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Golf
PILLOLE DI GOLF/315: I CIRCOLI FINALMENTE RIAPRONO

Massima attenzione, ma non c'è ambiente più salutare dei campi


MARTELLAGO - Era tempo, sono tanti i golfisti che attendevano questo momento, desiderosi di ritrovare il benessere fisico, hanno ora il morale risollevato. Questa disciplina è pronta a ripartire, meglio di tante altre, la sua pratica è essa stessa anti Covid. Non prevede...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/314 - CAMPI/26: IL GOLF CLUB AL LIDO

Agli Alberoni, il primo campo del Veneto ispirato da Henry Ford


VENEZIA - Golf al Lido, Alberoni. Parliamo del Campo di Golf che nasce nel 1928, il primo nel Veneto. Il posto dove sorge è fascinoso: una lingua di terra tra mare e laguna, un po' complicato da raggiungere. Ma qui non è applicabile il detto “per aspera ad astra”,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/313- CAMPI/25: IL GOLF CLUB DONNAFUGATA

In Sicilia, un gioiello in cerca di rilancio


RAGUSA - Un gioiello italiano del Golf in ginocchio, un’eccellenza italiana che sta scomparendo. Civico 194 di Contrada Piombo, nel Ragusano. Immerso nella macchia mediterranea, laborioso arrivarci, un angolo di Sicilia affascinante. Le terre di Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo, Intriso di...continua

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Piovesana: "Misure difensive, per il rilancio serve ben altro"

CICLONE COVID SULL'INDUSTRIA DI TREVISO E PADOVA

Per un'impresa su quattro a giugno produzione giù del 40%


TREVISO/PADOVA - Gli effetti della pandemia di Covid 19 si abbattono sull’industria padovana e trevigiano. Nel primo trimestre 2020, secondo l’indagine diffusa da Assidustria, nelle due province la produzione cede in media il 6,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con picco negativo nelle piccole imprese fino a 20 addetti (-17,3%). Affonda il fatturato in Italia (-10,4%), con perdite attorno al 20% per le più piccole. Migliore tenuta per l’export che contiene il calo al 2,1%, con una domanda internazionale debole ma ancora presente nei due mesi iniziali dell’anno, prima della frenata di marzo. Gli ordini invertono la tendenza debolmente positiva nel 2019 (+0,9%) e cedono terreno, con una netta contrazione del 7% destinata ad allargarsi. Forti tensioni sulla liquidità aziendale e i pagamenti, giudicati in ritardo dal 61% delle imprese . Tiene nel complesso il numero degli occupati (-1,6%), grazie al ricorso esteso agli ammortizzatori sociali. La prospettiva è di un ulteriore e più profondo crollo nel secondo trimestre, quando il blocco delle attività impatterà in pieno: una impresa su quattro stima a giugno una perdita di produzione e fatturato superiore al 40%. E non ci saranno esportazioni a salvarci, anzi oltre due terzi prevedono una contrazione in questa voce.

Anche Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro, non nasconde il rischio di una prossima fase di gravi difficoltà: «I risultati dell’indagine danno la prima misura effettiva della profondità di impatto del virus sulla manifattura che rischia di allargarsi ancora di più e dell’ingresso in una fase di eccezionali difficoltà economiche - dichiara la leader degli industriali trevigiani e patavini -. Una caduta senza precedenti che mette a rischio la tenuta sociale, anche delle aree più produttive del Paese, del lavoro autonomo e della manifattura, come il Veneto, più colpite anche da un punto di vista economico. Purtroppo la ripartenza sarà incerta e prudente, cosa che vediamo già sia sul fronte dell’export che su quello, congelato, della domanda interna. Il Dl Rilancio è un intervento corposo e complesso, fatto di integrazioni al reddito, bonus vari, trasferimenti a fondo perduto necessari, ma fin troppo frammentati, per attenuare l’effetto dello shock economico e che dovranno tradursi in aiuti concreti alle persone e alle attività economiche: ulteriori ritardi non saranno più tollerabili. Misure “difensive” per aiutare il Paese a sopravvivere, ma la spinta per il rilancio dell’economia è un’altra cosa. Non si può andare avanti con la politica dei sussidi e gli interventi a pioggia, senza una visione a medio-lungo termine che indichi con chiarezza le priorità del Paese, all’altezza della seconda manifattura d’Europa, che non vuole retrocedere, senza un investimento strategico e mirato nell’industria. Aziende e posti di lavoro non si salvano per legge ma con gli investimenti».


«Lo stop all’Irap di giugno è un primo segnale importante, semplice e automatico - aggiunge Massimo Finco, Presidente Vicario di Assindustria Venetocentro - dopo la proposta del Presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, da completare con una riforma fiscale complessiva. E anche il rafforzamento di ecobonus e sismabonus. Ma al Governo chiediamo più coraggio e confronto con gli imprenditori e meno compromessi politici al ribasso. Più vicinanza ai produttori, da Nord a Sud, e meno pulsioni assistenziali per accelerare la Fase 3 e traguardare una nuova idea di Paese: dal fisco alle infrastrutture, dal lavoro alle reti, dalla sostenibilità alla mobilità. Chiediamo di ricorrere a tutte le risorse europee, comprese quelle del MES per spese sanitarie, in modo da liberare spazi di bilancio da destinare a investimenti nella ripresa del sistema produttivo. A cominciare dalla vera e propria abolizione dell’Irap (per il Veneto 2 miliardi di euro), dal pagamento di tutti i debiti della PA verso le imprese e sblocco delle opere pubbliche già finanziate. E dal rilancio con più risorse del Piano Industria 4.0 visto che a questa crisi sopravviverà chi investirà. È l’unica strada per impedire che a un debito verso il 160% si accompagni in autunno l’esplosione di una vera emergenza sociale».

«Subito una norma - chiosano Piovesana e Finco - che fughi ogni dubbio interpretativo che, in caso di contagio, non c’è responsabilità civile penale dell’imprenditore che rispetta i protocolli di tutela della salute e della sicurezza».

«La risposta massiva delle imprese a questa indagine, la prima sugli effetti di Covid-19 - aggiunge Leopoldo Destro, Vicepresidente di Assindustria Venetocentro delegato all’Ufficio Studi - conferma l’impatto devastante e la preoccupazione diffusa degli imprenditori. La crisi che stiamo vivendo è unica, perché riguarda sia la domanda che l’offerta e non ha risparmiato nessuno, con un mix micidiale tra crollo della produzione e delle commesse. C’è anche un altro dato che merita rilevare e che dà sostanza alla resilienza e alla responsabilità di tanti imprenditori. Mi riferisco alla maggioranza impegnata a difendere il lavoro, a non recidere il legame con le persone, anticipando in molti casi la cassa integrazione, preservando competenze e coesione per ricostruire insieme. E a quel 49,7% che conferma o irrobustisce gli investimenti per l’anno in corso. In un periodo in cui i paradigmi economici sembrano rimettere tutto in discussione, le aziende sane devono contribuire in modo ancora più energico alla ripresa economica e sociale. E lo Stato ha il dovere di stimolare gli investimenti con un piano straordinario senza precedenti».

Tra le strategie che le imprese padovane e trevigiane ritengono di mettere in campo - avendo come presupposto imprescindibile il ritorno graduale alla (nuova) normalità - emergono: ricorrere al credito (40,1%), ricalibrare il paniere di beni e prodotti venduti (27,5%), ridurre temporaneamente il personale usufruendo degli ammortizzatori sociali (19,4%), aumentare la quota di vendite tramite e-commerce (17,4%), ricalibrare i Paesi di destinazione dell’export (16,3%).

Tra i provvedimenti di emanazione del Governo, quelli ritenuti più efficaci per mitigare gli effetti negativi dello shock da Covid-19 riguardano: la sospensione degli obblighi contributivi e fiscali, il supporto a credito e liquidità tramite finanziamenti garantiti dallo Stato o a fondo perduto, l’avvio di un piano di investimenti pubblici e lo sblocco immediato dei cantieri di grandi e piccole opere, l’estensione della Cig straordinaria, la moratoria sui finanziamenti, il pagamento immediato dei debiti della PA verso i fornitori.