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Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/18: GOLF CLUB TRIESTE

Tra il Carso e il mare, lo storico campo del Friuli Venezia Giulia


TRIESTE - Trieste, città cosmopolita dallo spirito indomito, con qualche nostalgia dell’impero austroungarico, è città affascinante, punto cospicuo della struttura europea, adagiata sulla stretta striscia di territorio di quell’altopiano carsico a cavallo tra il...continua

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Ombre e luci della Chiesa locale all'epoca della Riforma

SACERDOTI POCO CRISTIANI NEL VENETO DEL CINQUECENTO

Il nuovo libro di Sante Rossetto indaga le sentenze contro il clero


TREVISO - Cinquecento anni fa la Riforma e qualche tempo dopo il concilio di Trento (1545-1563). Di un cambiamento, “nel capo e nelle membra”, la Chiesa aveva bisogno. Il terremoto luterano ha scosso l’Europa religiosa per i secoli futuri. Un clero pletorico, ignorante e dal comportamento scarsamente esemplare era stato, insieme con istanze teologiche e spirituali, una delle cause dell’intervento del frate tedesco.
Ma era davvero così deplorevole la situazione degli ecclesiastici agli inizi dell’era moderna? Ce lo spiega, ora, il libro di Sante Rossetto “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella repubblica di Venezia”, edito in bella veste tipografica da Canova. L’autore ha esaminato le sentenze penali emesse dal podestà di Treviso riguardanti la Marca trevigiana e le podesterie di Noale, Mestre, Bassano, Belluno, Feltre, Sacile. Dalla metà del Cinquecento ai primi decenni del Settecento sono circa trecento gli ecclesiastici finiti in tribunale con accuse di vario genere. Molti? Forse, ma si consideri che il rapporto tra fedeli e sacerdote era molto basso (uno a 140-150 nel Seicento). E inoltre studi storici sostengono che soltanto un reato su cinque finiva davanti al giudice. Negli altri casi le malefatte sfuggivano o per accordo delle parti o per minacce o per pagamento dei danni provocati.
Un clero ignorante, spesso arrogante per la sua posizione sociale predominante, spesso privo di vocazione, costretto a prendere l’abito da necessità contingenti o per costrizione sociale. Ecclesiastici troppo attenti, a cominciare dalle alte sfere, alle cose di questo mondo. Il concilio tridentino ci mise una pezza, almeno con l’istituzione dei seminari, ma il comportamento poco esemplare continuò ininterrotto per lungo tempo anche per le condizioni sociali di decenni e secoli miserabili e feroci.
Rossetto, dopo il primo capitolo in cui analizza le condizioni della Chiesa pretridentina, espone la varietà di reati compiuti dal clero iniziando dalla serie di omicidi commessi da frati e parroci. Con episodi allucinanti come prete Dalle Tavole che aveva organizzato una banda di una trentina di persone capaci di infierire sui paesi della castellana con ogni genere di misfatti. Oppure l’abate di Nervesa autore di assassini, stupri, incesto, rapine.
Il capitolo dedicato alla sessualità è riempito di ogni turpitudine, con infanticidi, inganni a deboli e inermi ragazze, cappellani troppo focosi, sacerdoti sodomiti. Continuando con gli episodi di violenza (le canoniche brulicavano di archibugi prima che di crocefissi), di risse, di rapine, furti sacrileghi per arrivare a episodi, pur limitati, di truffe e calunnie.
Ma erano davvero così i sacerdoti dell’epoca? Quelli finiti nella rete della giustizia veneziana, che rivendicava a sé e non alla Chiesa il diritto di giudicare gli ecclesiastici, certamente, se non altro per le accuse (ma alcuni sono prosciolti). Ma Rossetto non trascura i casi di violenza subita da preti forse un po’ troppo zelanti. A molti fedeli non faceva comodo sentirsi rimproverare i propri difetti. E, ancora, va rilevato che accanto alle pecore nere molti erano i frati e i preti che compivano degnamente la propria missione. Forse troppo pochi. Almeno per i criteri di riforma di Lutero. E anche per quelli dei numerosi eretici italiani che in quel secolo hanno abbandonato la propria terra per cercare un ideale più cristiano nel nord Europa.