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Golf
PILLOLE DI GOLF/146: ARBITRI, GARA E SUMMIT A MODENA

Il resoconto dell'incontro annuale dell'Aiag


MODENA - L’ Associazione Italiana Arbitri Golf, che annovera 171 arbitri italiani, tra i quali il sottoscritto, tutti gli anni promuove un incontro tra i soci in un Campo da Golf, con l’intento di far chiarezza su qualcosa di particolare emerso nella stagione. Puntualizzare,e...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/145: ALLA DANIMARCA LA COPPA DEL MONDO

Sesta la coppia azzurra Molinari - Manassero


MELBOURNE - Completate le tappe dell’European Tour 2016, c’è ora (24-27 novembre), la 58esima edizione della Coppa del Mondo, la ISPS Handa World of Golf. Un grande torneo, completamente diverso da quelli abituali, una gara di coppia. Si gioca al Kingston Heath GC - PAR 72 di...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/144: A DUBAI IL DP WORLD TOUR CHAMPIONSHIP

Vince l'inglese Fitspatrick, ad Henrik Stenson la Race to Dubai


DUBAI - Avevamo lasciato i nostri azzurri sull’European Tour al termine del Turkish Airlines Open, con la speranza che Manassero e Paratore conquistassero in Sud Africa la carta per giocare a Dubai. Paratore ce l’ha fatta, e son contento. Manassero no, e mi dispiace. Restano quindi a...continua

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Amicizia, piaceri e qualche imprevisto della vita di bordo

A VELA NEL GOLFO DEL QUARNARO

Cronaca di una veleggiata nello splendido mare croato


TREVISO - Le difficoltà, i piaceri, la vita di bordo. Una veleggiata con bella barca, in una palestra di vela, in buona compagnia.
18.7.16- a bordo del DEYLER 35”, ormeggiato al DVV di Sant’Elena, devono salirenella serata:Lino l’armatore, comandante, e vero gentiluomo;Pino il tattico;Arianna lavivandiera,abile anche per altre mansioni; ed io, Paolo ilnostromo. L’intento era diaver tolto gli ormeggi alle 5 del mattino successivo. Il mare calmo, una leggera brezza, il plenilunio che dava una qualche tranquillità, suggeriscono al comandante dianticipare la partenza la sera stessa, magari anche solo per ancorarci fuori del Porto di Lido, a evitare i problemi del flusso di corrente che ci saremmo trovati all’uscita dall’imboccatura. Arianna, però, non arrivava mai. Non ho salutato con il sorriso il suo tardo sopraggiungere, accompagnata a un trolley. Meno male che non aveva i tacchi alti, ché avrei volentieri rinunciato al viaggio. Inevitabilmente desistiamo, si toglieranno gli ormeggi domani.
19.7 - sveglia alle 4, prima delle 5 tutti in coperta! Sciogliamo le cime, motore. Ariamo 2 metri di fondale; tentativi vari, ahimè, non ce la facciamo a uscire: la considerevole bassa marea ci fa trovare insabbiati. Inutile la nostra levataccia. I moccoli di turno non espressi, ci liberiamo solo alle 8,20 con il montare dell’acqua, e finalmente si parte. Bel sole, mare calmo, 4 nodi di vento da S.E., il tattico suggerisce di far rotta su Parenzo, a 60 miglia, e la traversata procede, purtroppo con qualche aiuto del motore, nell’intento di atterrare con il chiaro. In prossimità della costa, ci accorgiamo di trovarci al largo di Ossera, qualche miglio più a Sud. Qui non c’è Capitaneria per fare le pratiche d’ingresso(d’obbligo nell’immediatoattracco a un porto croato), ma ci accolgono ugualmente alle 20,30 al Marina, permettendoci di sostare per la notte. Quel buon pesce sempre fresco che diverrà costante nutrimento durante la nostra crociera, qui, in quel ristorantino appena un po’ su sulla riva, è eccezionale, ci ripaga delle fatiche, e ci riempie di buon umore.
20.7 – Senza fretta lasciamo Ossera in tarda mattinata, e ci dirigiamo alle vicine “2 sorelle”, isolette disabitate, dove, ben ancorati, ci tuffiamo con gioia in quell’acqua cristallina. Alla ripresa del navigare, un buon vento di bolina, e un mare abbastanza calmo, ci permettono la veleggiata fino anche a sei nodi. Avevamo troppo tergiversato, non c’era più tempo per raggiungere latappa prefissata, la Val Tunarizza. Con due sole lunghe bordate ci siamo trovati in prossimità della penisola di Premantura, ultimo lembo d’Istria a pochi chilometri da Pola, e approdiamo a Porto Volme per passare la notte. Il porticciolo è tranquillo, l’ancoraggio solido, ma i servizi del Marinalasciano a desiderare. Per trovare poi una trattoria, abbiamo camminato oltre 4 km, e trovando un desco non all’altezza della sera precedente.
21.7 –Scesa l’Istria, siamo risaliti lungo la costa per raggiungere Val Tunarizza. Qui Arianna si è fatta particolarmente apprezzare: Dopo che avevamo gettato l’ancora, c’era la necessità di portare celermente a terra una lunga cima da legare alle rocce. Il vento forte ci portava troppo a ridosso di altre imbarcazioni, bisognava fare in fretta. Arianna, abilissima nuotatrice, non ci ha pensato un momento; senza cambiarsi si è tuffata con una lunga cima, ed è riuscita a bloccarla sulle rocce (taglienti).Ci ha mostrato la sua vera natura! Applausi! Siamo nella valle dei tonni, dove alcuni anni fa, navigando a vela avevo catturato un tonnetto di quasi mezzo metro, che aveva saziato l’equipaggio di cui faceva parte anche Pino, anche allora il tattico. Questa volta abbiamo provato, ma l’esca non è valsa a catturare alcun pesce, la velocità era eccessiva. Sapevamo però dove andare, seppur con una lunga camminata su sentiero. Ci aspettavaun trancio di freschissimo tonno cotto sul ferro rovente.
22.7 – Il posto è tanto bello, ma soprattutto fuori c’è mare grosso, oggi restiamo qui. Un pescatore si avvicina con la sua barchetta a offrirci il pescato ancora vivo, con entusiasmo ne approfittiamo: Modesta spesa, pranzo, cena, e ancora ce n’è davanzo.
23.7 –Inizia il viaggio di ritorno, seppur con altre tappe. Partenza alle 8; a ridosso di Unje qualche tuffo prima del delizioso risotto preparatodal comandante, arrivo a Lussinpiccolo, cena ancora a bordo, dalle specialità di Arianna, con finale di gelato molto apprezzato da Pino. Bene la notte.
24.7 – Lasciato alle spalle il canale di Lussino, il vento si presenta robusto. Destinazione la baia di Crivizza, una insenatura di rara bellezza. Tappa velocissima con vento da Nord Ovest 30 nodi, mare forza 4,che ha continuato a rinforzare. Randa terzarolata, fiocco ridotto e poi rollato con il winch. In direzione dell’ingresso rotta a S.E. con vento in poppa (e chi conosce, sa cosa vuol dire quell’andatura con mare che frange). Magica la baia di Crivizza,ci vede subito rasserenati. Qui c’è capitato di assistereal soccorso di una giovane donna fratturatasi una gamba. E’ intervenuto un battello della polizia con a bordo medico e assistenti sanitari, che hanno tribolato un bel po’ per il trasferimento da un’imbarcazione all’altra. Qualche urlo.
La baia si affaccia su di una natura selvaggia,boscosa, primitiva. Il tender ci ha permesso di raggiungere la riva con qualchedifficoltà, perché l’atterraggio è possibilesu di un minuscolo unico appoggio, che chiamare approdo sarebbe eufemismo. Era più agibile un tempo, ora si è un po’ inselvatichito. Un lungo sentiero da capre, mezzora di marcia nel bosco, appare una casetta incorniciata dai profumi. Il nostro premio: una Corvina di due kg fatta ai ferri, eccellente. Il degno coronamento alla fantastica, avventurosa giornata. Al ritorno gli ormeggi sono in ordine. Sotto quel cielo stellato, come non siamo più abituati, Arianna ha sceltodi dormire all’aperto.
25.7 – Fuori il mare si è un po’ calmato, ma abbiamo preferito sostare in questa bella baia, anche perché il Quarnaroeradato ancora molto mosso. Di buonora si è accostata la barchetta di un pescatore che ci ha offerto i suoi pesci appena pescati: 3 grandi branzini, 2 sogliole uno scorfano. Un’altra barchetta ci ha offerto fresco formaggio di pecora e capra. Molto bene, me ne sono occupato io: a pranzo tranci di branzino arrostiti;con lo scorfano, conle teste e le code dei pescioni,un “broetto” alla caorlotta che è servito per la cena. Tutti contenti, anche Pino, che non impazzisce per il pesce ma ama le zuppe. Abbiamo però dovuto spostare l’ancora, che si era accavallata con quella di un’altra barca.
Duretta, ma fatto.
26.7 – Partenza alle 7. Sappiamo di dover affrontare il Golfo del Quarnaro, che il notiziario dava ancora molto mosso. E infatti, dopo poche miglia, una mano di terzaroli. Velocità, 8 nodi, ci alterniamo al timone. Tra Sansego e Unje il mare è più agitato, e tale rimarrà fino in vista di Faro Porer. Gli spruzzi entrano in barca, chiudiamo tutti gli oblò e il tambucio. Arianna ne soffrirà fino a Veruda, dove decidiamo di entrare a prender fiato, e dove passeremo anche la notte.
27.7 - Partenza ore 8, vento debole fino al largo delleBrioni, poi calma di vento, motore fino al Marina di Parenzo. Cena a bordo preparata con orgoglio da Pino il tattico. La barca soffre di uno strano rollio: è la coda della grossa perturbazione con tromba d’aria, avvenuta il mattino a Caorle.
28.7 – Lasciamo il Marina alle 7, anche se a quell’ora la Capitaneria è chiusa. Non potremmo lasciare il Paese, il comandante risolverà con un fax da Venezia. Il mare vecchio, bolina stretta di vento modesto, la facile “orza”, ci rendono il rientro fastidioso per metà della tappa. Abbiamo gioito quando siamo stati in vista della costa lontana, che guardavamo con bramosia. Da allora il vento ci ha consentito una bolina più stabile, che ci ha permesso l’arrivo a Venezia in allegria. Poi, peccato, finito il bel viaggio.
Qualcuno dice che la vita è un viaggio. Viaggiare, è vivere due volte.
Paolo Pilla