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Golf
PILLOLE DI GOLF/240: A DONNAFUGATA IL CAMPIONATO INDIVIDUALE AIGG 2018

I giornalisti golfisti si sfidano in Sicilia


DONNAFUGATA - Il maltempo aveva imperversato fino il giorno prima, e continuava a devastare parte della Sicilia. Non eravamo in molti giornalisti praticanti di golf provenienti da mezza Italia, a prendere il coraggio e andar a sostenere il Campionato già da tempo programmato. Donnafugata, il...continua

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PILLOLE DI GOLF/239: DAGLI USA LA NUOVA PROMESSA AZZURRA

Virginia Elena Carta vince il Landfall Traditional


La giovane italiana Virginia Elena Carta trionfa nel Landfall Traditional, prestigioso torneo del campionato universitario americano.  È il 30° successo azzurro in campo internazionale: nuovo record in una stagione. Conosco Virginia, son passati molti anni da quando ebbi...continua

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PILLOLE DI GOLF/238: IL CAMPIONATO ITALIANO DI DOPPIO DELL'AIGG

Al club Chervò il torneo intitolato a Paolo Dal Fior


SIRMIONE - Concluso il Challenge AIGG che ci ha portato a giocare sui più bei Campi d’Italia, e insabbiata la Coppa delle Nazioni dall’esito meno brillante per la squadra dell’Italia (sesto posto), vinta dalla Germania a Villa Carolina, era ora la volta del Campionato...continua

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L'alleme dei geologi: "Noi come allora siamo inascoltati"

"IL VAJON NON HA INSEGNATO NULLA"

L'accusa: "In Italia si continua a morire per un’alluvione"


BELLUNO. Erano le 22.39 del 9 ottobre del 1963 quando 263 milioni di metri cubi di roccia si staccarono dal monte Toc precipitando nel bacino creato dalla diga del Vajont e sollevando un'ondata gigantesca, alta 260 metri, causando la morte di 1917 persone. “Il disastro del Vajont costituisce la fotografia di un Paese miope dal punto di vista della prevenzione e della valorizzazione delle professionalità. I geologi di allora furono inascoltati esattamente come oggi, a distanza di 55 anni, si continua a maltrattare il territorio e a sfidare le forze della natura con il cemento e la perfezione teorica, in accordo con l’approssimazione politica e l’arroganza di chi continua a non voler risolvere il problema alle sue origini”. Con queste parole Domenico Angelone, Tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi, ricorda il disastro ambientale e umano più drammatico dal dopoguerra ad oggi, quando, per eccesso di superficialità nell’ignorare gli studi geologici, che dichiaratamente ritenevano la realizzazione della diga non realizzabile per le precarie condizioni morfologiche dei versanti, una frana immensa si riversò nell’invaso facendo tracimare milioni di metri cubi di acqua che, a valle fecero 1917 morti, cancellando per sempre paesi dalla carta geografica.

“Il Vajont ha segnato nella storia d’Italia un momento di svolta - prosegue Angelone - esattamente come accadde con il terremoto dell’Irpinia del 1980 quando, lo stesso Presidente Pertini evidenziò le gravissime carenze culturali, organizzative e programmatiche di un Paese che, in entrambe le vicende, si dovette vergognare di fronte alla popolazione mondiale. Una svolta che si è palesata timidamente con interventi normativi inadeguati e tardivi, seguendo più gli eventi dettati dallo scorrere del tempo, dal boom economico degli anni ’70 e ‘80, dal progresso scientifico e tecnologico, che dalla consapevolezza di dover partire dalla conoscenza del territorio e dalle sue criticità. Culturalmente siamo rimasti ancorati alle logiche del pre-Vajont – continua Angelone -, alle stesse logiche che tendono a rincorrere l’emergenza e ad apporre pezze ancora peggiori del buco che si vuole coprire. La mancanza di cultura geologica sia nelle istituzioni che nelle leggi che esse producono, costituisce il vero cancro del Paese, come testimoniano le ultime tragedie che hanno riguardato i recenti terremoti e le recentissime alluvioni, quando, come se non bastasse, si è palesata in maniera evidente la necessità di un approccio diverso al problema”.

Non manca da parte del Tesoriere del CNG un esplicito riferimento alle recentissime Norme Tecniche per le Costruzioni 2018, impugnate dal CNG e da 13 Ordini regionali dei geologi italiani davanti al TAR Lazio. “Abbiamo da sempre evidenziato come sia le vecchie norme che quelle vigenti siano inadeguate alla salvaguardia della sicurezza dei cittadini, tant’è che, anche nei confronti dell’aggiornamento delle NTC 2018 - conclude Angelone -, siamo stati costretti ad evidenziare davanti a un Tribunale Amministrativo tutte le criticità sia giurisprudenziali sia culturali di una norma che ci riporta indietro nel tempo. È inaccettabile che la sicurezza e la prevenzione vengano ancora trattate con miopia e leggerezza, ponendo la cultura geologica come un fardello da dover sopportare di fronte alle grosse scelte di sviluppo del Paese”.

Sull’argomento interviene anche il segretario del CNG ed ex presidente dell’Ordine dei geologi della Regione Calabria, Arcangelo Francesco Violo: “Nel nostro Paese si continua a morire per un’alluvione, come è successo la scorsa settimana a San Pietro Lametino, in Calabria. I recenti eventi alluvionali registrati in Calabria, che hanno causato ancora una volta vittime e danni ingenti – afferma Violo -, hanno rafforzato l'urgenza di avviare una svolta culturale in tema di prevenzione, basata sulla conoscenza degli scenari di rischio, sui sistemi moderni e tecnologicamente avanzati di monitoraggio e sulla necessità di una corretta pianificazione delle attività di manutenzione”. Analizzando le possibili soluzioni al problema ‘dissesto idrogeologico’, il Segretario del CNG prosegue evidenziando come  sia “necessario rivedere il sistema di allertamento, prevedendo automatismi tra i livelli di allerta e la fasi operative da attivare. Non si può prescindere da un'adeguata conoscenza, anche attraverso la costituzione di presidi idrogeologici permanenti, delle peculiarità del territorio in termini di pericolosità e di rischio, così come delle effettive condizioni locali che si stanno verificando in un dato momento. Non è più possibile classificare gli eventi calamitosi, che si susseguono sempre più frequentemente, come ‘fatalità imprevedibili’: ad ogni tragedia viene sbandierata da politici e dirigenti la volontà di attivare serie politiche di prevenzione, ma poi tutto finisce nel dimenticatoio, superate le fasi di emergenza e cordoglio” – conclude il geologo calabrese.