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Golf
PILLOLE DI GOLF/173: U.S. OPEN TRA SORPRESE E MONTEPREMI RECORD

Vince Brooks Koepka, dopo un'ecatombe di big


ERIN (USA) - È partito il 15 giugno dal Wisconsin, il secondo major della stagione, il più importante, l’US Open. Si è giocato sul tracciato dell’“Erin Hills”, un campo straordinario, e un ricchissimo montepremi, 12 milioni di dollari, il più alto...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/172: RENATO PARATORE NUOVA STELLA DEL GOLF ITALIANO

Il ventenne coglie il successo al Nordea Masters.


BARSEBACK - Una nuova stella si è affacciata sul firmamento del Golf italiano. Si chiama Renato Paratore; è romano, ventenne, ma ha ormai testimoniato grande talento, e un’incredibile maturità. Incisivo e determinato come un vero Campione, ha colto il successo di questa...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/171: IL TORNEO AIGG ARRIVA IN VENETO

Settima e ottava tappa a Ca' della Nave e al Montecchia


MARTELLAGO/SELVAZZANO DENTRO - Dopo i Campi romani, dopo la Felsinea, dopo la Toscana, toccava al Veneto ospitare, l’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti, nel suo tour nazionale. Lo ha fatto accogliendo nei suoi bei Campi i giornalisti, all’avvio nel “girone di...continua

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Curto (Confagricoltura): "Qualche spiraglio, ma non basta"

ANCHE NEL 2016 NON SI PLACA LA CRISI DEL LATTE VENETO

Stalle sotto quota 3mila, ma Treviso in controtendenza


TREVISO - Anche nel 2016 non si ferma l'emorragia di stalle da latte in Veneto. Da quanto emerge dai dati di Aprolav, l’associazione dei produttori latte del Veneto, nel 2016 il numero di allevamenti in regione è sceso per la prima volta sotto quota 3000, passando dalle 3.131 stalle del 31 dicembre 2015 alle attuali 2.984. In otto mesi hanno chiuso 147 aziende, proseguendo il trend dell’anno scorso che aveva segnato la fine dell’attività per ben 431 allevamenti. E’ Vicenza a versare il maggiore tributo alla crisi, che passa da 1.009 a 965 stalle ( - 44) ; quindi Padova scende da 495 a 454 (-41), Verona da 1009 a 965 (-30), Belluno da 328 a 303 (-24), Venezia da 134 a 114 (-20), Rovigo da 37 a 35 (-2). Unica provincia in controtendenza Treviso, che resta sostanzialmente stabile a quota 529, dopo aver pagato un grave dazio nel 2015 con la chiusura di 135 allevamenti.
La situazione resta all’insegna dell’emergenza: “Siamo ancora lontani da un trend di remunerazione che consenta ai nostri allevatori di raggiungere la soglia della sopravvivenza – spiega Fabio Curto, presidente del settore lattiero caseario di Confagricoltura Treviso e Veneto -. La multinazionale Lactalis paga 30 centesimi al litro, molto lontani dai costi di produzione che vanno dai 40 ai 44 centesimi, mentre il prezzo del latte spot, venduto sfuso sul mercato libero, è di 37 centesimi. Ad aggravare il quadro è il focolaio appena esploso di Blue Tongue, la febbre catarrale che colpisce ovini e bovini, con alcuni casi di malattia che hanno interessato le province di Belluno e Treviso e che ora si è allargato al Vicentino, causando restrizioni per quanto riguarda circolazione degli animali e vendite. Non gioca a favore del settore, infine, lo stallo dei consumi dei prodotti lattiero caseari, che comporta l’accumulo di grandi quantità di formaggi invenduti nei magazzini dei caseifici”.
Qualche spiraglio di luce nel buio si comincia a intravvedere, ma è ancora troppo poco: “Il prezzo del latte spot, latte sfuso venduto sul mercato libero, ha fermato la sua discesa – riferisce Curto – e ha iniziato la risalita verso quota 40. Sta cominciando a dare frutti anche la politica di contributi della Ue mirati a contenere la produzione di latte, che sta facendo segnare un calo in alcuni Paesi grazie ai 14 centesimi pagati al litro sulla quantità ridotta. Constatiamo, però, che a distanza di un anno e mezzo dalla fine delle quote latte l’Unione europea ha aperto già due volte il portafoglio, stanziando un miliardo di euro che non è riuscito a risollevare le aziende dalla gravissima crisi che le ha colpite. Siamo passati, in definitiva, da un regime controllato e senza costi ad uno che ha fatto affondare il settore, lasciando il mercato in balia di se stesso con crollo dei prezzi e aumento dei costi di produzione. In Italia la filiera non è ancora riuscita a trovare un equilibrio, tanto che i contratti non stanno percependo il lieve aumento del latte spot"