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Golf
PILLOLE DI GOLF/299: AD ABU DHABI WESTWOOD SI IMPONE SU UN SORPRENDENTE LAPORTA

Nel torneo in vigore le norma anti-gioco lento


ABU DHABI - Sono sette gli azzurri che partecipano al Championship di Abu Dhabi, il primo degli otto tornei sponsorizzati dalla Rolex nell’ambito dell’Eurotour. Sono numerosi, i campioni che iniziano l’anno 2020 negli Emirati Arabi Uniti all’Abu Dhabi GC, con lo statunitense...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/298: DOPO LE PROTESTE POLITICHE, AD HONG KONG TORNA IL GOLF

Successo per Wade Ormsby, Andrea Pavan unico azzurro


HONG KONG - Era stato rinviato per problemi di sicurezza l'Hong Kong Open. Avrebbe dovuto prendere avvio il 28 novembre, ma i disordini legati alla difficile situazione sociale, riordiamo i continui scontri nel Paese, aveva indotto gli organizzatori ad annullare la gara. Ora questo torneo...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/297: L'ALTRA META' DEL CIELO, IL GOLF AL FEMMINILE

Ad Evian, in Francia, l'unico major "rosa" d'Europa


EVIAN  - Nel doveroso ricordo del record assoluto di vittorie in campo internazionale conquistate dagli azzurri Bertasio, Gagli, Laporta, Migliozzi, i Molinari, Paratore, Pavan nel 2019, cominciamo il 2020 dando l'onore al Golf femminile, seppur in assenza delle atlete italiane.Il Ladies...continua

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Fino al 2 febbraio la mostra promossa da Imago Mundi e Aga Khan Collection

LE GALLERIE DELLE PRIGIONI RACCONTANO LE POST-MIGRAZIONI

Opere di 15 artisti internazionali delle seconde generazioni


TREVISO - Le Gallerie delle Prigioni sono liete di inaugurare Don’t Ask Me Where I’m From, prima tappa della mostra itinerante dedicata alla migrazione, nata dalla collaborazione tra Fondazione Imago Mundi e Aga Khan Museum di Toronto, spazio espositivo e di ricerca dell’Aga Khan Trust for Culture, istituzione filantropica fondata dall’Aga Khan, guida dei musulmani sciiti ismailiti.
Don’t Ask Me Where I’m From (Non chiedermi da dove vengo), a cura di Marion Eele (Fondazione Imago Mundi) e Marianne Fenton (Aga Khan Museum), riunisce i lavori di un gruppo di artisti migranti di prima, seconda e terza generazione, selezionati da un comitato di esperti (curatori, responsabili di musei, artisti) che affrontano, in presa diretta, l’esperienza migrante, personale e collettiva con il privilegio e la complessità di potere e volere veicolare inedite confluenze culturali. Arte e migrazione, raccontate – rivelate, esaminate, esplorate – attraverso opere contemporanee (pittura, fotografia, video, installazioni) che partono anche dall’esperienza biografica di ciascuno dei 15 artisti selezionati, i testimoni preziosi, nella vita come nell’arte, della quantità di mondi che il mondo contiene: tradizioni, culture, passioni, nuove idee e antiche consuetudini, e contraddizioni.
"Ho sempre pensato che il mondo dell’arte sia un forte incubatore di integrazione. Perché se i vari governi hanno il compito civile e morale di mettere in sicurezza l’uomo, l’arte attraverso l’esplorazione di altri sentieri può riuscire là dove la politica non basta - dichiara Luciano Benetton, presidente della Fondazione Imago Mundi e promotore del progetto che riunisce più di 26mila artisti provenienti da oltre 160 Paesi e comunità native di tutto il mondo - La prestigiosa collaborazione con l’Aga Khan Museum è un nuovo impulso per allargare questa comunità di artisti e dare loro la visibilità che meritano. Penso che il tema delle nuove generazioni di artisti che vivono in paesi differenti da quello della loro origine sia una esplorazione molto importante per porre l’attenzione sulle migrazioni. La storia del mondo è storia di donne e uomini migranti, e di figli nati in nuove patrie".
Da dove viene la straordinaria creatività di Jeanno Gaussi, artista nata a Kabul e residente a Berlino? Le sue opere già esposte in numerosi contesti internazionali (dOCUMENTA e Biennale di L’Avana, Imago Mundi-Germany) parlano di identità, spazi e memoria. Come la sua installazione presente in questa mostra in cui Jeanno ricorda quando, a soli 5 anni, le furono tagliati i capelli dalla mamma per farla sembrare più grande e permetterle così di abbandonare l’Afghanistan con meno rischi, accompagnata da una zia. Che cosa ha spinto Farihah Aliyah Shah, artista concettuale, ad indagare soprattutto l’identità e l’ibridità culturale, i paesaggi costruiti e naturali? Farihah vive in Canada, la sua famiglia proviene dalla Guyana e nella serie Looking for Lucille che presenta nella mostra, indaga la potenza e la fondatezza della memoria e della tradizione orale come forme alternative di ricerca, mescolando immagini storiche ritrovate, fotografie recenti delle case dove, in America del Nord e del Sud, ha abitato la sua nonna, testi e materiali incorniciati e piccoli ricami che richiamano i fiumi della Guyana.
Houda Terjuman è nata in Marocco, dove vive ancora oggi, da padre siriano e madre svizzera. La sua produzione artistica parla di esilio e resilienza a partire dalla sua esperienza personale, ma incorpora una riflessione più ampia sulla società. Per questa mostra, Houda ha creato un mondo in miniatura, di cui tesse le storie attraverso scultura e pittura, sottolineando le diverse esperienze migratorie.
Dopo Treviso, dove sarà visitabile fino al 2 febbraio 2020, Don’t Ask Me Where I’m From si sposterà a Toronto, presso l’Aga Khan Museum e da qui proseguirà il suo percorso verso altre tappe internazionali.

“Don’t Ask Me Where I’m From”
Gallerie delle Prigioni, 6 dicembre 2019 - 2 febbraio 2020
Piazza del Duomo 20, Treviso
ingresso libero
da martedì a venerdì: 15—19
sabato e domenica: 10—13 / 15—19
www.imagomundiart.com