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Golf
PILLOLE GI GOLF/354: VA A DECHAMBEAU IL TORNEO DEDICATO AD ARNOLD PALMER

Molinarii, vincitore nel 2019, non supera il taglio


FLORIDA (USA) - Continua la corsa in Florida del PGA Tour. Il torneo in atto a Orlando, è l’Arnold Palmer a invito, in cui il nostro Francesco Molinari è il protagonista, tra i più prestigiosi. Una gara che l’azzurro ha già vinto nel 2019, dopo una hole in...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/353: UOMINI & DONNE, SETTIMANA DI GRANDI TORNEI

Si sono giocati Wgc e PortoRico Open e Gainbridge Lpga


STATI UNITI - Questa settimana il PGA si sdoppia, mette in campo il World Golf Championships a Bradenton in Florida, e il Puerto Rico Open a Rio Grande in Porto Rico. Oltre a questi due, ad attrarre l’attenzione c’è il secondo evento stagionale del massimo circuito americano...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/352: FINALE A SORPRESA AL GENESIS, HOMA VINCE AL SUPPLEMENTARE

Il beniamino di casa supera all''ultimo giro Burns, sempre in testa


LOS ANGELES (USA) - Era alla 95esima edizione questo torneo del PGA Tour, a cui hanno partecipato ben otto tra i migliori dieci giocatori al mondo. Si è disputato al Riviera Country Club, nel Temescal Gateway Park, situato entro i confini della città di Los Angeles; un territorio...continua

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Ricerca su 133 pazienti arrivati all'ospedale trevigiano a marzo

I FARMACI CONTRO L’IPERTENSIONE NON AUMENTANO LE COMPLICANZE LEGATE AL COVID-19

Studio internazionale al Ca' Foncello


TREVISO - I pazienti ipertesi che assumono ACE-inibitori o sartani non hanno un maggior rischio di complicanze legate alla infezione da SARS-CoV-2. Questo è il dato che emerge da uno studio condotto all’Ospedale Ca’ Foncello e coordinato dal professor Marcello Rattazzi e dalla dottoressa Carla Felice, afferenti all’Unità Operativa di Medicina Interna 1, diretta dal professor Carlo Agostini.
“Nello studio, cui hanno contribuito diverse Unità operative dell’Ospedale – spiega il professor Agostini - sono stati inclusi 133 pazienti ipertesi, accolti in Pronto Soccorso durante il mese di marzo per sintomi respiratori e/o febbre e con conseguente diagnosi di infezione da SARS-CoV-2. L’obiettivo principale della ricerca è stato valutare se l’utilizzo di specifiche terapie anti-ipertensive, come gli ACE-inibitori e i sartani, potessero influenzare l’andamento clinico di questa infezione modificando parametri come il tasso di ricoveri in ambiente intensivo/semi-intensivo, la necessità di ossigeno-terapia o di ventilazione non invasiva e, in ultimo, il rischio di morte. All’inizio della pandemia era infatti emersa la preoccupazione – ricorda Agostini - che l’uso cronico di ACE-inibitori e sartani, due categorie di farmaci tra le più utilizzate dai pazienti ipertesi, potesse favorire il rischio di infezione e l’insorgenza di un quadro clinico più grave. Tale ipotesi si basava principalmente sul possibile effetto di questi antiipertensivi sul recettore ACE2, lo stesso che viene utilizzato dal virus per entrare nelle cellule”.
I risultati ottenuti dall’équipe universitaria del Ca’ Foncello e pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale American Journal of Hypertension hanno dimostrato che i farmaci ACE-inibitori e sartani non solo non aumentano il rischio di complicanze legate al SARS-CoV-2 ma anzi, sembrerebbero ridurre la probabilità di essere ricoverati in ambiente intensivo o semi-intensivo.
Il lavoro si inserisce in un ampio contesto di studi clinici che sono in corso presso l’Ulss 2 Marca trevigiana per approfondire le conoscenze rispetto ai meccanismi di insorgenza dell’infezione da SARS-CoV-2, le sue complicanze cliniche a breve e lungo termine e lo sviluppo della risposta immunologica nei soggetti che sono stati affetti.