Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/248: PADRAIG HARRINGTON CAPITANO DELL'EUROPA IN RYDER CUP

Nel 2020 l'irlandese guiderà il team continentale nella sfida agli Usa


ROMA - Sarà l’irlandese Padraig Harrington, a svolgere la missione di Capitano europeo alla Ryder Cup 2020, prossimo appuntamento americano fra Europa e Stati Uniti. Harrington è stato scelto da un Comitato composto dagli ultimi tre capitani del massimo circuito europeo: Paul...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/247: I CAMPIONI DEL PGA INIZIANO L'ANNO ALLE HAWAII

L'outsider Schauffele trionfa nel torneo riservato ai 37 vincitori del circuito


MAUI - Al Plantation Course di Kapalua, è andato in scena l’evento riservato alla crema del PGA, cioè ai 37 che hanno vinto un torneo nel circuito della passata stagione. Il Sentry Tournament of Champions ha luogo sempre durante la prima settimana di gennaio, sempre nel medesimo...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/19: IL MOLINETTO GOLF & COUNTRY CLUB

Dai Celti agli Sforza, a Cernusco sul Naviglio si gioca tra la storia d'Italia


CERNUSCO SUL NAVIGLIO - Quello che colpisce maggiormente arrivando al Golf Molinetto, è di trovarsi all’improvviso in una realtà che si stacca completamente da tutto ciò che la circonda: il territorio tipico della Lombardia produttiva, dove la gente è soprattutto...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

"Ma la vera alpinità non è retorica patriottarda"

"GLI ALPINI SONO UNICI PERCHÈ NON PENSANO DIFFICILE"

La riflessione dell'avvocato con la penna nera Andrea Arman


TREVISO - In occasione della 90esima Adunata nazionale degli alpini a Treviso pubblichiamo un commento di Andrea Arman, avvocato di Valdobbiadene, da anni impegnato nella difesa dell'identità veneta e alpino del 7°.

Nella mia vita ho fatto parecchie cose ed una di quelle di cui vado maggiormente orgoglioso è stata fare l’Alpino come Alpiere del Battaglione Alpini Feltre. Un’esperienza davvero speciale, fatta assieme a ragazzi straordinari, comandati da un uomo burbero, all’apparenza quasi demoniaco, che ha lasciato in noi Esploratori un indelebile positivo ricordo. Eravamo fieri di essere Alpieri del 7° e quando incontravamo gli altri militari delle differenti specialità capivamo che essere Alpini era una cosa diversa. Io allora ero un po’ più grande dei miei commilitoni, ed anche un poco presuntuoso, cercavo di capire cosa ci fosse di particolare che ci distingueva da fanti, genieri etc.. Volevo darmi e dare una spiegazione che fosse logica, trovare una ragione o causa alla nostra diversità; non ci sono riuscito, allora. Poi, un giorno, con una delegazione veneta, sono stato in visita al comune di Sappada – Plodn e le parole del Sindaco mi hanno aperto un nuovo occhio; il Sindaco esordiva dicendo: “a me non piace pensare difficile”. Subito non davo peso a quell’espressione, poi ha cominciato a riemergere nella mia mente, assieme ai fantastici monti pallidi ed a tante altre montagne che ho visto e camminato. Cominciavo a capire. Vicino alle nuvole, sulle terre alte, gli uomini raggiungono una diversa consapevolezza. L’uomo diventa più piccolo di fronte alla grandiosità dell’ambiente, più fragile al cospetto dei costanti pericoli, più umile nel faticare quotidiano. In tutte le montagne del mondo, l’uomo che le abita e vi vive è più uomo. E’ un uomo che pensa semplice. Ed allora, forse, ho capito perché noi Alpini eravamo e ci sentivamo diversi. Eravamo gente di montagna, non ci piaceva pensare difficile e questo ci rendeva unici.
Dopo il congedo ho cercato di mantenere vivo quel senso di particolarità, di semplicità che avvertivo quando gli altri, militari o turisti o cittadini, ci guardavano con ammirazione. Mi sono iscritto all’ANA, Associazione Nazionale Alpini. Per anni ho atteso e letto con avidità “l’Alpino” poi, piano piano, qualcosa ha cominciato a stonare. Gli articoli diventavano, numero dopo numero, celebrativi di un sentimento che non avevo conosciuto da militare e che non avevo mai avvertito in tutti quelli più vecchi di me che avevano portato il cappello in guerra ed in pace. L’esaltazione dell’Italianità, del tricolore Italiano, dell’appartenenza all’Italia e dell’Italia. Questo mi ha infastidito, non per ragioni partitiche, ma perché sono convinto che l’Alpinità, ovvero tutta quella serie di valori e quel comune sentire che rende unici coloro che hanno davvero fatto gli Alpini, sia cosa affatto diversa dagli slogan patriottardi e dalle esagerate ostentazioni di tricolori. Soffro nel vedere che, giorno dopo giorno, la politica Italiana sta strumentalizzando la più grande ed organizzata associazione d’Italia per inculcare la triste cultura del tricolore.
L’Alpinità appartiene agli Alpini, agli uomini che vivono e pensano sulle terre alte di tutto il mondo. L’Italia centra gran poco, tranne che per averne fatto morire a centinaia di migliaia nei più infernali scenari di guerra.
Andrea Arman