Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/337: L'INGLESE MCGOWAN RE DEL 77° OPEN D'ITALIA

Migliore degli azzurri il vicentino Guido Migliozzi


POZZOLENGO - Giunge alla 77esima edizione l'Open d'Italia, massima rassegna del golf tricolore, nonché una delle più antiche dell’European Tour. Si gioca a porte chiuse allo Chervò Golf Club San Vigilio di Pozzolengo, splendido percorso che si estende attorno ad...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/336: SCOTTISH CHAMPIONSHIP NEL SEGNO DI ADRIAN OTAEGUI

Il basco travolge gli avversari con un gran giro finale


FIFE (SCOZIA) - Questo evento di Scozia è a ridosso del 77° Open d’Italia, in programma dal 22 al 25 ottobre, al Chervò Golf Club San Vigilio di Pozzolengo (BS). Molti dei giocatori che sono in gara qui, parteciperanno poi all’ Open d’Italia. Nel field troviamo...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/335: FRANCESCO MOLINARI TORNA IN CAMPO IN NEVADA

Il torinese, però, esce al taglio, vince Martin Laird


LAS VEGAS (USA) - Dopo una pausa di sette mesi, Francesco Molinari torna in campo. Lo fa con lo Shriners Hospitals for Children Open, sul tracciato del TPC Summerlin, a Las Vegas in Nevada. Si era fermato il 12 marzo, quando il The Players Championship era stato bloccato per l’emergenza...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

Sabato 5 ottobre inaugurazione della mostra d'arte

A PALAZZO SARCINELLI I "DIALOGHI DIVERGENTI"


CONEGLIANO. L’esposizione Dialoghi divergenti, presso la Galleria Novecento di Palazzo Sarcinelli, nasce dall’impegno culturale dell’associazione Visual Art rivolto a promuovere la libera espressione artistica. Il percorso presenta possibili dialoghi tra fotografie, opere pittoriche e testi letterari che stimolano nuove interpretazioni e contemporaneamente esaltano le singole personalità artistiche. La forza comunicativa delle foto di Michele Basanese e di Raffaella Giardini, la gestualità pittorica di Valerio Pazzaia entrano in relazione tra loro grazie ai parallelismi letterari puntualmente ricercati e selezionati da Raffaella Lorenzon.
La ricca produzione fotografica di Michele Basanese vede il susseguirsi di diversi temi nello sviluppo di un arco cronologico ampio che dagli anni Settanta giunge fino ai nostri giorni. I soggetti spaziano dal mondo contadino di un “tempo perduto” alla realtà urbana, indagata nelle sue stratificazioni, alle specificità culturali dei luoghi come Burano, Londra, Torino. La visione complessiva del suo lavoro spinge a una riflessione sulle coordinate di spazio e di tempo nella dinamica delle loro relazioni. Partendo dalla specifica proprietà della fotografia di fermare in uno scatto l'istante di vita, Basanese si sofferma sulle possibilità di cogliere nella sintesi dell'immagine anche il cambiamento e la dinamica culturale. In questo senso, nelle sue foto il principio estetico che regola la percezione dei colori e delle forme lascia emergere una particolare interpretazione dello spazio, come luogo di vita dell'uomo, e del tempo, come processo storico e culturale. L'occhio del fotografo quindi dall'immediata e particolare bellezza dell'immagine si addentra in un'indagine più profonda quasi “antropologica” del luogo.
Paesaggi e scorci della Marca trevigiana, appaiono nelle foto di Raffaella Giardini come visioni di altri tempi. Treviso, il lungo Sile, Valdobbiadene sono luoghi familiari carichi di ricordi di un'infanzia lontana. Emerge un particolare sentimento, commisto di serenità, nostalgia, malinconia, che trasfigura i paesaggi e le vedute restituendoci una visione sbiadita, trasognata, consumata. Per Raffaella Giardini la fotografia diviene medium immediato, interattivo e “manipolabile” in grado di esprimere la particolare visione introspettiva e il profondo legame con quei luoghi. Nella produzione recente, emerge una nuova sperimentazione digitale che si basa sullo sviluppo delle infinite tonalità del monocromo o del bianco e nero, in cui i segni scuri e le zone d’ombra creano un singolare effetto “grafico-pittorico”. Nella serie dei Ritratti, la delicatissima elaborazione del chiaroscuro riesce a focalizzare tutta l’intensità espressiva dei volti, che conservano la freschezza e la spontaneità della presa diretta del reale.
Valerio Pazzaia nell’arco di circa quarant’anni ha saputo elaborare un personale modus operandi, in cui il pensiero creativo si combina con la continua sperimentazione tecnico-formale. La forza costruttiva dell’immagine, l’immediatezza del segno, la libertà del colore restano gli elementi caratterizzanti della sua produzione, dalle incisioni, ai ritratti, ai vigneti, alle figure e alle ballerine. Tale ricerca trova le sue radici nella matrice espressionista di diversi movimenti e correnti dell’arte contemporanea, dalle avanguardie storiche al graffitismo americano degli anni Ottanta. Per Valerio Pazzaia, l’espressione formale nasce da un pensiero introspettivo che lui stesso definisce “divergente”, volto a penetrare il profondo del proprio essere e a cogliere le multiple rivelazioni provenienti dall’infinita sfera del sentire. L’aspetto concettuale del suo pensiero trova spiegazione nel termine “psiconauta” tanto caro all’artista, riferito alla volontà di penetrare gli stati profondi della coscienza attraverso il fare creativo per esplorare l’esperienza e l’esistenza umane. Diego Berti