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Golf
PILLOLE DI GOLF/340: L'AUGUSTA MASTERS INCORONA DUSTIN JOHNSON

Insolita collocazione autunnale per l'ultimo major


AUGUSTA - Un Masters Tournament insolito, giocato a metà novembre anziché ad aprile, non primo, ultimo major. L’autunno propone tutt’altra scenografia rispetto al clima primaverile quando l’Augusta in Georgia ama fare sfoggio di un mare di fiori: distese di...continua

Attualità
PILLOLE DI GOLF/339: FRANCESCO MOLINARI, AL RIETRO, È 15° A HOUSTON

Carlos Ortiz regala al Messico un successo dopo 40 anni


HOUSTON (USA) - Francesco Molinari è tornato in campo per partecipare al Vivint Houston Open, torneo del PGA Tour in programma sul par 70 del Memorial Park Golf Course di Houston in Texas. Qualcuno lo definisce “la gara dei grandi ritorni”. Tra i più attesi, oltre a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/338: ALL'ASOLO GOLF IL TROFEO CA' DEL POGGIO

Evento tra sport, musica e convilità, con star Mal dei Primitives


SAN PIETRO DI FELETTO - Una partita di Golf coronata da una gustosissima serata. Centoquattro hanno partecipato alla gara: musicisti, cantanti o semplicemente amanti della musica, al seguito di Paul Bradley Couling, in arte Mal dei Primitives. Era la tappa finale del Challenge AICMG,...continua

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Messe ancora sospese per l'emergenza epidemia

"CONTRO LA PAURA RICORDIAMO LA SPERANZA A CUI SIAMO CHIAMATI"

Il messaggio del vescovo di Treviso per la seconda domenica di Quaresima


TREVISO - Anche domani, seconda domenica di Quaresima, come nella precedente, nelle chiese di tutta la Diocesi di Treviso non verranno celebrate le messe, in ottemperanza al decreto del governo che vieta gli assembramenti per contrastare il diffondersi del contagio da coronavirus.
La Diocesi ha predisposto anche delle schede per aiutare i fedeli alla preghiera in famiglia, in sostituzione della liturgia comunitaria.

Ecco il messaggio rivolto ai trevigiani dal vescovo di Treviso, monsignor Michele Tomasi, per la seconda domenica di Quaresima

Cari Fratelli e sorelle in Cristo,
si sta prolungando ancora il periodo dei disagi causati dal coronavirus: anche questa domenica, la seconda di Quaresima, non potremo trovarci nelle nostre Chiese per la celebrazione aperta alla comunità dell’Eucaristia. Non ci potremo incontrare, dovremo rinunciare a tanti appuntamenti significativi che avevamo in programma, a cui ci eravamo preparati, che attendevamo con gioia: un battesimo, una cresima, forse un matrimonio. Non potremo nemmeno trovarci come comunità che accompagna i suoi morti all’abbraccio con il Padre. Tutto questo ci manca molto. Sembra proprio che ci manchi troppo.
In questo periodo siamo concretamente consapevoli di essere legati gli uni agli altri. Ci viene chiesto di stare tutti alle stesse regole, di avere tutti le stesse attenzioni, perché solo questa unità di intenti può essere efficace nell’impedire la diffusione del contagio. Vediamo concretamente cosa significhi che dipendiamo gli uni dagli altri, che anche dai nostri comportamenti dipende la vita e la salute delle persone, anche di quelle che non ci sono vicine, che non vivono con noi, anche di tanti che non conosciamo neppure. Abituati talvolta ad andare per la nostra strada ci sembra difficile poter rivedere il passo, fermarci ad aspettare, senza sapere ancora per quanto.
In questo periodo ci rendiamo conto che non siamo padroni della nostra esistenza e del nostro tempo, che i nostri progetti non sono davvero in mano nostra. Ci viene anche paura, certo. Paura del contagio, paura di mettere in pericolo persone care. Paura in fondo di non essere noi a determinare il senso della nostra vita e a decidere il corso della nostra storia.
In questo periodo abbiamo però anche la possibilità di cogliere quanto il tempo che ci è dato da vivere sia un dono. Non una conquista, non una cosa scontata. Ma un dono. Da riscoprire come una vocazione, come una chiamata alla pienezza di vita e di senso. Una chiamata alla lode e alla riconoscenza per il dono della vita. Una chiamata al servizio a chi è in difficoltà o che soffre. Una chiamata alla dignità infinita di poterci prendere cura gli uni degli altri. Una chiamata a essere vicini a tutti nella preghiera al Signore.
Con questa preghiera saremo vicini a chi è ammalato e solo; a chi non può lavorare, a chi deve inventare ogni giorno qualcosa di nuovo per stare insieme ai figli o ai nipoti rimasti a casa da scuola, a chi non vede prospettive per la propria attività economica.
Potremo trovarci in famiglia per meditare le letture della domenica, recitare il Padre nostro e una preghiera. Potremo riprendere in mano il rosario e sgranare la nostra fiducia in Maria, Madre vicina a tutti i suoi figli. Potremo offrire il dono di una parola buona, magari di una telefonata, di un atto di perdono, di segni concreti di carità e di servizio. Potremo offrire il segno semplice e responsabile della nostra obbedienza alle indicazioni di chi ha responsabilità di governo. Potremo pregare per chi si prodiga per le cure, per la ricerca, per i servizi pubblici essenziali.
Il Vangelo di questa domenica ci mostra Gesù trasfigurato sul monte. Contempliamo la bellezza sfolgorante di Gesù in un anticipo di risurrezione: la sua umanità piena lascia trasparire lo splendore della sua piena divinità, trasfigura la nostra umanità e ne rivela l’insuperabile dignità.
Agli apostoli che erano con lui, presi da timore di fronte a tanta novità di vita, egli dice: «Alzatevi e non temete». Questo ripete anche a noi oggi: «Alzatevi e non temete». Contro ogni tentazione di ripiegamento e di sconforto, contro ogni paura ricordiamo a quale speranza siamo stati chiamati, a quale gioia siamo destinati, quale vita ci viene donata, qui in terra e nell’eternità.
Grazie ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose che si prodigano per assicurare presenza e vicinanza a tutti, nel nome del Signore.
Grazie a tutti i battezzati per la loro fede e per l’amore a Cristo e alla Chiesa.
Grazie a tutti coloro che non rinunciano a credere, a sperare, ad amare.
Grazie a chi nella pazienza dimostra di essere davvero a servizio dell’uomo.

+ Michele, Vescovo