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Golf
PILLOLE DI GOLF/211: PATRICK REED INDOSSA LA GIACCA VERDE

Lo statunitense vince l'82° Masters di Augusta


TREVISO - È l’edizione ottantadue del Masters, che data 1930; uno dei quattro maggiori campionati del Golf. Si tiene all'Augusta National, in Georgia, il Paradiso del Golf. Un Campo molto particolare, bello e difficile, massimamente rappresentato da” Amen Corner”, il tratto...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/210: A CA' DELLA NAVE BUON COMPLEANNO MAL

Gara (e festa) con protagonista il cantante dei Primitives


MARTELLAGO - A festeggiare la sua data di nascita avvenuta da qualche giorno, Mal (al secolo Paul Bradley Couling), il 28 marzo ha sponsorizzato una gara di Golf a Cà della Nave. Voleva festeggiare il suo compleanno in un Campo da Golf. La scelta del 28, a Cà della Nave, è...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/209: AL VIA IL CHALLENGE 2018 DELL'AIGG

A Roma debutta la stagione dei giornalisti golfisti


ROMA - Il debutto del challenge AIGG ha ormai una sede consolidata: la prima gara dell’anno si gioca al Marco Simone Golf and Country Club, a Guidonia, nell’ospitalità raffinata di Lavinia Biagiotti Cigna. Lavinia è la deliziosa figlia di Laura Biagiotti, la grande donna...continua

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Palladio, Vivaldi, il Galateo, la parola ciao: tanti contributi alla cultura mondiale

DA OMERO AI GIORNI NOSTRI, TRE MILLENNI DI CIVILTĄ VENETA

Ripercorriamo la storia di un territorio e del suo popolo


TREVISO - Paleoveneti o Venetici, o “Heneti” dai Latini, traduzione del greco “ Ἐνετοί”. Come riferisce Omero, il significato del nome è “degni di lode”. Sono popolo mite, antichissimo, più degli Etruschi: una popolazione indoeuropea, che aveva la sua cultura e la sua lingua, il Venetico. A detta di Strabone, “era d’ordinario di statura alta e robusta e ben proporzionata, pervenivano a età molto avanzata, che bei vecchi tra loro vedeansi, mercé il clima salubre e l’aere confacente, biondi i capelli, ma presto canuti e radi, le donne a pinguedine inclinate.” I rapporti culturali avvenivano con la Civiltà Villanoviana, la Grecia, e con l'Oriente. Testimonianze, da una ricca documentazione di ritrovamenti archeologici, che concordano con le fonti scritte. Sono più d’una le leggende sull’origine dei Paleoveneti: Con la sua opera “Geographica”, Strabone ne considera l’origine celtica, un popolo residente dal 2° millennio nella Gallia, in Armorica, l’attuale Bretagna; anche Cesare li colloca in quella regione citandoli nel “de bello gallico”. Ci sono poi le origini del lago di Costanza (chiamato un tempo Lacus Venetus), poi della Stiria, e del Baltico (la filiazione illirica ispirata a Erodoto).
A mio avviso però, l’origine maggiormente attendibile, ricca di riscontri, è quella che fa risalire la loro provenienza a una regione dell’Asia Minore, la Paflagonia, area a nord dell’attuale Turchia ai confini con la terra delle Amazzoni e dell’impero Ittita. Al tempo della guerra di Troia, una tribù che stanziava a Heracleia nei pressi del Mar Nero, capeggiata da Pilemene e con valida cavalleria, andò in soccorso ai Troiani. Il loro comandante perse la vita. A contesa di Troia quasi conclusa, il vecchio saggio Antenore suggerì ai Troiani di restituire Elena ai Greci, e questi risparmiarono a lui e a Enea, il “trattamento di guerra”. Senz’altra guida né patria gli Éneti si rivolsero all’oculato Antenore, che li fece trasferire con anche alcuni Troiani, in Tracia, poi nell’Illirico attraverso i corsi di Danubio, Sava, e Drava, da dove, alla fine del secondo millennio A C., raggiunsero l’“importuosa Italica litora”, il litorale adriatico, nei pressi di Adria e Spina. Qui si stanziarono, portando con sé la cultura del ferro appresa dagli Ittiti, e integrandosi con parte della tribù degli Euganei. La maggioranza di questi ultimi, infatti, preferì stabilirsi verso la montagna, e lasciare la pianura ai Veneti, esperti nell’addestramento di quei bianchi cavalli ovunque famosi, rispettati e sacri, tanto da provvedere alla loro sepoltura (ritrovamenti di Adria e Altino). Abili allevatori lo erano già nella loro ubertosa terra di origine, tanto che Omero ebbe a definirla “il paese delle indomite mule”. La loro cultura era articolata, erano forti, progrediti e organizzati. Oltre che abili allevatori, erano avventurosi e temerari commercianti, innovativi agricoltori, coraggiosi guerrieri. Esperti anche nell’arte idraulica, attuarono le prime opere di canalizzazione e di arginatura dei fiumi.

Maestri nelle produzioni bronzee e fittili, erano famosi in particolare nella fabbricazione delle situle. Orgogliosi e battaglieri, non cercavano lo scontro, sapevano difendere pacificamente il proprio territorio, particolarmente nei confronti dei vicini Celti, con i quali promossero l’integrazione. Così avvenne anche con i Goti, i Longobardi, i Franchi. I nuovi arrivati, sempre numericamente inferiori, assorbirono la formazione intellettuale e la lingua. Nel corso del secolo VIII a C. i Protoveneti costituirono Innumerevoli nuovi insediamenti nell’attuale Friuli con i Carni, e in Slovenia nell'antica Carantinia. Si avventurarono fino in Britannia, dove tra le altre cose, fondarono la città di Venedotia. Di qui le divertenti sceneggiate, le “battaglie” che in seconda battuta (mi si perdoni il divagare), videro Giulio Cesare affrontare Asterix e Obelix, l’invincibile coppia gallica, felice fumetto di Goscinny e Uderzo. Con gli Etruschi arrivarono nel Lazio, dove sembra abbiano contribuito a fondare Roma. Nel II sec. a.C. fondarono Aquileia, che divenne una delle città più ricche e floride dell’Italia.

Devoti di alcuni dei, in particolare della dea Rejtija, bruciavano i loro morti su pire, raccoglievano le ceneri in urne di terracotta che interravano in arche di pietra. Il tiglio era l’albero sacro attorno al quale si raccoglievano i saggi per le loro decisioni importanti. Sempre dai latini, sappiamo che avevano grande considerazione e rispetto per la donna.
uperato il primo impatto dell’insediamento, diedero origine al gruppo etnico dei Veneti. Il loro territorio di stanziamento fu la “Venetia”, che si estendeva dalle coste dell’Adriatico comprese tra il Timavo e il Po; lungo il corso del Piave arrivava al Cadore, e a occidente fino al Lago di Garda. Virgilio attribuisce ad Antenore la fondazione di Padova, ben cinque secoli prima di Roma; con Diomede fondarono Spina e anche Adria, l'importante città portuale. Nel corso del X secolo si espandono a Treviso, Oderzo e Concordia.
Dopo la caduta dell’Impero Romano, cui segue la calata di Longobardi, Ostrogoti e Unni, i Veneti si ritirano sulla costa e nelle lagune, dove fondano insediamenti e creano Venezia. La giovane Repubblica veneta diviene ben presto una potenza marittima: sottomette la costa dalmata, Creta, parte della Grecia e della Turchia. Non erano italiane l’Istria e la Dalmazia, erano Venete, e così anche Cipro, che si chiamava Famagosta: gli “Schiavoni”, i soldati Dalmati e Istriani, erano a servizio dei Veneti. Per due secoli furono la potenza commerciale più importante d’Europa, e per oltre un millennio fu esempio di buon governo per tutto il mondo: Benjamin Franklin rimase un anno a Venezia per apprendere la costituzione e la giustizia della Serenissima, e trasferirne le leggi negli USA.
Seppur reduci da due guerre mondiali sostenute a baluardo dell’Italia con migliaia di caduti, in breve tempo, per la loro natura laboriosa, dote ereditata dagli Éneti, sono riusciti a doppiare la boa, e diventare una delle regioni più benestanti e sviluppate della Nazione.
Al termine di questa sintetica storia, è il caso di riassumere alcune caratteristiche dei Veneti, popolo dalla cultura millenaria, senza pensare che questo emerga da connotazione politica, né tantomeno che significhi sminuire la grande importanza di Roma, che a pieno titolo ebbe a essere “Caput mundi”. Semplicemente, queste mie note intendono tener viva la conoscenza dei Veneti che, laborioso e mite popolo, ebbe anch’esso molti primati nella storia.
Consapevoli dell’importante civiltà veneta antecedente alla loro, i Romani non conquistarono mai i Veneti con la forza, si adattarono alla loro civiltà, e fu loro desiderio averli alleati. Con i loro soldati i Veneti respinsero Annibale, e per ben tre volte ebbero a salvare Roma: contro i Galli, e durante la guerra civile.

Tra i famosi personaggi storici veneti va ricordato lo scrittore Tito Livio (padovano), che in dieci volumi scrisse la storia di Roma (della quella ci hanno insegnato a scuola la fiaba di Romolo e Remo), in cui ci tramanda le origini del popolo veneto, e l’arrivo di Antenore. Non è da dimenticare Catullo (veronese), dal tumultuoso impeto lirico, che fu l’amante di Lesbia. E Marco Polo? Ancora oggi si cercano notizie sul suo “Milione”, relative alle civiltà che lui scoprì.

Allora vale la pena di ricordare che: furono i Veneti a inventare la prima nave con i cannoni ai lati, la (Galeazza); “l’abaco”, il testo di algebra più antico al mondo, si trova a Treviso; il primo orologio a ingranaggi fu fatto a Padova; a scoprire l’America per primi sembra siano stati i veneti, i fratelli Zeno nel 1390, prima di Colombo, il quale poté giungervi grazie alla “carta da navegar” veneta (alla biblioteca Marciana c’è il testo originale pubblicato dal pronipote Nicolò il Giovane, che descrive la navigazione dei due mercanti); il canale di Suez fu progettato dai Veneti; il primo stato al mondo ad abolire la schiavitù fu la Serenissima; per scappare all’inquisizione Galileo Galilei si rifugiò in Veneto; - il cosiddetto “Graticolato Romano”, la griglia di strade, in realtà è di origine Venetica; il famoso “Galateo” fu scritto a Treviso, sul Montello, nell’abbazia di San Eustachio.
L’elevata cultura veneta, del resto, ha dato al mondo grandi artisti tuttora celebrati: nel ‘500 abbiamo prodotto quel gigante architetto che fu Andrea Palladio: le Ville Venete sono vasta espressione di arte e civiltà; dalla tradizione arriviamo a Carlo Scarpa. Nel ‘500 Tiziano rinnovò il modo di esprimersi della pittura, portando con sè un oceano di grandi: Giorgione, Tiepolo, Tintoretto, Tiziano, Veronese. Le sculture di Antonio Canova, impareggiabile artista di Possagno, si possono trovare in tutti i maggiori musei del mondo.
E la musica? Benedetto Marcello, Salieri, Vivaldi erano veneti, il pianoforte fu inventato a Vicenza.
Il veneto è una lingua! La lingua e l’alfabeto sono stati reperiti dagli scavi effettuati a Este, ed è stata la prima lingua “volgare” dello Stivale: il primo documento si trova nel codice LXXXIX della Biblioteca Capitolare di Verona, in un misto di Veneto e Latino medioevale. la scrittura venetica fu creata, in contemporanea con l’etrusco, oltre 2500 anni fa. Si possono ammirare le tavolette bronzee atestine al museo nazionale di Este. Parecchie iscrizioni su bronzo, su pietra o sassi, si possono osservare nei musei di Padova, Pieve di Cadore, Treviso, Vicenza.
Il dialetto veneto è tanto ricco da permettere a qualsiasi espressione della lingua italiana di essere tradotta in dialetto veneto. È stato vera e propria lingua, per averne avuto la funzione: durante il periodo della Serenissima, nella diplomazia, con gli ambasciatori di tutto il mondo.
Nell’elencare i più grandi artisti veneti, non va dimenticata l’eccellenza nell’”ars amandi”: il veneto “Casanova”. Vorrei terminare queste mie riflessioni con una voce veneta, la più diffusa al mondo, entrata nel vocabolario di moltissime lingue: “ciao”.
Paolo Pilla