Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/321: COSA È SUCCESSO A FRANCESCO MOLINARI?

Il campione azzurro dovrebbe tornare in campo ad agosto


LONDRA - È troppo tempo che non troviamo in campo Francesco Molinari. L’ultima volta è stato a marzo, quand’era andato a difendere il titolo nella 54ª edizione dell’Arnold Palmer Invitational, una delle più prestigiose gare del PGA Tour. Si svolgeva al...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/320 - CAMPI/28: IL GOLF CLUB FRASSANELLE

Buche lunghe nel verde dei Colli Euganei


ROVOLON (PD) - Inserito in una luminosa tenuta, il Golf Frassanelle esprime la raffinatezza del nobiluomo Alberto Papafava che nel 1860 creò questo parco nel comune di Rovolon, su un’altura situata all’estremità settentrionale dei Colli Euganei. L’aristocratico...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/319: SPETTACOLO CON GRANDI CAMPIONI ALL'RBC HERITAGE

Successo per Webb Simpson e il suo swing particolare


HILTON HEAD  (USA) - Spettacolo con grandi campioni, sul percorso dell’Harbour Town Golf Links, a Hilton Head nel South Carolina, per l'Rbc Heritage. Sono al via i primi sei giocatori del mondo, compreso ovviamente Jon Rahm, che la scorsa settimana è uscito al taglio, e ora...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 
ASCOLTA IL SERVIZIO ON-LINEAscolta la notizia

Alcuni suggerimenti su come comportarsi con i più piccoli

COME PARLARE AI BAMBINI DEL CORONAVIRUS

La parola alla dottoressa Alberta Xodo, psicoterapeuta e psicologa pediatrica


TREVISO - In questa fase dell’emergenza Coronavirus sono importanti tutti i contributi che arrivano da professionisti che offrono le loro riflessioni e indicazioni per come affrontare, anche psicologicamente, il momento straordinario che stiamo vivendo.
Una riflessione ci arriva dalla dott.ssa Alberta Xodo, psicoterapeuta e psicologa pediatrica, che offre qualche suggerimento su come comportarsi in questo momento con i bambini, affrontando con loro (anche) il tema della malattia.

“In questi giorni ricevo diverse telefonate e mail da parte dei genitori dei miei piccoli pazienti che mi chiedono come aiutare i loro figli a comprendere quanto sta accadendo loro; c’è chi vorrebbe raccontare ogni dettaglio, chi ha la televisione perennemente accesa sui canali informativi, chi ritiene più opportuno creare una dimensione giocosa come ne “La Vita è Bella”, chi aspetta che sia il bambino a fare domande.
Siete tutti bravissimi! Avete fatto del vostro meglio e creato situazioni molto protettive attorno ai vostri bambini. Tuttavia, talvolta si possono fare degli errori non conoscendo come i bambini interpretano le malattie e quali sono le migliori modalità di comunicazione con loro; di seguito dunque vi propongo alcune indicazioni, certamente non esaustive, per aiutarvi a gestire ancora meglio questa delicata fase.
 
Partiamo da tre considerazioni fondamentali:
  1. La mediazione da parte dell’adulto permette al bambino di non essere lasciato solo nell’elaborazione delle informazioni, che rischierebbero di essere lette solo attraverso schemi interpretativi tipici dell’età e dello stadio evolutivo.

  2. Se un bambino non possiede informazioni sufficienti per leggere la realtà ricorrerà a fantasie o ricordi pregressi, con il rischio di immaginare scenari molto più spaventosi di quanto lo siano in realtà.

  3. I bambini piccoli, inoltre, faticano ad inserire gli eventi all’interno di continuum temporali, in particolare quando non possono essere date loro delle certezze rispetto alla transitorietà degli eventi e alla loro evoluzione e termine.

 
Come sostenere la comunicazione tra adulti e bambini:
  1. Ascoltare e dare spazio ai vissuti emotivi senza minimizzare né allarmarsi. Un bambino che manifesta dei sintomi o un comportamento differente da quello al quale siamo abituati è un bambino che va accolto e ascoltato, mai punito!

  2. Coinvolgere i bambini mettendoli al centro di comunicazioni comprensibili: i bambini in questi giorni sono stati malamente esposti a diverse informazioni dirette (es. ascolto di telegiornali e radio) o indirette (conversazioni tra adulti); è opportuno che gli adulti proteggano i bambini da queste comunicazioni i cui toni hanno allarmato noi per primi

  3. Non mentire. I bambini – come gli adulti – percepiscono quando una persona a cui vogliono bene dice loro una cosa pensandone un’altra. In queste occasioni il senso di smarrimento è tale da poter diventare pervasivo, e generare sfiducia negli adulti, anche in fasi successive.

  4. Chiedere ai bambini che cosa vorrebbero sapere. Bambine e bambini non hanno bisogno di genitori esperti virologi, ma genitori che siano disponibili a fare da filtro per loro rispetto ad una realtà troppo incerta e spaventosa.

  5. Promuovere il mantenimento delle routine: bambine e bambini si sentono rassicurati dalle routine, perché danno loro un senso di continuità rispetto alla propria biografia.

  6. Promuovere l’aderenza alle prescrizioni: assicuriamoci che bambine e bambini seguano le indicazioni date dagli esperti (lavarsi le mani, starnutire sulla piega del gomito ecc.). Per quanto possa spaventarci la loro distrazione o le (più o meno inconsapevoli) dimenticanze, non sgridiamoli!

  7. Rassicurarli quando andate al lavoro: qualsiasi sia la vostra occupazione, bambine e bambini devono sapere che voi state uscendo di casa in modo sicuro e che starete attenti durante la giornata seguendo le prescrizioni che vi sono state indicate.

  1. Non rinunciare mai alla funzione genitoriale, anche se è normale se in questa fase vi sentite più disponibili ad accettare compromessi e a “lasciar passare” regole che prima erano considerate non negoziabili.

  2. Promuovere il senso di comunità e di protezione: bambine e bambini hanno bisogno di sapere che non sono soli! Spieghiamo loro che i medici, gli infermieri, e le istituzioni stanno facendo tutto quello che è in loro potere per proteggerci e che anche noi possiamo fare la nostra parte.