
“Un magico inverno” s’intitola la mostra organizzata nella sede Santa Margherita del Museo Salce a Treviso,
attuata da un progetto di Sergio Campagnolo, inserito nel programma dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026. In quella chiesa duecentesca

i manifesti raccolti da Nando Salce raccontano l’evoluzione della montagna veneta, sia sotto l’aspetto sociale che economico: da ambiente di disagio a palestra di svago sportivo, e anche di agonismo.
I manifesti, oltre 30.000 pezzi di grafica pubblicitaria che dall’inizio secolo scorso e fino al 1962 Nando Salce aveva raccolto e collezionato, erano riusciti a trovare adeguata dimora. Proprio quel duecentesco grande edificio, restaurato in modo pregevole in cui c’è stata anche la collaborazione di Giovanni Meneghello, il grande restauratore di monumenti storici, è diventato sede del museo nazionale, dedicato a far conoscere quel patrimonio, con la soddisfazione dei Trevisani.
La serie completa dei manifesti Salce ebbi occasione di vederla mezzo secolo fa, nella sua casa, proprio con il signor Salce, che me li volle far conoscere. Non avrei pensato allora, che sarebbero diventati d’importanza tale da istituirne un apposito museo nazionale. E invece è andata così, sono infatti preziosa memoria di com’eravamo nel tempo passato.
A raccontare l’argomento sono i manifesti, che a cominciare da Cortina parlano di tutte le montagne dolomitiche fino alla Valle d’Aosta, dall’Europa fino alla Finlandia, e ancora fino alla California, l’ultimo, del 1960.



Di particolare interesse l’immagine di Cortina del 1956, con la torcia olimpica.
A ovvio complemento è stata interessata anche la sede San Gaetano, che completa in struttura il Museo Salce. Qui la neve è stata rappresentata sotto ogni aspetto: le immagini dei Campioni, le



attrezzature per lo sport sulla neve, gli antichi sci in legno più lunghi, più larghi e meno scorrevoli, le calzature, qualcuna curiosa, rese disponibili dal “Distretto dello Scarpone – Sportsystem” di Montebelluna, che sulle attrezzature sportive ha ben voce in capitolo. Paolo Pilla

