Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/346 - CAMPI/30: IL GOLF CLUB ACAYA

Nel cuore del Salento un percorso ricco di fascino e sorprese


VERNOLE (LE) - Siamo nel Salento, nel Leccese, una bella, generosa terra. Una lunghissima teoria di ulivi fa guida per arrivare all’elegante resort “Double Tree by Hilton Acaya”, inserito nel verde della macchia mediterranea, 100 ettari di pregiata vegetazione spontanea....continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/345 - CAMPI/29: IL GOLF CLUB PARADISO DEL GARDA

Un percorso tra il lago e il monte Baldo, per giocare nell'"empireo"


PESCHIERA - Progettato dal noto architetto americano Jim Fazio, questo prestigioso circuito golfistico è inserito sull’entroterra gardesano, comodamente adagiato sull’anfiteatro morenico del Basso Garda, costituitosi con i depositi glaciali originati dai residui trasportati due...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/344: A DUBAI LA CORSA AL TITOLO DI RE DEL CIRCUITO 2020

Doppio trionfo inglese: a Fitzpatrick il torneo, a Westwood la "Race"


DUBAI - Sono tanti i milioni in palio al DP World Tour Championship di Dubai, che ha l'onere di laureare il miglior giocatore della stagione. Si sta infatti concludendo al Jumeirah Golf Estates di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, la difficile stagione 2020 dell’European Tour, in sintonia con...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

Il progetto Life Redune

ADDIO ALLE SPIAGGE? DUNE UNICA DIFESA

La salvaguardia delle coste venete divorate dalle mareggiate


VENEZIA – La notte del 12 novembre, mentre Venezia veniva sommersa, il litorale veneto subiva una violenta mareggiata. La forza del mare ha divorato spiagge capaci di attrarre milioni di turisti nella stagione estiva. L’acqua è riuscita a penetrare nell’entroterra sfruttando i varchi tra le dune. “Ancora una volta siamo alla conta dei danni”, afferma Gabriella Buffa, professoressa di Botanica all’Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del progetto LIFE REDUNE, dedicato proprio alla ricostruzione delle dune del litorale.
Con la mareggiata si ripropone, infatti, il dilemma su come intervenire. Si parla di opere di difesa e ripascimenti. “Strutture rigide a mare risolvono il problema a monte, ma a valle lo peggiorano – spiega la scienziata - I ripascimenti, che già abbiamo sperimentato, sono solo un intonaco, che deve essere applicato più e più volte, e a caro prezzo. Non rimuovono il problema, trattano i sintomi”.
La sensibilità di amministrazioni, operatori e cittadini, però, sta cambiando, come testimonia Gabriella Buffa: “Per la prima volta si stanno prendendo in considerazione le dune come sistemi naturali di difesa costiera nonostante da anni la comunità scientifica abbia riconosciuto e dimostrato la straordinaria importanza delle dune come elemento di mitigazione naturale del rischio costiero, che si tratti di erosione o, come in questo caso, di allagamento”.
Il momento migliore per intervenire è proprio questo, dall’autunno alla primavera. “Se i progetti fossero approvati velocemente, potremmo avere le nuove dune per la prossima estate” è l’auspicio della scienziata.
Perché è urgente agire e pianificare:
Le sperimentazioni del progetto in Veneto confermano che questa strategia richiede tempo, pianificazione e politiche sostenibili. Le piante hanno bisogno del tempo per crescere ed esercitare efficacemente la loro funzione di edificatrici e consolidatrici delle dune: “Se si analizzano i dati storici delle mareggiate, si può osservare una certa ciclicità temporale degli eventi più importanti, ma i cicli si stanno accorciando. Significa che abbiamo poco tempo, dobbiamo partire subito!”
“Pianificare significa decidere non solo di come e dove costruire nuove dune o rinforzare le esistenti, ma anche del loro mantenimento nel tempo – continua - È necessario pianificare gli accessi al mare. Molti hanno notato come in corrispondenza delle interruzioni delle dune, l’acqua non trovando ostacoli sia penetrata anche per centinaia di metri. Dove le dune vengono interrotte, perdono la capacità di proteggerci. Se osserviamo i nostri litorali dall’alto si vede un intreccio di percorsi che la gente crea per recarsi alla spiaggia senza utilizzare gli accessi attrezzati, talvolta per un malaugurato senso di avventura, talvolta solo per pigrizia. Ma il calpestio prolungato indebolisce le piante. E senza le piante, le dune diventano dei semplici accumuli di sabbia destinati ad essere spazzati via dal vento o dalle onde”.
La docente cafoscarina sfata anche un luogo comune: “Piante, alghe e tronchi spiaggiati non sono rifiuti. Oltre ad essere un aggravio economico, la totale asportazione meccanica del materiale biologico sottrae alla spiaggia e alle dune un elemento vitale. La rimozione di piante, alghe e tronchi provoca un vero e proprio danno fisico e biologico alla spiaggia e alle dune, sottraendo una riserva di nutrienti per le piante ed esponendo la linea di costa a un maggiore rischio di erosione e desertificazione”.
“Il terzo aspetto, forse il più importante, - conclude - è la necessità di avviare un percorso che porti ad integrare la sostenibilità ambientale e il valore degli ecosistemi naturali, nella pianificazione locale e nei processi di sviluppo”.
Il progetto:
Dalla fine del 2017, Ca’ Foscari, in collaborazione con Regione Veneto - Struttura di Progetto Strategia Regionale della Biodiversità e dei Parchi, l’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario (Veneto Agricoltura) e due società private, EPC s.r.l. e SELC Società Cooperativa, sta mettendo a punto tecniche a basso impatto per la ricostruzione dei cordoni dunali o la riqualificazione di quelli esistenti. Il progetto, di 2 milioni di euro, è stato cofinanziato dalla Comunità Europea, ed ha un nome molto evocativo, REDUNE: riportiamo le dune nel litorale veneto (www.liferedune.it).
Ecco come funzionano: “Spiagge e dune sono ambienti molto dinamici, con un’elevata capacità di recupero. Sono il risultato di lenti processi di accumulo della sabbia ad opera del vento e delle piante, i veri ingegneri delle dune. Le piante rallentano il vento e intrappolano la sabbia grazie a fusti e radici, innescando il processo fisico di costituzione delle dune. È proprio questo equilibrio dinamico tra sabbia, vento e piante che fa sì che le dune siano “gli elementi sacrificali” dei sistemi litoranei: in caso di forti mareggiate, vengono parzialmente erose, ma in questo modo smorzano la forza del mare, proteggendo l’entroterra, e cedono nuovamente la sabbia alla spiaggia”.