Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/267: OTTO AZZURRI AL BRITISH MASTERS

Il titolo, primo in carriera, va però allo svedese Kinhult


SOUTHPORT (GB) - È uno dei tornei di più lunga tradizione nel calendario, il Betfred British Masters, che si gioca sul percorso dell’Hillside Golf Club, a Southport, bella località sulla costa occidentale della Gran Bretagna. Sono ben otto i giocatori italiani in gara:...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/266: MANDARE IN BUCA GLI OSTACOLI DELLA VITA

A Sala Baganza, l'open internazionale per disabili


PARMA - Giunto ormai alla 19esima edizione, si è giocato a Parma, nel bel campo da golf del Ducato di Sala Baganza, il torneo internazionale per golfisti paralimpici. Il campo è un parkland, inserito nel Podere d’Ombriano, già antica residenza di caccia dei Duchi...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/265: KOEPKA FA SUO IL SECONDO MAJOR DI STAGIONE

Disputato per la prima volta a maggio, il Championship regala spettacolo


FARMINGDALE (USA) - Il secondo major, il Championship, giunto alla 101ª edizione, ha luogo per la prima volta a Farmingdale, nel Long Island, stato di New York, sul difficile percorso del Bethpage Black Course (par 70), che sarà sede della Ryder Cup 2024. È la prima volta che si...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

Le "Trifoglio in rosa" hanno portato le loro testimonianza di donne operate al seno

“NON SIATE PRIGIONIERE DELLA PAURA E DELLA SOLITUDINE”

Hanno dato vita a una squadra di dragonboat della Canottieri Mestre


VENEZIA. Le “Trifoglio Rosa Mestre” le donne operate di tumore al seno della squadra di dragonboat della Canottieri Mestre hanno portato la propria testimonianza nel corso di un evento che si è tenuto presso la sede della Canottieri Mestre a punta San Giuliano. Evento che si è concluso con una pagaiata in laguna: sul dragonboat del Trifoglio Rosa Mestre sono saliti anche i medici e i giornalisti.
Hanno voluto far sapere che dal tumore al seno si può guarire e che il dragon boat è lo sport ideale per riprendere l’articolazione delle braccia e per prevenire il linfedema dopo l’intervento. Alla presenza della presidente del consiglio comunale di Venezia Linda Damiano e del presidente della Canottieri Mestre Augusto Gandini la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier ha riconfermato ufficialmente, per il terzo anno consecutivo, il proprio sostegno al “Trifoglio Rosa Mestre” donando un assegno di 5000 euro frutto della prevenzione effettuata da altre donne. La cifra è infatti parte del provento degli esami strumentali alle mammelle effettuati a Monastier durante il mese di marzo, che con ottobre è considerato il mese rosa della prevenzione del tumore al seno. “Aiutare queste donne così determinate e coraggiose è per noi un orgoglio. Chi si ritrova a dover affrontare diagnosi e operazioni così importanti ha bisogno di tutto il supporto per continuare a vivere in salute e serenità.” Ha detto Gabriele Geretto amministratore delegato della Casa di Cura “Giovanni XXIII”.
“Il nostro intento è quello di portare avanti con determinazione la scelta di far conoscere lo sport del dragonboat quale attività di riabilitazione psico-fisica dopo l’intervento di tumore al seno coinvolgendo quante più donne possibile a riprendere in mano la propria vita dopo l’incontro con il tumore – fa sapere la portavoce delle “Trifoglio Rosa Mestre” Cristiana Csermely- Partendo dall’attività sportiva siamo convinte di poter: 
 
- essere testimoni di una rinascita dopo il tunnel della malattia
 
- essere portavoci dell’importanza della prevenzione
 
- essere la dimostrazione che l’entusiasmo per la vita non ha età” 
 
Attualmente la squadra delle “Trifoglio Rosa Mestre” è composta da 18 donne, tra i 40 e i 70 anni e si allena 2 volte la settimana (mercoledì e sabato pomeriggio) in Punta a San Giuliano a Mestre. 
“Abbiamo anche un fitto calendario di appuntamenti agonistici con le “donne in rosa” di tutta Italia – racconta Ivonne Chiarin capitana delle “Trifoglio Rosa Mestre” - Quest’anno siamo già state a Toscolano Maderno, dove abbiamo vinto la medaglia d’oro, al lago di Burida a Pordenone, a Silea; ora ci aspettano il trofeo Porteo a Padova, il palio del chiaretto a Bardolino, la Vogalonga di Venezia, il trofeo LILT a Treviso. Grazie al contributo di oggi da parte della Casa di Cura “Giovanni XXIII” parteciperemo al festival di dragonboat di Formia dal 14 al 16 giugno prossimi, indicato dal comitato italiano delle “donne in rosa” come l’appuntamento più importante del 2019 per far conoscere il movimento BCS (Breast Cancer Survivors), e questo sport anche nel sud d’Italia. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per farci conoscere il più possibile, perché crediamo che la nostra gioia di vivere debba essere condivisa con tutte quelle donne che ancora sono prigioniere di quella paura, di quella solitudine e di quella sofferenza che ciascuna di noi ha vissuto prima di scoprire il Trifoglio Rosa” conclude la portavoce Cristiana Csermely.
“Per curare e poter guarire il tumore è necessario fare una diagnosi precoce, ha ribadito il dottor Bernardino Spaliviero - Radiologo alla Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier-. Un tumore al seno per crescere può metterci anche solo pochi mesi, per questo è consigliabile effettuare controlli periodici. Controlli che devono essere fatti in modo completo: visita, mammografia ed ecografia e con strumentazione all’avanguardia per riuscire ad individuare la neoplasia più precocemente possibile. Nella migliore delle ipotesi la mammografia vede l’80% dei tumori; abbinando anche la visita e l’ecografia si arriva al 97/98% di probabilità di individuare il tumore al seno”
“Pagajare come fanno le donne del Trifoglio Rosa Mestre, ha due vantaggi - sostengono i senologi della Casa di Cura di Monastier Roberto Busolin Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale della “Giovanni XXIII e il dottor Pasquale Piazzolla - Uno di tipo fisico perché in questo modo la donna mantiene in attività l’arto superiore e uno di tipo psicologico: le donne si ritrovano in un ambiente conosciuto, con persone che hanno avuto lo stesso tipo di patologia e che conoscono i problemi delle donne operate al seno e quindi ritrovano un reciproco rinforzo psicologico e un modo di superare quello che è l’impatto della malattia”. 
 
 
 
 
 








Galleria fotograficaGalleria fotografica