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Golf
PILLOLE DI GOLF/243: IN AUSTRALIA LA COPPA DEL MONDO A SQUADRE

Vince il Belgio, sesta la coppia azzurra Pavan - Paratore


MELBOURNE - Ancora nel clamore del trionfo di Francesco Molinari alla Race To Dubai, i giocatori azzurri sono chiamati a un altro importante appuntamento. A Melbourne, si gioca la 59ª edizione della Isps Handa Melbourne World Cup of Golf, la Coppa del Mondo a squadre che ha luogo al...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/242: SENZA SOSTA, L'EUROPEAN TOUR RIPARTE DA HONG KONG

La prima tappa della nuova stagione all'anglo-indiano Aaron Rai


HONG KONG - Ancora in aria il fragore per il successo di Francesco Molinari, l’European Tour riparte subito per la nuova stagione 2019, come di consueto in anticipo sull’anno solare. Riprende appena una settimana dopo la conclusione del precedente torneo a Dubai, dove Francesco Molinari...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/241: MOLINARI NUMERO UNO IN EUROPA

A Dubai conclusa la stagione del circuito continentale


DUBAI - Sul percorso dello Jumeirah Golf Estates, a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, si gioca l’ultima gara stagionale, il DP World Tour Championship, che va a concludere la “Race to Dubai”, con un montepremi di otto milioni di dollari. Sono ammessi i primi sessanta della...continua

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Ombre e luci della Chiesa locale all'epoca della Riforma

SACERDOTI POCO CRISTIANI NEL VENETO DEL CINQUECENTO

Il nuovo libro di Sante Rossetto indaga le sentenze contro il clero


TREVISO - Cinquecento anni fa la Riforma e qualche tempo dopo il concilio di Trento (1545-1563). Di un cambiamento, “nel capo e nelle membra”, la Chiesa aveva bisogno. Il terremoto luterano ha scosso l’Europa religiosa per i secoli futuri. Un clero pletorico, ignorante e dal comportamento scarsamente esemplare era stato, insieme con istanze teologiche e spirituali, una delle cause dell’intervento del frate tedesco.
Ma era davvero così deplorevole la situazione degli ecclesiastici agli inizi dell’era moderna? Ce lo spiega, ora, il libro di Sante Rossetto “Preti, frati e giudici. Criminalità e clero nella repubblica di Venezia”, edito in bella veste tipografica da Canova. L’autore ha esaminato le sentenze penali emesse dal podestà di Treviso riguardanti la Marca trevigiana e le podesterie di Noale, Mestre, Bassano, Belluno, Feltre, Sacile. Dalla metà del Cinquecento ai primi decenni del Settecento sono circa trecento gli ecclesiastici finiti in tribunale con accuse di vario genere. Molti? Forse, ma si consideri che il rapporto tra fedeli e sacerdote era molto basso (uno a 140-150 nel Seicento). E inoltre studi storici sostengono che soltanto un reato su cinque finiva davanti al giudice. Negli altri casi le malefatte sfuggivano o per accordo delle parti o per minacce o per pagamento dei danni provocati.
Un clero ignorante, spesso arrogante per la sua posizione sociale predominante, spesso privo di vocazione, costretto a prendere l’abito da necessità contingenti o per costrizione sociale. Ecclesiastici troppo attenti, a cominciare dalle alte sfere, alle cose di questo mondo. Il concilio tridentino ci mise una pezza, almeno con l’istituzione dei seminari, ma il comportamento poco esemplare continuò ininterrotto per lungo tempo anche per le condizioni sociali di decenni e secoli miserabili e feroci.
Rossetto, dopo il primo capitolo in cui analizza le condizioni della Chiesa pretridentina, espone la varietà di reati compiuti dal clero iniziando dalla serie di omicidi commessi da frati e parroci. Con episodi allucinanti come prete Dalle Tavole che aveva organizzato una banda di una trentina di persone capaci di infierire sui paesi della castellana con ogni genere di misfatti. Oppure l’abate di Nervesa autore di assassini, stupri, incesto, rapine.
Il capitolo dedicato alla sessualità è riempito di ogni turpitudine, con infanticidi, inganni a deboli e inermi ragazze, cappellani troppo focosi, sacerdoti sodomiti. Continuando con gli episodi di violenza (le canoniche brulicavano di archibugi prima che di crocefissi), di risse, di rapine, furti sacrileghi per arrivare a episodi, pur limitati, di truffe e calunnie.
Ma erano davvero così i sacerdoti dell’epoca? Quelli finiti nella rete della giustizia veneziana, che rivendicava a sé e non alla Chiesa il diritto di giudicare gli ecclesiastici, certamente, se non altro per le accuse (ma alcuni sono prosciolti). Ma Rossetto non trascura i casi di violenza subita da preti forse un po’ troppo zelanti. A molti fedeli non faceva comodo sentirsi rimproverare i propri difetti. E, ancora, va rilevato che accanto alle pecore nere molti erano i frati e i preti che compivano degnamente la propria missione. Forse troppo pochi. Almeno per i criteri di riforma di Lutero. E anche per quelli dei numerosi eretici italiani che in quel secolo hanno abbandonato la propria terra per cercare un ideale più cristiano nel nord Europa.