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Golf
PILLOLE DI GOLF/332: MATTEO MANASSERO TORNA ALLA VITTORIA DOPO SETTE ANNI

Il veronese si impone al Toscana Alps Open


GAVORRANO (GR) - Centoventisei concorrenti, di cui 51 italiani, erano questa settimana al Pelagone di Gavorrano (Grosseto), a disputare la 14ª edizione del Toscana Alps Open, la terza tappa stagionale dell’Italian Pro Tour. A rendere spettacolari le diciotto buche par 71 del percorso di...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/331: A VILLA CONDULMER L'OPEN D'ITALIA DEGLI HICKORY PLAYERS

Il nostro inviato al torneo con i bastoni come un secolo fa


MOGLIANO VENETO - Nel Campo da Golf di Villa Condulmer si è giocato, dal 10 al 12 settembre, il secondo Open Italia degli hickory players. Si è scelto di far concludere il secondo Open Internazionale nella giornata del 12, coincidente con il 12 settembre 1925, giorno conclusivo del...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/330: LO SPAGNOLO DE MORAL TRIONFA NEL TORNEO PIÙ ALTO D'ITALIA

Al Gc Cervino la seconda tappa dell'Italian Tour


BREUIL - Sul percorso del Golf Club Cervino, il campo più alto d’Italia a 2.050 metri di quota, si gioca il Cervino Alps Open, secondo appuntamento stagionale dell’Italian Pro Tour, circuito di gare organizzato dalla Federazione Italiana Golf. La serie di tornei è...continua

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Intervento di Teresa Merotto, segretaria Cisl Scuola

SCUOLA A PEZZI: MANCANO MILLE INSEGNANTI

Matematica, inglese e italiano le materie senza insegnanti


TREVISO. L’avvio del nuovo anno scolastico ha messo in evidenza ancora una volta gli annosi problemi che affliggono la scuola. Ha fatto clamore la notizia che dei 57.000 posti faticosamente autorizzati dal ministero del Tesoro a livello nazionale per le immissioni in ruolo, solo 25.000 sono stati assegnati a docenti con contratto a tempo indeterminato, mentre quelli rimasti vacanti (32.000) saranno ancora una volta coperti nelle scuole dai precari, con il seguito del carosello dei supplenti e della mancata continuità sugli alunni.
Anche nelle scuole trevigiane si conferma il dato nazionale. Sono 728 i posti disponibili per i ruoli che non sono stati coperti da insegnanti a tempo indeterminato: 89 alla scuola primaria, 315 alla scuola media e 324 alle superiori. Mancano 182 docenti di sostegno, oltre che docenti di italiano e matematica alle medie; matematica, italiano e inglese alle superiori.
E qui si colloca la delicata questione del precariato della scuola, che non solo non è stato ridotto, ma in questi ultimi anni è addirittura aumentato così tanto che per garantire il diritto allo studio degli alunni è stato necessario ricorrere ad una deroga al tetto massimo dei 24 mesi di contratti a termine fissato per tutti i lavoratori precari nel Decreto Dignità.
Due facce della stessa medaglia che sembrano in contraddizione, ma non lo sono per chi conosce il (mal)funzionamento del sistema scolastico italiano. Se ampliamo l’orizzonte di analisi scopriamo infatti che quello descritto non è un male incurabile, ma il risultato di una mancata programmazione a medio-lungo termine delle politiche sul personale di questo importante settore della pubblica amministrazione.
I governi e i ministri che si sono succeduti nell’ultimo decennio (Gelmini, Profumo, Carrozza, Fedeli) si sono sbizzarriti in riforme “epocali”, in concorsi per il reclutamento dei docenti con requisiti di ammissione ed esiti ogni volta diversi (concorsi abilitanti, non abilitanti, selettivi, non selettivi…) nonché in politiche miopi di spending review, che non hanno prodotto risultati e non hanno portato miglioramenti.
Per non parlare poi dei contingenti di posti messi a concorso, assolutamente lontani dal numero di posti vacanti, dalle proiezioni dei pensionamenti e quindi dal fabbisogno reale delle scuole.
Per arrivare al paradosso attuale: dopo anni di tagli lineari e di blocco del turn over, finalmente i contingenti per le assunzioni sono stati rimpinguati, ma i posti non vengono coperti da personale fisso e rimanendo vacanti saranno assegnati a personale con contratto precario. Perché?
Vale il vecchio adagio del mancato incontro tra domanda ed offerta. Abbiamo avuto il sospetto in questi anni che il ministero dell’Istruzione e quello dell’Economia non avessero la fotografia vera della situazione relativa al fabbisogno per i vari ordini di scuola e che i posti destinati alle immissioni in ruolo rispondessero ad altre priorità come, ad esempio, lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, le cosiddette Gae, allo scopo di annullare le sanzioni europee previste per l’Italia per abuso di contratti a termine. Ed ora il sospetto è diventato una certezza.
L’andamento delle nascite e delle iscrizioni a scuola e il numero dei pensionamenti devono essere le variabili che determinano gli organici delle scuole, la programmazione dei posti per i corsi universitari per diventare insegnanti o docenti specializzati per il sostegno e l’attivazione di corsi e concorsi per l’abilitazione all’insegnamento e/o l’accesso ai ruoli.
Non si può continuare con l’adozione di provvedimenti estemporanei dettati dalle emergenze vere o di consenso. E la cronaca di questo anno, con la drammatica vicenda delle diplomate magistrale, è lì a dimostrare la mancanza di politiche di programmazione sul personale della scuola.
Le regole per il reclutamento degli insegnanti non possono dipendere dalle altalenanti sentenze dei giudici. C’è bisogno di chiarezza: i giovani che scelgono la professione di insegnante devono sapere qual è il percorso da fare. L’incertezza sui requisiti di accesso ha creato in questi anni un vero e proprio “ricorsificio”, un mercato dei ricorsi che ha fatto la fortuna di tanti studi legali, ma non ha contribuito a risolvere il problema.
E che dire poi della drammatica situazione della carenza di dirigenti scolastici e di direttori dei Servizi amministrativi che costringe chi è in servizio a doppi incarichi (reggenze) per coprire le posizioni apicali delle istituzioni scolastiche?
La realtà è che sono mancate e continuano a mancare all’appello una vera politica del personale e una visione di sistema in un settore considerato - purtroppo solo a parole - strategico per un Paese che vuole uscire dalla crisi economica e intende fare dell’innovazione uno dei fattori cruciali per la crescita e lo sviluppo. Garantire l’istruzione è una priorità politica, ha affermato il Presidente Mattarella, considerato che ogni risorsa destinata alla scuola e alla ricerca ritorna con gli interessi alla società.
Per questo la scuola non può e non deve essere lasciata alla mercé di politiche che hanno il limitato orizzonte della vita di una maggioranza di Governo. L’attuale ministro ha assicurato di non voler fare come i suoi predecessori e sfornare l’ennesima riforma, ma che è sua intenzione porre rimedio alle tante criticità emerse dalla Buona Scuola renziana. Ciò però non tranquillizza chi ha a cuore il funzionamento delle scuole perché urgono interventi di sistema almeno sul fronte della gestione degli organici e politiche di lungo respiro sul reclutamento.
Occorre però che la politica, almeno nei settori cruciali per il Paese, abbia la consapevolezza di svolgere un incarico pro tempore e agisca non inseguendo il facile consenso, ma avendo come obiettivo il bene della scuola, di chi ci lavora, degli studenti e delle loro famiglie.


Teresa Merotto
Segretario Generale Cisl Scuola Belluno Treviso