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Golf
PILLOLE DI GOLF/203: GARY WOODLAND È IL RE DEL PHOENIX OPEN

Vittoria allo spareggio, tra invasioni di campo e commoventi dediche


SCOTTSDALE (ARIZONA - USA) - dall’1 al 4 febbraio. È sul percorso del TPC, la sfida Waste Management Phoenix, l’Open supportato dalla Gestione dei Rifiuti, che, strano a dirsi, nell'economia dell'Arizona vale 389 milioni di dollari. Il montepremi è di 6.900.000 dollari,...continua

Cronaca
PILLOLE DI GOLF/202: AL FARMERS INSURANCE È IL GIORNO DI JASON DAY

Nel torneo al Torrey Pines si rivede anche il vero Tiger Woods


In California, nei due percorsi del Golf Torrey Pines, entrambi Par 72, si è giocato dal 25 al 28 gennaio, l’Open sostenuto dalla potente “Assicurazione Agricoltori” americana, con montepremi di 6.900.000 dollari, 1.200.000 dei quali, destinati al vincitore. Il Torrey...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/17: GARDAGOLF COUNTRY CLUB

Sulle colline attorno al lago si disputerà l'Open d'Italia


SOIANO DEL LAGO - È recente la notizia che l’Open d’Italia 2018 è stato assegnato a Gardagolf; andiamo ora a vedere dal vicino questo Club, la cui scelta è stata apprezzata dal gotha dirigenziale dell’European Tour.Di progetto squisitamente inglese (Cotton,...continua

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Cambiamento culturale promosso da normative nazionali ed europee

PROFITTI E RISPETTO SOCIO-AMBIENTALE: IL NUOVO UMANESIMO D'IMPRESA

Le aziende devono essere sempre più sostenibili


TREVISO - Il Libro verde della Commissione Europea, edito nel 2001, ha definito la Responsabilità sociale d’impresa (o in inglese Corporate social responsability) come "l'integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ambientali delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei rapporti con le parti interessate". Dieci anni dopo, nel 2011, l’Europa cambia e con la Comunicazione UE n. 681 del 2011 la definisce come “la responsabilità delle imprese per gli impatti che hanno sulla società”.

Le imprese sono responsabili dei propri impatti. Ma cosa è in pratica? Essa si traduce nell’introduzione nei processi decisionali e organizzativi di politiche aziendali che mirano alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica del fare impresa. Le imprese devono scegliere le strategie che garantiscano sì la massima redditività ma anche minori impatti ambientali e sociali del territorio di riferimento, in un’ottica di sostenibilità futura.

Questa attenzione segna (o meglio sta segnando) il passaggio dall’attenzione all’azionista al mondo dei portatori di interesse, che include anche l’azionista, ma anche i dipendenti, l’ambiente, il territorio, le isituzioni... Il passaggio è chiaro: la massima redditività deve passare anche per la sostenibilità, conciliando gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali

Un'impresa, dunque, non potrà più essere “in-sostenibile” dal punto di vista sociale ambientale, sociale ed economico e le sue strategie future devono tenere conto degli impatti della sua attività.
Lo spazio dedicato a questo nuovo approccio del fare impresa, che è in primis, culturale, è sempre più ampio: esso è cresciuto parallelamente alle crescenti complessità che il mondo economico si è trovato ad affrontare, specie dall’inizio della crisi.

In Italia, come riporta il Piano nazionale sulla Responsabilità sociale d’impresa 2012-2014, rilasciato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, questo approccio alla gestione sostenibile delle risorse "è confortato da due caratteri tipici delle imprese italiane: la capacità di radicamento e di relazione con il territorio in cui operano e la dimensione sociale in termini di relazioni industriali e impegno sociale. Oltre ad avere ricadute positive sui lavoratori e sul territorio, un corretto approccio strategico alla Corporate social responsability comporta un vantaggio per la competitività delle imprese, in termini di gestione del rischio, riduzione dei costi, accesso al capitale, relazioni con i clienti, gestione delle risorse umane e capacità di innovazione".

Parlare di responsabilità sociale di impresa in Italia è, dunque sempre più importante.
Se da un lato il Governo italiano sta rilanciando le iniziative e gli strumenti per favorire la condotta responsabile delle imprese, volute dal legislatore comunitario e internazionale in risposta alla crisi, dall’altro le stesse aziende si stanno rendendo conto che gli elementi essenziali di questa nuova cultura del fare impresa, ma soprattutto del decidere nell’impresa, favorisce il Made in Italy, rafforza e sostiene l’industria italiana nei mercati globali.

È un nuovo approccio al business che se ben strutturato e magari incentivato nelle fasi iniziali, rappresenta un veicolo di creazione di valore, a mutuo vantaggio delle imprese, dei cittadini e delle comunità.
A mio avviso, quando si parla di Responsabilità sociale di impresa si parla di un vero e proprio concetto di "Umanesimo dell’impresa".
Federica Capuzzo