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Golf
PILLOLE DI GOLF/190: L'OPEN D'ITALIA 2017 È DA RECORD

Davanti a 73mila spettatori, vince l'inglese Hatton


MONZA - Eccoci giunti all’attesissimo evento, la manifestazione golfistica cardine sul territorio italiano! Preceduto da festeggiamenti, si è celebrato, dal 12 al 15 ottobre il 74° Open d’Italia, al Golf Club Milano. I più forti professionisti mondiali di Golf si son...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/189: CAMPI PRATICA, COLONNA PORTANTE DELLO SPORT

A Ca' della Nave il torneo dell'associazione dei club


MARTELLAGO - È con simpatia, che sabato 30 settembre il Golf Club Cà della Nave ha accolto l’Associazione Campi Pratica per una gara stableford a tre categorie, settima degli otto incontri della serie TROFEO, che a turno ogni Circolo appartenente all’associazione,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/188: TUTTO PRONTO PER L'OPEN D'ITALIA 2017

Al Parco di Monza il torneo del massimo circuito europeo


TREVISO - Il 74° Open d’Italia sta per andare in scena; è il principale evento sportivo nazionale legato alla Ryder Cup 2022, la sfida fra Europa e Stati Uniti, in programma fra cinque anni al Marco Simone Golf & Country Club. È il primo Open d’Italia con un...continua

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Al forum di sabato 14 Ottobre a Ca’ del Galletto i dati dell'assemblea naz. dei CSV

RIFORMA DEL TERZO SETTORE, UN FOCUS AL MEETING DEL VOLONTARIATO TREVIGIANO

CSV studia il progetto per una casa di accoglienza per padri separati


TREVISO - In questi ultimi anni il mondo del volontariato e del non profit sta cercando di ridefinirsi in base a tre fattori principali: la crisi dei sistemi di welfare; la difficoltà di capire come sanare i bisogni e promuovere i problemi delle persone, invece di risarcirle solo economicamente; la crisi della rappresentanza.

In questo scenario si inserisce la “Riforma del Terzo Settore” la cui legge 106/2016 ha dato l’indirizzo per i decreti attuativi emanati in questi mesi, in merito al codice del Terzo Settore, le Imprese Sociali, il 5xmille, servizio civile e fondo sociale.

 

La riforma prevede, tra le altre cose, che i CSV non siano più solo al servizio delle ODV (orgnizzazione di volontariato) ma del volontariato in generale, nell’ambito di tutte le diverse tipologia di enti (ad esempio cooperative, APS e imprese sociali). Varia anche il sistema di finanziamento che farà leva su un unico fondo nazionale, mentre fino ad oggi l’amministrazione e il controllo dei finanziamenti (che derivano soprattutto dagli stanziamenti delle Fondazioni Bancarie) spettava ai Co.Ge. regionali (Comitato di Gestione) e che saranno sostituiti da un O.N.C. o O.T.C. (organizzazioni nazionali e territoriali di controllo) che nel caso Veneto coinvolgerà anche il Friuli Venezia Giulia.

 

Treviso, di fronte alle indicazioni che prevedono un CSV ogni milione di abitanti, ha sollecitato i parlamentari trevigiani a farsi carico della necessità che il CSV rimanga provinciale, per le caratteristiche legate al numero di soggetti del Terzo Settore presenti in provincia – Sottolinea Alberto Franceschini Presidente CSV Treviso – Ciò è possibile perché la norma consente delle deroghe.”

 

La riforma sarà oggetto del Meeting provinciale del volontariato, sabato 14 Ottobre a Ca’ del Galletto, con relatori l’On. Edoardo Patriarca già portavoce del Terzo Settore, Carlo Mazzini consulente enti non profit, e i docenti universitari Antonio Fici e Luca Degani.

Molto interessanti i dati emersi dall’assemblea nazionale dei CSV, che si è svolta a Roma il 30 Settembre cui ha partecipato una delegazione del CSV Treviso.

Dal 2000 al 2015 l’infrastruttura del volontariato ha sostanzialmente tenuto – sottolinea Franceschini - nonostante la crisi il numero complessivo di associazioni e volontari è rimasto relativamente stabile, anche se permane un'ombra sulla quota, che resta in calo, di chi è disposto a fare donazioni in denaro. Ma la vera fida sarà incidere sull’80 per cento dei cittadini ‘inattivi’, quelli che non hanno mai svolto alcuna attività di volontariato, né hanno mai fatto donazioni” osserva il Presidente Franceschini.

Da una ricerca effettuata su base nazionale da Riccardo Guidi, ricercatore dell’Università di Pisa, è emerso che il reddito e il titolo di studio, non sembrano influire troppo sulla frequenza dell’impegno nel volontariato. Ci sono invece alcune differenze territoriali, a parità di condizioni, una persona del sud ha il 7-8 per cento di probabilità in meno di fare volontariato rispetto a una che abita al nord. E chi vive in un comune piccola ha il 15 per cento di probabilità in più rispetto a chi sta in una grande città. Le città metropolitane disincentivano la partecipazione. Un altro elemento interessante riguarda l’opportunità di avere accesso a occasioni culturali: chi ne ha di più, ha anche fino al 35 per cento di maggiori probabilità di essere un volontario, ha spiegato Guidi, esortando i CSV e le associazioni a crearne il più possibile nell’ambito delle loro attività di animazione territoriale.

I numeri del volontariato trevigiano sono lusinghieri, così come i risultati dei progetti principali come STACCO, i “Centri Sollievo Alzheimer”, l’accordo con Ebicom per l’inserimento lavorativo, il “Laboratorio Scuola e Volontariato” e naturalmente l’Università del Volontariato.

 

Importanti anche le idee progettuali che stiamo sviluppando per i prossimi mesi, quali una casa di accoglienza per padri separati, un programma di raccolta delle eccedenze alimentari, un progetto legato alla ludopatia in collaborazione con l’Usl e un progetto per sostenere il benessere dei pre-adolescenti in ambito scolastico (dispersione scolastica, bullismo e integrazione delle diversità)

 

In Provincia di Treviso ci sono 446 associazioni di volontariato attive delle quali 350 aderenti a Volontarinsieme. L’associaizone più storica è la “San Vincenzo de Paoli” di Treviso e Vittorio Veneto, fondata nel 1950, la più giovane è l’associazione “I bambini della casa del Sorriso” di Oderzo, nata quest’anno, che si occupa di bambini con disabilità.

 

In provincia sono oltre 9.500 i volontari attivi, equamente distribuiti tra donne (52%) e uomini (48%).

Il 32% dei volontari ha tra i 50-60 anni, il 22% tra i 40-50, un altro 22% è over 60, il 15% tra i 30-40 anni e il restante 9% tra i 16-30 anni.

Il 49% dei volontari ha un diploma di scuola media superiore, il 36% un diploma di scuola media inferiore e il 15% è laureato.

Il 44% delle realtà operano nell’ambito delle donazioni, il 27% nel sociale, il 7% nella disabilità e, scendendo di percentuale, gli altri ambiti quali il servizio agli anziani, le dipendenze, la famiglia, ambiente e animali, solidarietà internazionale, cultura.

 

I volontari delle Odv hanno dedicato al volontariato circa 1 milione e 20mila ore all’anno, pari a circa 107 annue per volontario.

Il CESVI propone 13 euro come valore medio di un ‘ora di volontariato, riferendosi ai parametri indicate dalle principali agenzie di gestione raccolta fondi.

Ecco che 1milione e 20mila ore di volontariato annue, si trasformano in un valore sociale di 13 milioni 260 mila euro complessivi.