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Golf
PILLOLE DI GOLF/341: COME FUNZIONA LA QUALYFING SCHOOL?

Alla scoperta dei tornei che promuovono alle competizioni maggiori


TREVISO - Questa settimana andiamo a vedere da vicino come funziona la “Qualifying School”, la serie di tornei dell’Alps Tour che promuovono i talenti mondiali a ottenere la “carta” che permette di partecipare alle competizioni, e come sono regolate le classifiche...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/340: L'AUGUSTA MASTERS INCORONA DUSTIN JOHNSON

Insolita collocazione autunnale per l'ultimo major


AUGUSTA - Un Masters Tournament insolito, giocato a metà novembre anziché ad aprile, non primo, ultimo major. L’autunno propone tutt’altra scenografia rispetto al clima primaverile quando l’Augusta in Georgia ama fare sfoggio di un mare di fiori: distese di...continua

Attualità
PILLOLE DI GOLF/339: FRANCESCO MOLINARI, AL RIETRO, È 15° A HOUSTON

Carlos Ortiz regala al Messico un successo dopo 40 anni


HOUSTON (USA) - Francesco Molinari è tornato in campo per partecipare al Vivint Houston Open, torneo del PGA Tour in programma sul par 70 del Memorial Park Golf Course di Houston in Texas. Qualcuno lo definisce “la gara dei grandi ritorni”. Tra i più attesi, oltre a...continua

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Economia, incertezza per il futuro

ASSUNZIONI E INVESTIMENTI BLOCCATI A CAUSA DEL COVID-19

Recessione: il report delle imprese trevigiane


TREVISO - C’è pessimismo tra gli imprenditori artigiani della Marca Trevigiana. Lo ha rilevato Confartigianato attraverso un questionario che ha interessato, oltre a Treviso, l’intero Veneto, per un totale di 1.500 interviste.
«Il nostro artigianato è stato colpito al cuore dall’emergenza Covid-19», sottolinea Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, «il 54% delle aziende, contro il 51,3% a livello regionale, ha perso più del 25% del fatturato.
C’è la volontà di ripartire, ma in questo momento manca una visione di futuro. La parola d’ordine è resistere. Il 77,12% degli artigiani trevigiani dichiara, infatti, che il proprio obiettivo principale è la continuità aziendale».
Scorrendo i dati, emergono alcune linee di tendenza che caratterizzano la Marca Trevigiana. Quello più significativo riguarda la propensione al mantenimento del proprio personale, il 53,5% a Treviso contro la media regionale del 51,9, e che trova una conferma anche nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, che ha interessato l’81,8% delle imprese artigiane in provincia.
«I numeri la dicono lunga», fa notare Sartor, «sull’approccio ideologico del decreto “Agosto” che ha prorogato il blocco dei licenziamenti, introducendo peraltro la deroga solo tramite contratti collettivi aziendali, propri della grande impresa, escludendo la contrattazione territoriale che caratterizza le relazioni sindacali dell’artigianato e delle pmi. L’artigiano investe nelle risorse umane, sa utilizzare gli strumenti per salvaguardare le professionalità che ha concorso a preparare in anni di attività. I problemi veri del rilancio sono altri, per esempio l’aiuto finanziario.»
Proprio questo aspetto ha visto negli artigiani trevigiani una maggiore propensione alla richiesta di contributi a fondo perduto e l’evidenziazione di una forte esigenza di liquidità, con il 58,5% degli imprenditori che ha dovuto attingere ai propri risparmi.
«È necessario sostenere gli investimenti», rilancia Sartor, «che sono bloccati o non programmati per il 79.1% degli artigiani di Treviso (78,1% la media veneta). Gli investimenti sono le uniche misure che possono dare una prospettiva alle imprese e che portano in dote nuova occupazione».
Non a caso circa il 40% degli intervistati trevigiani (oltre un terzo del totale) prenderà in considerazione la possibilità di assumere, a conferma che la voglia di andare avanti è forte nella Marca Trevigiana. L’edilizia è il settore che più di altri dichiara che certamente assumerà (13% rispetto al 6% del manifatturiero), reagendo positivamente all’attese di una domanda in crescita, spinta dalle detrazioni del 110%.
Tuttavia, come emerge chiaramente dai dati, a vincere in questo momento è l’incertezza sul futuro, anche legato a una possibile seconda ondata del Covid-19, con lo spettro di un nuovo “lockdown”, una prospettiva che è respinta dal 78,9% degli intervistati trevigiani.
Un’incertezza che frena, appunto, gli investimenti e pesa come una cappa sul futuro, con le imprese trevigiane più pessimiste (34,7% contro 33,3%). Oltre la metà delle imprese (36,4% Treviso, 36,4% Veneto) di quelle che avevano previsto investimenti (66% del totale) li ha sospesi e il 9.9% Treviso (7,9% Veneto), vi ha rinunciato in via definitiva.
«In questo momento sta prevalendo la ricerca di soluzioni per ridurre i costi aziendali e dare continuità», conferma il presidente Sartor. «Bisogna evitare il rischio di un ripiegamento e che l’attendismo diventi stagnazione. Ben vengono, dunque, il sostegno alla cassa integrazione e la decontribuzione sulle assunzioni, ma gli effetti positivi si vedono dove ci sono prospettive di rilancio del mercato come nel caso delle costruzioni. Fondamentale dunque la politica di sostegno al green new deal, gli investimenti su tecnologie digitali, nonché l’attenzione per processi di reshoring in modo da attivare segnali di crescita della domanda.
Tutte queste azioni devono essere supportate da una legislazione votata alla reale semplificazione affinchè sia evidente che i decisori sono dalla parte di chi fa impresa, di chi genera PIL assicurando anche sostegni agli investimenti e una pianificazioni degli interventi perché i territori siano sempre più competitivi (esempio realizzazione di infrastrutture materiali e non).»

I risultati del sondaggio
Nonostante il recupero atteso, la produzione industriale nel complesso 2020 è destinata a un crollo senza precedenti rispetto al 2019. Le previsioni rilasciate da Prometeia a luglio fissano la dinamica del Pil del Veneto del 2020 in flessione del -10,6% (rispetto ad un dato nazionale del -10,1%) a seguito dell’indebolimento del settore turistico e della domanda estera. Le esportazioni sono viste in calo del -16,9%, gli investimenti fissi del -19,5%, i consumi delle famiglie del -10,2% e le unità di lavoro del -10,2%. In questo contesto come si collocano le imprese artigiane?
Il campione intervistato composto in Provincia dal 78% (76,7% Veneto) di imprese che durante il lock down per obbligo o per scelta è rimasto chiuso, in gran parte con dipendenti ed opera in un mercato locale ha affermato, nel 53.5% dei casi (51,9% Veneto), che l’allungamento della cassa integrazione FSBA (solo ipotizzato al momento della rilevazione e confermato nel decreto agosto in questi giorni) è utile per mantenere i propri dipendenti e solo il 12.2% (10,8% in Veneto) lo ritiene dannoso. L’81.8% degli imprenditori trevigiani (80,2% dei veneti) ha invece fatto ricorso alla cassa durante i mesi di aprile e maggio, anche la riduzione d’orario è stata una valvola di sfogo per il 59.8 dei capitani d’impresa trevigiani ( 61,7% Veneti ) intervistati. La maggior parte poi, 61.1 % ( / 63,2% Veneto) non assumerà anche a fronte di forti incentivi e il 31.9% (28,4% Veneto) ha molti dubbi.
Forte l’impatto sui fatturati del 1 semestre: il 14.4% dei trevigiani (13,5% dei venetI) ha registrato una riduzione superiore al 50%, il 39.6% (37,8% Veneto) tra il 25 e il 50. Una azienda su 3 ha contenuto i danni sotto il -25.
Le cose miglioreranno pochissimo nella seconda parte dell’anno. Tra 25, 50 e oltre di riduzione attesa troviamo il 34.7 dei casi mentre il 35.4% ipotizza di restare sotto il 25%.
Buone notizie dai due fronti dei pagamenti (clienti e fornitori) e dall’accesso al credito e contributi. Circa la metà degli intervistati dichiara di essere stato pagato nei tempi stabiliti, ed il 27.9% Treviso dopo una dilazione concordata. Affermano nel 69.7% dei titolari trevigiani di aver onorato le fatture e nel 22.7% di aver chiesto delle dilazioni rispettate. Solo il 7.7% degli intervistati non è riuscito ad onorare i debiti.
Il 63.7% dei titotari (61,2% Veneto) ha fatto richiesta dei contributi a fondo perduto, il 38.3% Treviso ha richiesto nuovi finanziamenti e il 58.5% (53,8% Veneto) ha infine attinto a risorse proprie. Tutti coloro che hanno richiesto afferma di averli ricevuti agevolmente (grazie anche alla assistenza determinante delle territoriali di Confartigianato), il 48.3% dei rispondenti provinciali ( 53% Veneto) entro un mese a cui sommare un ulteriore 35.7% che li ha ricevuti entro due mesi.
L’incertezza legata all’emergenza sanitaria ha frenato naturalmente gli investimenti. Il 36,4% dei rispondenti trevigiani e veneti non ha fatto investimenti data l’incertezza della situazione, mentre il 9.9% dei trevigiani (7,9% dei totale Veneto) ha rinunciato definitivamente agli investimenti previsti. Tuttavia, una quota pari al 15.8% (16,7% Veneto) ha comunque dato seguito a quanto aveva pianificato. Il 32.8% nella Marca (33,8% Veneto) dei rispondenti non aveva invece pianificato alcun investimento. Introdotti invece alcuni cambiamenti organizzativi e negli obiettivi aziendali. Il 62.2% del complessivo provinciale (62,7% Veneto) dei titolari sentiti, a seguito dell’emergenza sanitaria, ha ricercato soluzioni per ridurre i costi aziendali, il 28.3% Treviso ha avviato la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti e/o servizi, mentre il 15.8% ha ricercato nuovi canali per commercializzare il proprio prodotto/servizio (es. vendita online, consegna a domicilio).
In questo momento di incertezza gli imprenditori hanno una sola certezza: il 77.1% dei trevigiani pensano solo a dare continuità all’azienda. Pochi pensano a fare grandi innovazioni e cambiamenti: per il 10.1% l’obiettivo principale è l’individuazione di nuovi processi organizzativi che permettano una riduzione dei costi aziendali, mentre per il 6.8% è necessario individuare nuovi spazi e canali di commercializzazione del prodotto/servizio. Infine per il 6% è prioritario lo sviluppo di nuovi prodotti e/o sevizi.