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Golf
PILLOLE DI GOLF/240: A DONNAFUGATA IL CAMPIONATO INDIVIDUALE AIGG 2018

I giornalisti golfisti si sfidano in Sicilia


DONNAFUGATA - Il maltempo aveva imperversato fino il giorno prima, e continuava a devastare parte della Sicilia. Non eravamo in molti giornalisti praticanti di golf provenienti da mezza Italia, a prendere il coraggio e andar a sostenere il Campionato già da tempo programmato. Donnafugata, il...continua

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PILLOLE DI GOLF/239: DAGLI USA LA NUOVA PROMESSA AZZURRA

Virginia Elena Carta vince il Landfall Traditional


La giovane italiana Virginia Elena Carta trionfa nel Landfall Traditional, prestigioso torneo del campionato universitario americano.  È il 30° successo azzurro in campo internazionale: nuovo record in una stagione. Conosco Virginia, son passati molti anni da quando ebbi...continua

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PILLOLE DI GOLF/238: IL CAMPIONATO ITALIANO DI DOPPIO DELL'AIGG

Al club Chervò il torneo intitolato a Paolo Dal Fior


SIRMIONE - Concluso il Challenge AIGG che ci ha portato a giocare sui più bei Campi d’Italia, e insabbiata la Coppa delle Nazioni dall’esito meno brillante per la squadra dell’Italia (sesto posto), vinta dalla Germania a Villa Carolina, era ora la volta del Campionato...continua

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Allo studio, pubblicato da Narture, ha partecipato il primato Dei Tos

DECRIPTATO IL GENOMA DEI TUMORI DEL PANCREAS

Contributo trevigiano alla ricerca internazionale coordinata da Verona


TREVISO - Si apre un nuovo capitolo nella lotta ai tumori neuroendocrini del pancreas, tra i più frequenti tumori neuroendocrini con una mortalità del 60% e, secondo gli oncologi, il problema clinico più importante tra queste neoplasie. Un team internazionale multicentrico coordinato dal team veronese di Arc-Net, centro di ricerca Università di Verona e Azienda ospedaliera universitaria integrata, diretto dall’anatomopatologo professor Aldo Scarpa, ha sequenziato il genoma di questi tumori e ne ha decriptato il panorama delle mutazioni genetiche. Un lavoro che si è avvalso anche di un importante contributo trevigiano. Del gruppo fanno parte, infatti, il professor Angelo Paolo Dei Tos, primario anatomopatologo del Ca’ Foncello e docente all’Università di Padova, e la dottoressa Ivana Cataldo. La scoperta consentirà di indirizzare lo sviluppo di specifiche terapie che vadano a contrastare le diverse tipologie di alterazioni individuate. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica di livello internazionale Nature.

Lo studio è stato realizzato grazie alla collaborazione con la biobanca di Arc-Net diretta dalla ricercatrice Rita Lawlor, con i clinici dell’Istituto del pancreas dell’Aoui diretto da Claudio Bassi e dell’Oncologia universitaria veronese diretta da Giampaolo Tortora, il gruppo di Andrew Biankin, quello australiano coordinato da Sean Grimmond e il contributo dell’anatomopatologo trevigiano.

Gli scienziati hanno lavorato su 160 tumori neuroendocrini del pancreas, chiamati Net (dall'inglese Neuro endocrine tumor) del pancreas, del tipo “ben differenziato”, ovvero i più frequenti ma curabili data la lentezza del loro sviluppo. Si tratta di neoplasie che hanno un comportamento clinico imprevedibile per gli oncologi poiché variano dal benigno all’altamente maligno. “Il lavoro – spiega Scarpa - risponde alla necessità di comprendere l’aggressività dei singoli Net del pancreas. Questo per orientare il chirurgo e l’oncologo nella scelta del più corretto intervento clinico da cui dipendono la sopravvivenza a lungo termine e la qualità di vita dei pazienti. Grazie ai risultati del nuovo studio saremo in grado di suddividere i pazienti che possano trarre beneficio da una terapia aggressiva come chemioterapie, chirurgia e radioterapie, da quelli che, invece, non ne hanno bisogno limitando, così, il danno che deriverebbe da una terapia troppo aggressiva”.

“Mi congratulo vivissimamente con il professor Dei Tos e la dottoressa Cataldo – sottolinea Francesco Benazzi, Direttore generale – perché collaborando a questo studio, insieme a professionisti e ricercatori di livello eccezionale sono tra i protagonisti di un importante traguardo scientifico, facendo onore a tutta la sanità trevigiana. Mi piace sottolineare come il loro impegno non si sia dipanato in un ambiente votato solo alla ricerca ma in una struttura sanitaria dove l’impegno clinico è prima di tutto indirizzato al servizio dei pazienti. Questo è un ulteriore segno del livello qualitativo del nostro sistema sanitario. La pubblicazione sulla prestigiosissima rivista Nature conferma la rilevanza del risultato del progetto, che apre nuove prospettive cliniche, e mi compiaccio con il professor Scarpa e tutti coloro che vi hanno lavorato”.