Questo sito usa i cookies per offrirti una migliore esperienza di navigazione.  Conferma Privacy Policy
Golf
PILLOLE DI GOLF/235: ALLA MONTECCHIA LA COPPA DEL MONDO DI TURKISH AIRLINES

Fa tappa in Veneto il campionato amatoriale sostenuto dalla compagnia aerea


SELVAZZANO DENTRO - Con una certa curiosità ho aderito all’invito propostomi dalla compagnia aerea, di partecipare al Turkish Airlines World Golf Cup 2018, inviatomi per tramite dell’Ufficio Stampa italiano della stessa; bello, han fatto le cose molto bene, degne del Club che li...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/234: MOLINARI DECISIVO NELLA RYDER CUP

L'azzurro trascina l'Europa alla vittoria sugli Usa


PARIGI - La tanto attesa storica sfida che ogni due anni mette in competizione gli Stati Uniti d’America e il Vecchio Continente, l’unica competizione in cui l’Europa ha una propria “Nazionale”, gioca sotto un’unica bandiera. I previsti 270mila spettatori, hanno...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/233: FEDEX CUP, IL RITORNO ALLA VITTORIA DI WOODS

Tiger trionfa ad Atlanta, classifica finale a Justin Rose


TREVISO - Istituita nel 2007, la FedEx Cup è un insieme di quattro tornei settimanali del PGA Tour; è una corposa manifestazione di Golf, con il merito di aver introdotto, per prima, il sistema playoff nel golf professionistico. Le gare infatti, quattro, che sono anche la conclusione...continua

Invia Invia a un amico | Stampa Stampa notizia |  


 

Presentata la quarta edizione del Festival del Viaggiatore. Dal 21 al 23 settembre.

VIAGGIATORI AD ASOLO

Tra i partecipanti Ilaria Capua e Marina Massironi


ASOLO. Ricco e pieno di sorprese il programma della quarta edizione del Festival del Viaggiatore di Asolo. Tre giorni di incontri, dialoghi, esperienze da mondi in
apparenza lontani: l’arte, l’impresa, il cinema, l’antropologia, la filosofia, il web, la comunicazione, la musica. Ne parla l'ideatrice e direttrice artistica Emanuela Cananzi.

Un Festival del Viaggiatore che non
parla solo di viaggi. Come mai?
«Perché il centro di questo Festival è la dimensione esistenziale, il viaggio come metafora della vita. Ben vengano i viaggi geografici purché non siano espressione solo di un piacere frivolo, di una raccolta di “click” e di “like” solo per dire che in un
determinato luogo ci siamo andati anche noi, ma di voglia di conoscere, di fare esperienze di vita, di disponibilità al cambiamento. C’è chi viaggia una vita, mette bandierine in tutto il mappamondo, ma guarda senza vedere. L’intenzione del Festival è viaggiare per cambiare, per aprirsi, per essere. E per farlo spesso non è necessario
andare in capo al mondo. Tanto che il nostro motto è: ogni vita è un viaggio».
Una scelta controcorrente rispetto ad altri festival di settore.
«Sì, fa parte della sfida. Volevamo creare, almeno nelle intenzioni, un festival piccolo ma molto particolare, che cercasse altre strade rispetto ai due filoni dominanti: i
festival della letteratura e quelli di viaggio. Una delle caratteristiche del nostro Festival è, per esempio, quella di far cadere i muri tra le diverse espressioni della creatività e della conoscenza. Tra i nostri viaggiatori ci possono essere artisti, imprenditori, camminatori, artigiani, velisti, cineasti, blogger, intellettuali, giornalisti, creatori di reti sociali, fashion designer e molti altri ancora. L’idea di fondo è che si può creare un ambiente di conoscenza comune, che esalta le bellezze e le capacità presenti nel nostro Paese, e, soprattutto, che si può fare ciò senza retorica, senza pesantezza, senza steccati preconcetti, addirittura divertendosi. Al fondo c’è l’idea che conoscenza e bellezza non debbano essere rinchiusi in torri d’avorio ma condivisi, quasi fatti assaporare».
In che modo avviene ciò?
«Nella maniera più semplice: attraverso la narrazione di una storia, la condivisione di esperienze, in cui il pubblico, fatto a sua volta di viaggiatori, può intervenire e
condividere. La forma è il dialogo informale, evitando le conferenze. Credo che dovrebbe essere finita l’epoca dell’intellettuale distaccato dal mondo e dalle sue sorti. Se tramite un viaggio, un’esperienza si riesce a trasmettere qualche briciola utile al miglioramento della propria vita sociale o della propria impresa ben venga. Direi basta anche con il catastrofismo: se si riesce ad andare oltre ciò che appare a prima vista, si scopre un’Italia piena di potenzialità, schiacciata sotto una morsa di pessimismo. In quattro anni di festival ho conosciuto molti esempi di questa Italia. Se si vede e si mostra anche altro, allora possono cambiare anche le opinioni, i progetti e le rotte. In questo senso bisogna viaggiare con gli occhi ben aperti e, se ne vale la pena, farsi cambiare dal viaggio».
Altra caratteristica del Festival del Viaggiatore sono le location.
«Credo che Asolo sia uno dei luoghi più belli e suggestivi d’Italia, non solo per le sue architetture e la posizione dominante su una delle più belle vallate venete, ma
perché per secoli è stato dimora o posto del cuore di grandi intellettuali, viaggiatori, artisti internazionali. In occasione del Festival del Viaggiatore, vengono aperti
ville, giardini, resti archeologici privati, normalmente non accessibili al pubblico, appartenuti ad alcune di queste personalità. Un vero viaggio nel viaggio».
Ciliegina sulla torta è che il Festival del Viaggiatore è assolutamente gratuito: non servono biglietti per salire a bordo.
«Grazie al Comune di Asolo, ai privati e a una rete di volontari. Main sponsor è la Segafredo Zanetti, ma sono sempre di più gli imprenditori che oggi apprezzano il
Festival e la sua aspirazione a essere ponte tra mondi. Nel nostro programma 2018 ci sono solo un paio di esperienze collaterali a pagamento che noi ospitiamo, perché ritenute di valore, ma non organizziamo, né gestiamo. La gratuità per noi è importante, fa parte del viaggio. È essa stessa un messaggio di rottura e
cambiamento».