPPA DEL MONDO

Sesta la coppia azzurra Molinari - Manassero


MELBOURNE - Completate le tappe dell’European Tour 2016, c’è ora (24-27 novembre), la 58esima edizione della Coppa del Mondo, la ISPS Handa World of Golf. Un grande torneo, completamente diverso da quelli abituali, una gara di coppia. Si gioca al Kingston Heath GC - PAR 72 di...continua

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Al fianco dei nostri parlamentari, i loro voti decidono leggi e governi, rappresentino chi li ha votati non mercati e speculazione

DEMOCRAZIA, PLURALISMO, LAVORO, RISPARMIO, CULTURA

Valori costituzionali da tutelare con i fatti, non solo a parole


Articolo 4 (II comma) della Costituzione: "Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".

Richiamandoci alla nostra Costituzione, che Roberto Benigni ha definito la più bella del mondo, ecco il comunicato inviato a tutti i rappresentanti politici del Veneto in Parlamento. Cercando di onorare utile pubblico servizio, poniamo quesiti e osservazioni, ai quali tocca a loro dare risposta concreta a tutela di democrazia, pluralismo, lavoro e risparmio. I risultati di una totale "dimenticanza" di queste insostituibili garanzie sono sotto gli occhi di tutti: le cosiddette riforme sono richieste da commissioni europee e Bce.


IN CAMPO PER DEMOCRAZIA E PLURALISMO, CON LAVORO E RISPARMIO, FONDAMENTALI VALORI COSTITUZIONALI DA TUTELARE

Benedetto Croce scriveva che gli italiani sono bravissimi a cercare il pelo nell'uovo, trovato il pelo lo mangiano e buttano via l'uovo. In Italia l'informazione ha un ruolo preponderante in questa dieta, pare si occupi e preoccupi principalmente di ricerca di peli sulle uova e buon appetito...

Un esempio di pelo riscaldato nel recente articolo a firma di un bravo professionista, apparso sui quotidiani veneti del Gruppo Finegil, di proprietà della tessera numero uno del PD, l'ing. De Benedetti. Premessa: al gruppo Espresso – La Repubblica - Finegil vanno contributi statali per ben oltre 20 milioni di euro all'anno e che, giusto per intendersi, all'Unità, organo del PD, sono stati dati di recente “solo” oltre cento milioni di euro per coprire debiti. E noi, pelo sull'uovo per fare moralismo, notizia, la vera notizia è che ci hanno già dimezzato ed ora toglieranno del tutto la contribuzione, quindi tutti licenziati.

Onorati da tanta attenzione: siamo la prova documentale di corretta e leale gestione da parte di chi opera nell'informazione. Pur non avendo contribuzioni annuali multimilionarie, ben oltre una decina tra dipendenti e collaboratori sono cresciuti con noi, diventando professionisti e ricevendo un compenso superiore al minimo sindacale. Ai nostri collaboratori sono sempre stati pagati alle tariffe stabilite dall'Ordine dei giornalisti. Spiace osservare invece che le redazioni Finegil, proprio in questi giorni, hanno scioperato perché a seguire il recente terremoto in Centro Italia è stata inviata una collaboratrice precaria. Di che cosa dovremmo sentirci in colpa? Di esserci comportati correttamente? Di essere liberi, di rappresentare democrazia e pluralismo? Di essere al servizio della gente e credere nel nostro lavoro?

Possiamo rivendicare il nostro ruolo anche per tutti coloro che operano in modo serio e professionale in questo settore: per tutto il mondo dell'informazione locale che ha diritto di avere adeguate contribuzioni per salvaguardare interessi comuni: la democrazia e il pluralismo. Vanno perseguiti i parassiti, non tolte le risorse a coloro che creano posti di lavoro e difendono democrazia e pluralismo. O siamo in dittatura.

Quello che sta succedendo al nostro paese è causato proprio dalla mancanza di una informazione libera. Tutti noi operatori dell'informazione locale rappresentiamo il complemento, l'altra voce rispetto ad un'informazione omologata, a disposizione degli interessi dei nuovi mercati della finanza, di coloro che hanno tenuto e tengono sotto scacco il mondo della politica. Noi vogliamo tutelare i nostri politici.

Ci stanno tagliando le linee telefoniche, togliendo tutto, come ai colleghi delle testate che stanno per chiudere. Ma siamo anche nelle stesse condizioni di altri “colleghi”, se così possiamo definire i 'disgraziati' azionisti, che come noi hanno riposto la loro fiducia in Veneto Banca e Popolare di Vicenza (in Veneto).

A proposito di informazione impegnata nella ricerca di peli nell'uovo: dalle testate locali dei grandi gruppi editoriali, piena attenzione alle denunce a Consoli, Zonin & C. ma nessun commento al fatto che Banca d'Italia sapeva da anni che qualcosa nei bilanci non era in regola, così hanno scritto.

Nessun approfondimento giudiziario sulle irregolarità, giusto per aiutarci a capire se il crollo del valore delle azioni e la perdita di oltre venti miliardi di euro, fosse dovuto a queste irregolarità o altro...

Indenni da indagini e responsabilità il dott. Monorchio e gli altri tecnici assunti da Banca d'Italia e venuti da Roma, eppure il tracollo di Popolare di Vicenza è stato pressoché identico a quello di Veneto Banca.

Stranamente la Procura di Roma indaga manager di periferia e non una notizia si flussi di liquidità, cioè sui tracciati dei trasferimenti di denaro contante che rendeva congruo il prezzo delle azioni. Nulla sulla fine del denaro che, sostituito dai prodotti finanziari, ha determinato il crollo di valore delle nostre azioni.

Sempre a proposito di peli nell'uovo, dove è possibile leggere approfondimenti sul fatto che i magistrati contabili della Corte dei Conti hanno ritenuto che alcune operazioni in derivati fossero “improprie”, così come la loro chiusura. Della vicenda parlò nel 2012 Orazio Carabini, proprio su “L’Espresso”. Emersero sospetti anche di una “triangolazione” con alcune banche (nazionali e locali), subentrate a Morgan Stanley. Su tutta la vicenda cadde il silenzio (a rischio le uova d'oro, più che pelo sull'uovo).

Riflettori, accesi, dalle indagini della procura regionale per il Lazio relative a 3,1 miliardi di euro versati dal ministero dell’Economia a Morgan Stanley, per l’estinzione anticipata di contratti 'swap'. Per la crisi (con spread alle stelle), S. E. il Capo dello Stato Napolitano, affidò l’incarico di salvare l’economia del paese al governo tecnico di Mario Monti. Quanto sia riuscito nell’intento il professore della Bocconi è scritto sui libri di storia. Nel suo mandato, Monti si premurò di proporre e far approvare ad un Parlamento accondiscendente (inclusi i parlamentari veneti) diverse modifiche alla Costituzione, impose una serie di norme presentandole come strumenti per salvare l’Italia dalla crisi iniziata nel 2007 (tutt’altro che condivise anche da autorevoli economisti mondiali) ma alla fine fu costretto a dimettersi.

Sull'operato del presidente Monti, anche la notizia del 12 agosto scorso, secondo cui il Supremo Giudice amministrativo ha definitivamente respinto la richiesta del giornalista Guido Romeo, di ottenere copia di 13 contratti in derivati per i quali è ancora presente la clausola di recesso anticipato, attualmente in vigore tra lo Stato italiano e banche e istituti finanziari. Lo scrive Bruno Tinti su Il Fatto quotidiano.

Franco Abruzzo, grande giornalista in pensione, pubblica nel suo sito un pezzo a cura di Pierluigi Franz: “DURO COLPO ALLE ATTESE DEI CITTADINI DI CONOSCERE QUEL CHE ACCADE NEI PALAZZI DEL POTERE”. Non esiste «un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri», ma «un insieme di diversificati sistemi di garanzia per la trasparenza», non attivabili «dalla mera curiosità del dato», ma sottoposti «alla rigorosa disamina della posizione legittimante del richiedente». Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con una recente sentenza destinata a far discutere in tema di articolo 21 della Costituzione.

E sempre dal sito di Franco Abruzzo: “TRASPARENZA NEGATA SUI DERIVATI DI STATO, ECCO LA FUTURA BATTAGLIA DEL FOIA”. Il Consiglio di Stato conferma la sentenza del Tar che nega l'accesso a un giornalista sui contratti stipulati dal Mef con 19 banche su strumenti derivati che sono potenzialmente ad alto rischio. Ma non è finita qui: con l'esecutività del Foia la battaglia per la trasparenza pubblica riparte, ecco come. - di Alessandro Longo/agendadigitale”.

Fretta di riformare la Costituzione, come quella per i nuovi consigli d'amministrazione delle banche.

Nel mentre l'informazione che risponde ai forti poteri finanziari, a quelli della burocrazia, assistiti dal voto compiacente dei nostri politici, ci alimenta con dibattiti sui peli nelle uova, loro si mangiano l'uovo o meglio le uova d'oro, galline, pollai e pollastri. Certo è che si nega il diritto alla cronaca, alle indagini, al sano giornalismo di pubblico servizio. Certo è che si nega il diritto-dovere ai giornalisti delle testate locali di fare pubblico servizio complementare. Certo è che si tolgono i contributi all'opposizione democratica.

Le contribuzioni pubbliche servono a garantire un pubblico servizio, a difendere democrazia, pluralismo, sovranità degli elettori. Devono essere destinate non solo alle testate nazionali e agli organi di partito, ma anche a tutta l'informazione locale. Devono servire a dare peso ai nostri politici.

La politica deve riprendere il proprio ruolo su burocrazia e mercati della finanza. Lo ha da poco affermato in un convegno alla Luiss anche Sergio Marchionne, amministratore delegato di FCA – Fiat, che certo non è un “populista” e ancor meno rappresenta gli interessi dell'economia reale: “Non possiamo delegare ai mercati le sorti della società – ha detto -, non hanno coscienza, non hanno morale”.

I politici veneti decidono la maggioranza; in questi ultimi tre lustri hanno dimostrato, fatti alla mano, di non rappresentare chi li ha votati, il Veneto, l'Italia, l'Unione Europea, nemmeno se stessi, ma solo e soltanto gli interessi dell'Unione monetaria europea, della BCE, dell'euro. Solo gran propugnatori di commissioni parlamentari sul ruolo dei manager periferici, eccetera... Serve aggiungere altro?

Le mamme di Plaza de Mayo hanno pacificamente fermato un sanguinario regime. Siamo oltre 200.000 soci e un gran numero di giornalisti che hanno solo il diritto al posto di lavoro. Ci faremo lealmente sentire, giusto per ricordarVi chi Vi ha votato, per verificare chi davvero rappresentate.

A sostegno di questi valori, scendo in campo civilmente, con un digiuno ad oltranza.


Roberto Ghizzo, direttore responsabile di Radio Veneto Uno organo del Movimento 'NORD EST EUROPA - veneti liberi nell'Europa de Popoli', socio fondatore di Associazione Azionisti Veneto Banca.