Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/321: COSA È SUCCESSO A FRANCESCO MOLINARI?

Il campione azzurro dovrebbe tornare in campo ad agosto


LONDRA - È troppo tempo che non troviamo in campo Francesco Molinari. L’ultima volta è stato a marzo, quand’era andato a difendere il titolo nella 54ª edizione dell’Arnold Palmer Invitational, una delle più prestigiose gare del PGA Tour. Si svolgeva al...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/320 - CAMPI/28: IL GOLF CLUB FRASSANELLE

Buche lunghe nel verde dei Colli Euganei


ROVOLON (PD) - Inserito in una luminosa tenuta, il Golf Frassanelle esprime la raffinatezza del nobiluomo Alberto Papafava che nel 1860 creò questo parco nel comune di Rovolon, su un’altura situata all’estremità settentrionale dei Colli Euganei. L’aristocratico...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/319: SPETTACOLO CON GRANDI CAMPIONI ALL'RBC HERITAGE

Successo per Webb Simpson e il suo swing particolare


HILTON HEAD  (USA) - Spettacolo con grandi campioni, sul percorso dell’Harbour Town Golf Links, a Hilton Head nel South Carolina, per l'Rbc Heritage. Sono al via i primi sei giocatori del mondo, compreso ovviamente Jon Rahm, che la scorsa settimana è uscito al taglio, e ora...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

Fino al 2 febbraio la mostra promossa da Imago Mundi e Aga Khan Collection

LE GALLERIE DELLE PRIGIONI RACCONTANO LE POST-MIGRAZIONI

Opere di 15 artisti internazionali delle seconde generazioni


TREVISO - Le Gallerie delle Prigioni sono liete di inaugurare Don’t Ask Me Where I’m From, prima tappa della mostra itinerante dedicata alla migrazione, nata dalla collaborazione tra Fondazione Imago Mundi e Aga Khan Museum di Toronto, spazio espositivo e di ricerca dell’Aga Khan Trust for Culture, istituzione filantropica fondata dall’Aga Khan, guida dei musulmani sciiti ismailiti.
Don’t Ask Me Where I’m From (Non chiedermi da dove vengo), a cura di Marion Eele (Fondazione Imago Mundi) e Marianne Fenton (Aga Khan Museum), riunisce i lavori di un gruppo di artisti migranti di prima, seconda e terza generazione, selezionati da un comitato di esperti (curatori, responsabili di musei, artisti) che affrontano, in presa diretta, l’esperienza migrante, personale e collettiva con il privilegio e la complessità di potere e volere veicolare inedite confluenze culturali. Arte e migrazione, raccontate – rivelate, esaminate, esplorate – attraverso opere contemporanee (pittura, fotografia, video, installazioni) che partono anche dall’esperienza biografica di ciascuno dei 15 artisti selezionati, i testimoni preziosi, nella vita come nell’arte, della quantità di mondi che il mondo contiene: tradizioni, culture, passioni, nuove idee e antiche consuetudini, e contraddizioni.
"Ho sempre pensato che il mondo dell’arte sia un forte incubatore di integrazione. Perché se i vari governi hanno il compito civile e morale di mettere in sicurezza l’uomo, l’arte attraverso l’esplorazione di altri sentieri può riuscire là dove la politica non basta - dichiara Luciano Benetton, presidente della Fondazione Imago Mundi e promotore del progetto che riunisce più di 26mila artisti provenienti da oltre 160 Paesi e comunità native di tutto il mondo - La prestigiosa collaborazione con l’Aga Khan Museum è un nuovo impulso per allargare questa comunità di artisti e dare loro la visibilità che meritano. Penso che il tema delle nuove generazioni di artisti che vivono in paesi differenti da quello della loro origine sia una esplorazione molto importante per porre l’attenzione sulle migrazioni. La storia del mondo è storia di donne e uomini migranti, e di figli nati in nuove patrie".
Da dove viene la straordinaria creatività di Jeanno Gaussi, artista nata a Kabul e residente a Berlino? Le sue opere già esposte in numerosi contesti internazionali (dOCUMENTA e Biennale di L’Avana, Imago Mundi-Germany) parlano di identità, spazi e memoria. Come la sua installazione presente in questa mostra in cui Jeanno ricorda quando, a soli 5 anni, le furono tagliati i capelli dalla mamma per farla sembrare più grande e permetterle così di abbandonare l’Afghanistan con meno rischi, accompagnata da una zia. Che cosa ha spinto Farihah Aliyah Shah, artista concettuale, ad indagare soprattutto l’identità e l’ibridità culturale, i paesaggi costruiti e naturali? Farihah vive in Canada, la sua famiglia proviene dalla Guyana e nella serie Looking for Lucille che presenta nella mostra, indaga la potenza e la fondatezza della memoria e della tradizione orale come forme alternative di ricerca, mescolando immagini storiche ritrovate, fotografie recenti delle case dove, in America del Nord e del Sud, ha abitato la sua nonna, testi e materiali incorniciati e piccoli ricami che richiamano i fiumi della Guyana.
Houda Terjuman è nata in Marocco, dove vive ancora oggi, da padre siriano e madre svizzera. La sua produzione artistica parla di esilio e resilienza a partire dalla sua esperienza personale, ma incorpora una riflessione più ampia sulla società. Per questa mostra, Houda ha creato un mondo in miniatura, di cui tesse le storie attraverso scultura e pittura, sottolineando le diverse esperienze migratorie.
Dopo Treviso, dove sarà visitabile fino al 2 febbraio 2020, Don’t Ask Me Where I’m From si sposterà a Toronto, presso l’Aga Khan Museum e da qui proseguirà il suo percorso verso altre tappe internazionali.

“Don’t Ask Me Where I’m From”
Gallerie delle Prigioni, 6 dicembre 2019 - 2 febbraio 2020
Piazza del Duomo 20, Treviso
ingresso libero
da martedì a venerdì: 15—19
sabato e domenica: 10—13 / 15—19
www.imagomundiart.com