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Golf
PILLOLE DI GOLF/336: SCOTTISH CHAMPIONSHIP NEL SEGNO DI ADRIAN OTAEGUI

Il basco travolge gli avversari con un gran giro finale


FIFE (SCOZIA) - Questo evento di Scozia è a ridosso del 77° Open d’Italia, in programma dal 22 al 25 ottobre, al Chervò Golf Club San Vigilio di Pozzolengo (BS). Molti dei giocatori che sono in gara qui, parteciperanno poi all’ Open d’Italia. Nel field troviamo...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/335: FRANCESCO MOLINARI TORNA IN CAMPO IN NEVADA

Il torinese, perņ, esce al taglio, vince Martin Laird


LAS VEGAS (USA) - Dopo una pausa di sette mesi, Francesco Molinari torna in campo. Lo fa con lo Shriners Hospitals for Children Open, sul tracciato del TPC Summerlin, a Las Vegas in Nevada. Si era fermato il 12 marzo, quando il The Players Championship era stato bloccato per l’emergenza...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/334: AL GOLF CLUB LIGNANO IL CAMPIONATO AIGG

L'appuntamento clou della stagione dei giornalisti golfisti


LIGNANO - Il Campionato individuale è notoriamente l’appuntamento più importante della stagione per i membri dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti (AIGG). Nel 2020, condizionato dal Covid 19, sono saltati molti incontri, rivestiva quindi particolare spessore...continua

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Domenica 12 aprile 2020

L'OMELIA DEL VESCOVO TOMASI NEL GIORNO DI PASQUA

La messa in cattedrale, presenti il prefetto Laganą e il sindaco Conte


TREVISO - “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”: questo grido così addolorato e accorato di Maria Maddalena sembra anche il grido di quanti in questi giorni hanno vissuto la sorte dei propri cari, proprio come in questo caso come un furto, la privazione degli affetti, della vicinanza.
Ripetere oggi la frase “Non sappiamo dove l’hanno messo” può voler dire, per tanti, dover ripetere “non sappiamo come è morto, non c’eravamo, non lo abbiamo salutato con il nostro pianto, con il nostro ritrovarci insieme”.
E’ iniziata con questa riflessione sul tempo che stiamo vivendo e sul dramma di tante persone, di tante famiglie, l’omelia del vescovo di Treviso, Michele Tomasi, questa mattina in cattedrale, nella celebrazione del giorno di Pasqua, trasmessa in diretta televisiva e streaming.
Una cattedrale quasi vuota, come ieri sera nella solenne veglia pasquale, con i pochi sacerdoti concelebranti e la piccola famiglia del Vescovo che in questi tempi sta accompagnando le celebrazioni.
Presenti oggi anche il prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà, e il sindaco della città e presidente dell’Anci Veneto Mario Conte, che il vescovo ha ringraziato per avere accettato l’invito, perché “rappresentate le istituzioni e tutto il nostro popolo”.
La corsa delle donne, che annunciano che il corpo di Gesù è stato portato via, ma poi i due discepoli arrivano davanti alla tomba vuota e “Giovanni comincia a credere che davvero non era finito tutto, che davvero il vuoto del sepolcro alludeva a qualche cosa di nuovo, che non significasse solamente un furto, un fallimento.
La tomba vuota diventa l’annuncio che mai più si potrà spegnere nel suo cuore e nella sua vita: la certezza che il Signore è vivo e che tutto può di nuovo ricominciare (anche io, adesso lo so, lo sento), che quell’amore che sembrava impossibile non solo è davvero possibile, ma è reale”.
Ecco il fondamento della speranza – ha sottolineato mons. Tomasi: “Quello che di buono e di bello abbiamo sperimentato sulla natura umana, la solidarietà, la pazienza, il misurare il nostro passo su quello degli ultimi, la capacità di sognare assieme un mondo più bello e giusto ed insieme costruirlo, tutto ciò non solo non è un’illusione o un desiderio, ma è possibile, ed è anzi la realtà della nostra vita. Ricominciamo a credere a questo bene, che è in noi perché lui ha vinto quel prodigioso duello tra morte vita”.
Maria Maddalena ha visto quanto è forte la vita, ha visto quanti miracoli può fare l’amore. “Guardiamoci intorno oggi, vedremo anche noi le stesse cose – ha ricordato mons. Tomasi -. Il Messia è morto ed è risorto; noi viviamo in lui. Quindi anche noi siamo morti e siamo risorti, e impareremo ancora una volta a vivere di conseguenza”, perché “cercare le cose di lassù come ci invita l’apostolo Paolo nella lettera ai Colossesi, non significa scappare dalle responsabilità, ma al contrario, lavorare qui nel nostro tempo continuando a guardare in alto, a guardare lontano, a camminare come se vedessimo l’invisibile: il bene possibile, un mondo che ricomincia, un po’ più fragile, consapevole dei suoi limiti, un po’ più saggio e più bello, un po’ più giusto e fraterno. Anche questo vuol dire che ho visto ‘la tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto’. Anche questo vuol dire: Buona Pasqua”.
Al termine il vescovo, ringraziando l’interprete della lingua dei segni, Cristina Spataro, che sta accompagnando le sue celebrazioni, ha voluto salutare personalmente in questa lingua le persone sorde.