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Golf
PILLOLE DI GOLF/177: I GIORNALISTI GOLFISTI SONO SALITI IN MONTAGNA

Ad Asiago, Petersberg e St. Vigil l'"Alps tour" dell'Aigg


TREVISO - Per il secondo anno consecutivo, con l’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti ci siamo concessi un trio di gare di montagna su mete belle e impegnative, in Veneto e in Alto Adige: il Golf Asiago nell’altipiano dei Sette Comuni, il Petersberg a Monte San Pietro - Nova...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/176: IN PORTOGALLO IL CAMPIONATO EUROPEO DI GOLF PARALIMPICO

Tra i protagonisti azzurri anche Pietro Andrini di Ca' della Nave


QUINTA DO LAGO - È talvolta impressionante pensare a dove può arrivare l’essere umano con la propria volontà. Persone portatrici di gravissimi handicap, come la cecità, che riescono a praticare determinate discipline sportive, financo lo sci. In questo caso...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/175: PARLA INGLESE L'OPEN DE FRANCE

Tommy Fleetwood vince l'evento Rolex Series di Parigi


PARIGI - È partito il giorno 29 giugno a Guyancourt, al golf National nei pressi di Parigi, il maggior incontro della stagione golfistica 2017, l’evento Rolex Series del Tour europeo “Race to Dubai”, l’HNA Open de France. È una tappa importante del circuito...continua

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Non ha più voluto soffrire: si è spento lunedì a 71 anni

DINO SI "ADDORMENTA" FINO ALLA MORTE

Montebelluna, malato di sla sceglie la sedazione profonda


MONTEBELLUNA - Se n'è andato dormendo, come aveva chiesto. Dino Bettamin, macellaio di Montebelluna, si è spento nel pomeriggio di lunedì: il primo marzo avrebbe compiuto 71 anni, da cinque era malato di Sla. Non ha mai rifiuttato le cure ed, anzi, ha sempre lottato contro la terribile malattia, anche dopo essere stato dimesso dall'ospedale, continuando a vivere con grande dignità fin quando è stato possibile. Nei giorni scorsi, rendendosi conto di avere ormai poco da vivere, ha chiesto alla moglie Maria e ai figli Tommaso e Agnese gli infermieri di "Cura con cura", la società privata che si occupava della sua assistenza domiciliare, di essere sedato fino alla fine. Il suo è il pirmo caso di sedazione palliativa profonda per un malato di sla: questo metodo, di solito, è applicato per malati oncologici terminali.
La sera del 5 febbraio la Guardia medica ha aumentato il dosaggio del sedativo che già l'uomo prendeva per flebo e il giorno successivo la dottoressa dell'assistenza domiciliare ha iniziato a somministrare gli altri farmaci del protocollo. "Non ha mai chiesto di spegnere il respiratore, nonostante la legge lo consenta nei casi di sedazione profonda - riferisconono gli infermieri - anzi, lo terrorizzava l'ipotesi di morire soffocato. Ha optato per una scelta in linea con la legge, la bioetica e la sua grande fede". Ha così dormito, con brevi risvegli, i cui comunicava con i familiari attraverso il battito delle palpebre. L'ultimo di questi momenti intorno alle 16.15 di lunedì: quando la moglie lo ha rassicurato di aver fatto tutto quanto le aveva chiesto, Dino è morto.

ZAIA: "TESTAMENTO BIOLOGICO E' PRIORITA'"

"Ho il massimo rispetto della scelta di questa persona. Personalmente credo che il testamento biologico debba diventare realtà in un paese civile quale l'Italia si ritiene». Così il presidente del Veneto, Luca Zaia, sul caso di Dino Bettamin, il malato di sla trevigiano che ha avuto la sedazione palliativa nelle ultime ore prima della morte. «Fa piacere che anche il Papa - ha aggiunto Zaia - si sia espresso in quella direzione, del non accanimento nelle cure. Direi però che il testamento biologico è la condizione dirimente
per tutti questi casi".

IL PARROCO: "SI E' FATTO ACCOMPAGNARE ALLA CASA DI DIO"

“Spero di sentire solo parole di vicinanza e rispetto in questi giorni, per Dino e per tutte le persone coinvolte, non giudizi sommari. Io stesso da Dino e dal suo modo di vivere la sofferenza sono stato edificato”. Sono queste le parole del parroco del Duomo di Montebelluna, monsignor Antonio Genovese, a parlare così all’indomani della morte di Dino Bettamin.
“Ho seguito Dino in questi due anni e mezzo, da quando sono arrivato a Montebelluna – racconta il sacerdote -. Era una persona buona, che ha portato la propria sofferenza con grande coraggio, ha combattuto insieme alla moglie e ai figli, ma ultimamente soffriva moltissimo, per le crescenti difficoltà causate dalla malattia e per la perdita di alcune persone care. Di fronte a queste sofferenze crescenti e senza nessuna possibilità di migliorare, ha chiesto semplicemente di essere accompagnato attraverso il sonno verso l’incontro con il Signore, sempre sostenuto con fiducia e forza dalla sua famiglia. Era una persona di grande fede – sottolinea monsignor Genovese -, pochi giorni fa ha chiesto di ricevere il sacramento dell’Unzione degli infermi. Era lucido, abbiamo pregato insieme. Si è davvero fatto accompagnare alla Casa del Padre, con fiducia e abbandono. Non è stata staccata nessuna spina, la sedazione profonda è prevista dalle cure palliative per attenuare il dolore”.
“La morte per noi cristiani non è un rifiuto della vita, e non lo è certo stato per Dino – aggiunge il parroco, che mercoledì celebrerà il funerale di Bettamin – ma è un andare incontro al Signore. Chi gli è stato accanto ha potuto leggere, in questo suo desiderio di andare al Padre, lo stesso desiderio espresso da Giovanni Paolo II, al termine della sua vita, quel 'lasciatemi andare' frutto di fede e di abbandono nelle braccia del Signore della vita”.