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Golf
PILLOLE DI GOLF/264: PIERO TARUFFI, L'"UOMO FRECCIA"

Un evento alla Montecchia celebra l'ingegnere- pilota


PADOVA - Atleti, piloti, e Vip al Golf della Montecchia, sabato 25 maggio, a celebrare Piero Taruffi, la “Volpe argentata”. L’evento, nella sua terza edizione, intende essere una giornata di celebrazione dell’indimenticabile pilota. Ci sarà il concorso di eleganza...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/263: IL VICENTINO MIGLIOZZI MIGLIOR AZZURRO AL CHINA OPEN

A Shenzen il finlandese Korhonen si impone al playoff sul francese Hebert


SHENZEN - Sono ben quattro gli azzurri che partecipano al Volvo China Open, evento dell’Asian Tour e dell’European Tour, in programma a Shenzhen, al Tradition at Wolong Valley, di Chengdu in Cina. È Il venticinquesimo anniversario di questo torneo, che significa scadenza molto...continua

Golf
CAMPI DA GOLF/20: GOLF CLUB CASTELFALFI

Tra le colline del Chianti, il paesaggio fa dimenticare anche le difficoltà tecniche


CASTELFALFI - Si arriva a Castelfalfi, località ignota ai più, percorrendo le luminose colline del Chiantigiano che riservano splendidi scorci. Siamo a Montaione, nei pressi dei borghi di San Gimignano e di Volterra, e Castelfalfi è un piccolo villaggio medievale arroccato...continua

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Ora si punta a un investimento industriale per sviluppare un dispositivo alla portata di tutti

PFAS, INVENTATO A CA’ FOSCARI UN SENSORE PER RINTRACCIARLI

Brevetto per misurare la concentrazione di Pfas nell’acqua sul posto in modo immediato


VENEZIA - E' possibile trovare le "impronte digitali" dei Pfas con un test veloce e alla portata di tutti. I ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno brevettato un sensore elettrochimico che riesce a misurare la concentrazione di Perfluorottano Sulfonato, tra le molecole della famiglia dei Pfas più diffuse e inquinanti. Gli impatti sulla salute per l’accumulo di questi composti sono ancora oggetto di studio, ma le prime ricerche confermano rischi per la salute.
I composti perfluoroalchilici sono molto resistenti al degrado e conferiscono proprietà idrorepellenti ed ignifughe al materiale su cui sono applicati. Per tale ragione sono largamente utilizzati in processi industriali per la produzione, ad esempio, di tessuti impermeabili o antimacchia.
Per la loro persistenza nell’ambiente e accumulo negli organismi viventi, uomo incluso, sono considerati inquinanti emergenti e pericolosi a livello globale. Sono balzati all’attenzione delle cronache anche in questi giorni e hanno generato allarme in Italia, in particolare dopo la scoperta della contaminazione di falde acquifere in Veneto.
La Regione del Veneto ha fissato un livello nelle acque destinate al consumo umano di 30 nanogrammi per litro per il Pfos, una concentrazione che il sensore riesce a identificare.


“Oggi servono costose analisi di laboratorio per misurare la concentrazione di Pfos - spiega Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e coordinatore del team di inventori del sensore - mentre il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati”.
Il sensore impiega polimeri a stampo molecolare, una specie di "reticolo" creato ad hoc le cui cavità coincidono con le molecole che si vorranno riconoscere: lo stampo intrappola quindi le molecole complementari. In questo caso, conoscendo l’impronta del Pfos, il sensore è in grado di riconoscerlo e misurarne la concentrazione.
L’invenzione è opera del team coordinato dal professor Paolo Ugo e composto dalla professoressa Ligia Maria Moretto, dalla ricercatrice Angela Maria Stortini e dalla ricercatrice iraniana Najmeh Karimian, arrivata dall’Iran al Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari nel 2016 proprio per l’attività di ricerca che ha permesso di sviluppare il sensore e presentarlo alla comunità scientifica internazionale.
Il brevetto è ora pronto a un ulteriore passaggio prima di poter arrivare nelle case e nelle aziende interessate, ad esempio quelle che gestiscono le reti idriche. Occorre infatti l’investimento industriale per ingegnerizzare il dispositivo che rende facilmente fruibile sul display la misura effettuata dal sensore. Il risultato finale sarà un apparecchio simile al glucometro, comunemente utilizzato per misurare la glicemia.