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Golf
PILLOLE DI GOLF/235: ALLA MONTECCHIA LA COPPA DEL MONDO DI TURKISH AIRLINES

Fa tappa in Veneto il campionato amatoriale sostenuto dalla compagnia aerea


SELVAZZANO DENTRO - Con una certa curiosità ho aderito all’invito propostomi dalla compagnia aerea, di partecipare al Turkish Airlines World Golf Cup 2018, inviatomi per tramite dell’Ufficio Stampa italiano della stessa; bello, han fatto le cose molto bene, degne del Club che li...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/234: MOLINARI DECISIVO NELLA RYDER CUP

L'azzurro trascina l'Europa alla vittoria sugli Usa


PARIGI - La tanto attesa storica sfida che ogni due anni mette in competizione gli Stati Uniti d’America e il Vecchio Continente, l’unica competizione in cui l’Europa ha una propria “Nazionale”, gioca sotto un’unica bandiera. I previsti 270mila spettatori, hanno...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/233: FEDEX CUP, IL RITORNO ALLA VITTORIA DI WOODS

Tiger trionfa ad Atlanta, classifica finale a Justin Rose


TREVISO - Istituita nel 2007, la FedEx Cup è un insieme di quattro tornei settimanali del PGA Tour; è una corposa manifestazione di Golf, con il merito di aver introdotto, per prima, il sistema playoff nel golf professionistico. Le gare infatti, quattro, che sono anche la conclusione...continua

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L'allarme di Assosport: "Intervenga l'Unione europea"

SPORTSYSTEM, EXPORT VERSO GLI USA A RISCHIO CALO DEL 15%

Conseguenza delle protezionismo voluto da Trump


TREVISO - Protezionismo Usa. Luca Businaro, presidente di Assosport, l'associazione che riunisce le industrie italiane dell'articolo sportivo, molte delel quali del distretto dello sportsystem trevigiano, lancia l'allarme sugli effetti delle politiche annunciate dal neo presidente americano Donald Trump. Il rischio è di un calo del 15% dell'export del settore oltre Atlantico. “In questi giorni siamo a Monaco di Baviera per Ispo, la maggiore fiera internazionale dell’articolo sportivo - dice Businaro . Sono presenti oltre 2000 espositori, 200 italiani di cui 60 associati ad Assosport. L’ottimismo derivante dal grande fermento e dall’elevato numero di visitatori qualificati è minato dalle vicende politiche statunitensi. Gli Usa per le nostre aziende valgono circa un 30% del volume di export".
"Il presidente Trump vuole proteggere e incentivare la produzione interna - nota il leader di Assosport- e, ad oggi, non esiste produttore di articoli sportivi di dimensioni significative che abbia gli stabilimenti negli USA. Un eventuale sbarramento tramite dei dazi avrebbe conseguenze non solo per marchi UE o cinesi ma anche per le stesse Nike o Under Armour. I player a doversi confrontare con Trump sono 3: i brand Usa che producono all’estero, quelli Europei e quelli asiatici (in gran parte cinesi). Per i primi saranno le lobby interne a doversi impegnare nella logica della contrattazione, per Cina ed Europa ci sono fondamentali distinguo.
La Cina detiene il 35% del debito USA e quindi ha un forte potere contrattuale nei suoi confronti. Ha l’interesse affinché le sue merci continuino a confluire nel mercato a stelle e strisce ma contemporaneamente non può permettersi un indebolimento del dollaro (che andrebbe ad incidere negativamente sul debito)".
"L’Europa si trova all’ennesima prova di coesione ma non può prescindere dall’apertura di un tavolo diplomatico - continua Businaro -. Arrivare ad uno scontro con Trump (anche con reciproche azioni di protezionismo) significherebbe accelerare il processo di isolazionismo e lo spostamento del baricentro mondiale sul Pacifico. In questo momento ci sono forti tensioni tra il Tycoon e Angela Merkel, accusata di adottare una politica monetaria speculativa dell’Euro che agevola eccessivamente l’export verso gli Stati Uniti.
Quello che mi auspico è che si eviti lo scontro e che si metta al lavoro la diplomazia; l’Unione Europea avrà un ruolo chiave nell’immediato futuro del comparto ed è fondamentale che intervenga il Commissario della UE per l’Industria. Il nostro settore è l’unico ch
e mantiene una crescita costante dal 2007, lo scenario di un dollaro debole e l’introduzione di dazi statunitensi vorrebbero dire una contrazione del 15% dell’export sportivo verso gli Usa".