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Golf
PILLOLE DI GOLF/321: COSA È SUCCESSO A FRANCESCO MOLINARI?

Il campione azzurro dovrebbe tornare in campo ad agosto


LONDRA - È troppo tempo che non troviamo in campo Francesco Molinari. L’ultima volta è stato a marzo, quand’era andato a difendere il titolo nella 54ª edizione dell’Arnold Palmer Invitational, una delle più prestigiose gare del PGA Tour. Si svolgeva al...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/320 - CAMPI/28: IL GOLF CLUB FRASSANELLE

Buche lunghe nel verde dei Colli Euganei


ROVOLON (PD) - Inserito in una luminosa tenuta, il Golf Frassanelle esprime la raffinatezza del nobiluomo Alberto Papafava che nel 1860 creò questo parco nel comune di Rovolon, su un’altura situata all’estremità settentrionale dei Colli Euganei. L’aristocratico...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/319: SPETTACOLO CON GRANDI CAMPIONI ALL'RBC HERITAGE

Successo per Webb Simpson e il suo swing particolare


HILTON HEAD  (USA) - Spettacolo con grandi campioni, sul percorso dell’Harbour Town Golf Links, a Hilton Head nel South Carolina, per l'Rbc Heritage. Sono al via i primi sei giocatori del mondo, compreso ovviamente Jon Rahm, che la scorsa settimana è uscito al taglio, e ora...continua

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Oltre un centinaio di pezzi, allestiti insieme a preziosi abiti e dipinti

I RAMI FANNO TORNARE NELLA VENEZIA DEL CINQUECENTO

A Palazzo Mocenigo esposta la collezione di Elio Dal Cin


VENEZIA - L’importante raccolta di rami, corredata da una serie di antichi tessuti (stoffe dal Seicento all’Ottocento), della nota collezione dell’antiquario trevigiano Elio Dal Cin, fa bella mostra di sè nelle sale di Palazzo Mocenigo, accanto ai dipinti dei grandi del Cinquecento, che hanno dato ispirazione al genio di Jacopo Tintoretto, di cui Venezia sta festeggiando in parallelo, a Palazzo Ducale e non solo, i cinquecento anni dalla nascita (1519-1594). A Palazzo Mocenigo, Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, è stata allestita una esposizione intesa a far rivivere alcuni aspetti legati alla quotidianità dei veneziani nel XVI secolo. Non è a caso che Florio Dal Cin, figlio del noto antiquario, ha portato qui la collezione di rami. Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, era figlio di un tintore; è cresciuto quindi tra il mondo di quegli artigiani che oltre al mestiere del genitore, comprendeva ricamatrici, battirame calderai, artefici di oggetti d’uso quotidiano in rame. Ad esclusione dei palazzi nobiliari, le case nelle calli erano costruite con il piano terra adatto a ospitare piccoli laboratori e botteghe, talvolta assistiti da porticati, che permettevano l’attività anche all’esterno. Ancora oggi, a Venezia, c’è la “calle dei rameri”.
Il rame è stato il più importante metallo nell’epoca remota della storia dell’uomo, legato alle esigenze del vivere. È il metallo più antico, scoperto dopo l'oro, usato dalle popolazioni di cultura neolitica fin dal V millennio a. C. ancor prima dei Sumeri, presso i quali, la lavorazione del rame aveva raggiunto un elevato livello tecnico. Oggi, tenere in mano un oggetto di rame, soprattutto se del passato, che non ha più una valenza pratica, crea un gradevole sentire. La duttilità, e la malleabilità di questo nobile metallo ha permesso l’ottenimento di oggetti dalle varie forme, vuoi destinate a utilità, che per decorazioni: stampi, bracieri, lanterne, acquamanili, scolatoi, scaldini, secchi e secchielli, bacili, scaldamani, scaldapiedi, stemmi e piatti ornamentali, erano distribuiti nelle stanze, felice intuizione della dottoressa Chiara Squarcina, che ha appunto inteso mettere in evidenza i vari aspetti di quel contesto storico. La collezione di rami Dal Cin è molto grande, quelli oggetto della mostra, oltre un centinaio, son tutti di nobile fattura veneziana, sono oggetti d’arte. Vorrei dire ancora che quei manufatti stanno particolarmente bene nelle stanze di questo palazzo, perché ne è chiara l’impronta della vivibilità, non sempre presente nelle nobili dimore veneziane.
Sono stato alla vernice, ho goduto oltre che delle interessanti, colte spiegazioni di Chiara Squarcina dirigente nel Museo, dell’intervento di Andrea Bellieni, direttore del Museo Correr che, con dotto ma simpatico linguaggio, ha valorizzato le persone come Elio Dal Cin: con la loro infaticabile ricerca di casa in casa, han permesso che possiamo ancora godere di queste testimonianze del passato che parlano di vita, e ci fanno rivivere il tempo andato. La gente di campagna, ma anche di città, aveva sostituito con la più pratica plastica questi oggetti un tempo indispensabili, relegandoli alle soffitte. La mostra rimarrà aperta fino al 9 gennaio 2019.
Paolo Pilla