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Golf
PILLOLE DI GOLF/299: AD ABU DHABI WESTWOOD SI IMPONE SU UN SORPRENDENTE LAPORTA

Nel torneo in vigore le norma anti-gioco lento


ABU DHABI - Sono sette gli azzurri che partecipano al Championship di Abu Dhabi, il primo degli otto tornei sponsorizzati dalla Rolex nell’ambito dell’Eurotour. Sono numerosi, i campioni che iniziano l’anno 2020 negli Emirati Arabi Uniti all’Abu Dhabi GC, con lo statunitense...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/298: DOPO LE PROTESTE POLITICHE, AD HONG KONG TORNA IL GOLF

Successo per Wade Ormsby, Andrea Pavan unico azzurro


HONG KONG - Era stato rinviato per problemi di sicurezza l'Hong Kong Open. Avrebbe dovuto prendere avvio il 28 novembre, ma i disordini legati alla difficile situazione sociale, riordiamo i continui scontri nel Paese, aveva indotto gli organizzatori ad annullare la gara. Ora questo torneo...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/297: L'ALTRA META' DEL CIELO, IL GOLF AL FEMMINILE

Ad Evian, in Francia, l'unico major "rosa" d'Europa


EVIAN  - Nel doveroso ricordo del record assoluto di vittorie in campo internazionale conquistate dagli azzurri Bertasio, Gagli, Laporta, Migliozzi, i Molinari, Paratore, Pavan nel 2019, cominciamo il 2020 dando l'onore al Golf femminile, seppur in assenza delle atlete italiane.Il Ladies...continua

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76enne ammalato dopo un'operazione nel 2011

BATTERIO KILLER AL CA' FONCELLO, PARENTI FANNO CAUSA ALLL'ULSS

La replica dell'azienda: "Non esiste correlazione"


TREVISO - Nel 2011 aveva subito un intervento al cuore presso la cardiochirurgia del Cà Foncello di Treviso. Cinque anni più tardi la comparsa del "mycobacterium Chimaera", un batterio che non ha dato scampo ad un pensionato 76 enne della provincia di Treviso. L'uomo è morto lo scorso gennaio dopo due anni trascorsi tra cliniche e ospedali. A nulla è valsa un'altra operazione al cuore, eseguita nel 2017 per asportare la valvola cardiaca che per prima si era infettata. Ora i famigliari hanno deciso di fare causa civile all'Uls trevigiana con richiesta di risarcimento dei danni. E' il secondo caso in Veneto nelle ultime settimane. Nei giorni scorsi un esposto era stato presentato a Vicenza dopo il decesso di un 66enne a causa di un'infezione causata dallo stesso batterio. I legali della famiglia trevigiana Guido Simonetti e Simone Zancani hanno incaricato un medico legale di eseguire una perizia su quanto accaduto e chiederanno anche un accertamento tecnico nei confronti dell'Uls 2 e della ditta produttrice del macchinario per la circolazione extracorporea utilizzato in molte sale operatorie delle Uls venete, macchinario dove potrebbe annidarsi il batterio killer.
Il legame tra l'utilizzio del macchinario per la circolazione extracorporea e la comparsa del Chimaera è stato accertato e reso noto nella comunità scientifica nel 2015 dopo alcuni studi comparati in Svizzera. Nel 2016 l'azienda produttrice avvisò del pericolo di contaminazione definendo anche una sorta di protocollo di sicurezza per evitare i contagi. Il 3 novembre del 2016 a Ginevra erano state presentate le nuove linee guida mondiali per la prevenzione dei siti chirurgici. Linee guida che avevano lo scopo di salvare più vite umane possibili, ridurre i costi sanitari e arrestare la diffusione dei superbatteri. Nello stesso periodo negli Stati Uniti si erano registrati alcuni decessi di pazienti prima operati al cuore e dopo morti a causa del batterio Chimaera. Le linee guida includevano un elenco di una trentina di raccomandazioni elaborate dai massimi esperti mondiali in materia.
Lo scorso 16 ottobre la Regione aveva anche emanato un decreto che comprendeva un documento tecnico di indirizzo per la prevenzione e la gestione delle infezioni da micobatterio Chimaera associate agli interventi churugici con utilizzo dei dispositivi di riscaldamento /raffreddamento.
La malattia avrebbe un'incubazione molto lunga, fino a cinque anni, anche per questo i famigliari del trevigiano morto sperano che tutte le persone operate al cuore possano sottoporsi ai necessari controlli prima che l'eventuale presenza del batterio possa avere conseguenze letali.
"Abbiamo percepito l'esigenza di questa famiglia di fare in modo che quello che è successo a loro non debba capitare ad altri - spiega l'avvocato Simone Zancani - . La particolare insidiosità di questa infezione è data dalla lunghissima latenza del batterio, percui può capitare che vi sia un'infezione che risale ad anni prima e che cominci a dare sintomi al paziente in un momento nel quale è anche psicologicamente difficile ricondurla ad un evento di molti anni prima, spesso vissuto con grande apprensione e nel momento in cui lo si supera vissuto come una cosa ormai superata".
"Non esiste una correlazione tra la morte del pensionato ed il batterio che quando è stata eseguita l'operazione, nel 2011 non era ancora stato isolato" - spiega il direttore generale dell'Uls trevigiana Francesco Benazzi che oggi si è confrontato con i suoi collaboratori proprio sul caso del trevigiano morto. Il dg spiega anche che nel 2016, quando la ditta produttrice del macchinario aveva avvisato circa il pericolo di contaminazione, l'azienda sanitaria è corsa ai ripari: "Abbiamo chiesto alla ditta di verificare i macchinari, abbiamo fatto i tamponi e tutto quello che serviva rendendo le macchine e le tecnologie immuni da questo batterio" - conclude Francesco Benazzi.
Danilo Guerretta