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Golf
PILLOLE DI GOLF/332: MATTEO MANASSERO TORNA ALLA VITTORIA DOPO SETTE ANNI

Il veronese si impone al Toscana Alps Open


GAVORRANO (GR) - Centoventisei concorrenti, di cui 51 italiani, erano questa settimana al Pelagone di Gavorrano (Grosseto), a disputare la 14ª edizione del Toscana Alps Open, la terza tappa stagionale dell’Italian Pro Tour. A rendere spettacolari le diciotto buche par 71 del percorso di...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/331: A VILLA CONDULMER L'OPEN D'ITALIA DEGLI HICKORY PLAYERS

Il nostro inviato al torneo con i bastoni come un secolo fa


MOGLIANO VENETO - Nel Campo da Golf di Villa Condulmer si è giocato, dal 10 al 12 settembre, il secondo Open Italia degli hickory players. Si è scelto di far concludere il secondo Open Internazionale nella giornata del 12, coincidente con il 12 settembre 1925, giorno conclusivo del...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/330: LO SPAGNOLO DE MORAL TRIONFA NEL TORNEO PIÙ ALTO D'ITALIA

Al Gc Cervino la seconda tappa dell'Italian Tour


BREUIL - Sul percorso del Golf Club Cervino, il campo più alto d’Italia a 2.050 metri di quota, si gioca il Cervino Alps Open, secondo appuntamento stagionale dell’Italian Pro Tour, circuito di gare organizzato dalla Federazione Italiana Golf. La serie di tornei è...continua

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Ricerca su 133 pazienti arrivati all'ospedale trevigiano a marzo

I FARMACI CONTRO L’IPERTENSIONE NON AUMENTANO LE COMPLICANZE LEGATE AL COVID-19

Studio internazionale al Ca' Foncello


TREVISO - I pazienti ipertesi che assumono ACE-inibitori o sartani non hanno un maggior rischio di complicanze legate alla infezione da SARS-CoV-2. Questo è il dato che emerge da uno studio condotto all’Ospedale Ca’ Foncello e coordinato dal professor Marcello Rattazzi e dalla dottoressa Carla Felice, afferenti all’Unità Operativa di Medicina Interna 1, diretta dal professor Carlo Agostini.
“Nello studio, cui hanno contribuito diverse Unità operative dell’Ospedale – spiega il professor Agostini - sono stati inclusi 133 pazienti ipertesi, accolti in Pronto Soccorso durante il mese di marzo per sintomi respiratori e/o febbre e con conseguente diagnosi di infezione da SARS-CoV-2. L’obiettivo principale della ricerca è stato valutare se l’utilizzo di specifiche terapie anti-ipertensive, come gli ACE-inibitori e i sartani, potessero influenzare l’andamento clinico di questa infezione modificando parametri come il tasso di ricoveri in ambiente intensivo/semi-intensivo, la necessità di ossigeno-terapia o di ventilazione non invasiva e, in ultimo, il rischio di morte. All’inizio della pandemia era infatti emersa la preoccupazione – ricorda Agostini - che l’uso cronico di ACE-inibitori e sartani, due categorie di farmaci tra le più utilizzate dai pazienti ipertesi, potesse favorire il rischio di infezione e l’insorgenza di un quadro clinico più grave. Tale ipotesi si basava principalmente sul possibile effetto di questi antiipertensivi sul recettore ACE2, lo stesso che viene utilizzato dal virus per entrare nelle cellule”.
I risultati ottenuti dall’équipe universitaria del Ca’ Foncello e pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale American Journal of Hypertension hanno dimostrato che i farmaci ACE-inibitori e sartani non solo non aumentano il rischio di complicanze legate al SARS-CoV-2 ma anzi, sembrerebbero ridurre la probabilità di essere ricoverati in ambiente intensivo o semi-intensivo.
Il lavoro si inserisce in un ampio contesto di studi clinici che sono in corso presso l’Ulss 2 Marca trevigiana per approfondire le conoscenze rispetto ai meccanismi di insorgenza dell’infezione da SARS-CoV-2, le sue complicanze cliniche a breve e lungo termine e lo sviluppo della risposta immunologica nei soggetti che sono stati affetti.