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Golf
PILLOLE DI GOLF/223: I SOCI AIGG SI SFIDANO SULLE DOLOMITI

Tre giornate in quota tra Alto Adige e Trentino


BOLZANO - Un interessante momento nelle gare dell’Associazione Italiana Giornalisti Golfisti: tre giornate di golf impegnativo, in aggiunta all’annuale challenge, per godere le Dolomiti. Nella giornata di apertura ci spalanca le porte il Golf Club Eppan (Appiano): un campo da golf a...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/222: FRANCESCO MOLINARI PRIMO ITALIANO A TRIONFARE NEL PGA TOUR

L'azzurro stravince il Quicken Loans National a Potomac


POTOMAC (USA) - Non mi dirà più il mio caro amico Fabrizio: "Molinari è bravo, ma non abbastanza! È quasi sempre nelle prime posizioni, ma non è capace di tirare fuori le p.… e portare a casa una vittoria nel PGA". Mi facevano soffrire queste parole,...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/221: AIGG, DOPPIA TAPPA PIEMONTESE AL BOGOGNO

I due persorsi del circolo novarese ospitano i giornalisti


BOGOGNO (NO) - In questa vallata del contado novarese, terra un tempo devota a Diana, dea dei boschi, già possedimento dei Visconti, degli Sforza, dei Borromeo, il cui abitato è contornato di colline moreniche, c’è il Golf Bogogno, “Castrum Novum” che...continua

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Molti solo bisognosi di riposo dopo l'orrore: uno studio di Gerardo Favaretto

LA FOLLIA DELLA GUERRA: IL MANICOMIO DI TREVISO NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE

Quasi 1.600 militari ricoverati al Sant'Artemio fino a Caporetto


TREVISO - La grande, vera follia della guerra riflessa nella follia degli uomini che combatterono.
Dallo scoppio del primo conflitto mondiale fino all'autunno del 1917, il manicomio di Treviso accolse il maggior numero di militari tra i vari ospedali del Veneto: 1575 persone, poco più Una veduta storica dell'ospedale S. Artemiodei 1556 di Padova. Questa attività e le vicende di quei pazienti sono ora al centro di un saggio di Gerardo Favaretto, direttore del Dipartimento di salute mentale dell'Ulss 9 (lo studio può essere letto sul sito internet dell'azienda sanitaria, nell'apposita sezione dedicata alla Grande guerra). Basandosi su cartelle cliniche, relazioni delle commissioni mediche militari, rapporti sul funzionamento dell'ospedale, ma anche su foto, lettere scritte ma mai inviate dai ricoverati o ricevute dalle famiglie, disposizioni dei comandi militari.
Dopo la disfatta di Caporetto, anche il Sant'Artemio venne evacuato. Dall'ospedale di Treviso dipendevano varie altre strutture, case di salute o cronicari come si chiamavano all'epoca, a Crocetta, Valdobbiadene, Oderzo, Mogliano. Dopo la ritirata, alcune di queste passarano sotto il controllo degli austrici, spesso con conseguenze terrificanti.
“I soldati che arrivano in ospedale sono spesso confusi – spiega Favaretto -. Molti sono mutatici, ovvero non parlano, altri sembrano continuare a vivere in un incubo, vedono morti intorno a loro e sentono rumori di guerra. Alcuni sobbalzano a ogni minimo rumore, sono spaventati, temono che una minaccia possa celarsi dietro ogni ombra e ogni momento. Poi ci sono quelli che invece si sentono stanchi, svuotati, privi di energia, oppressi dal loro stesso essere al mondo, tristi, sconfortati. Altri ancora sono agitati, furiosi, aggressivi. I soldati ricoverati a S.Artemio saranno studiati, indagati, conosciuti nelle loro vite, relazioni, abitudini. Quasi il 40 % non ricevono una classica diagnosi ma vengono valutati di “ non competenza” ovvero non mostrano un evidente malattia psichiatrica ma un quadro più lieve, di prognosi benigna che si risolverà probabilmente con un periodo di riposo”.