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Golf
PILLOLE DI GOLF/244: AUSTRALIA E SUD AFRICA OPEN, DEBACLE AZZURRA

Italiani sottotono negli ultimi due tornei prima delle festività


TREVISO - Due tornei di rilievo dell’European Tour, prima di una breve pausa.  Ad Albany, New Providence, organizzato in combinata tra European Tour e PGA of Australia, si è giocato l’Isps Anda. sul percorso del Royal Pines (par 72) a Benowa, nel Queensland. Montepremi un...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/243: IN AUSTRALIA LA COPPA DEL MONDO A SQUADRE

Vince il Belgio, sesta la coppia azzurra Pavan - Paratore


MELBOURNE - Ancora nel clamore del trionfo di Francesco Molinari alla Race To Dubai, i giocatori azzurri sono chiamati a un altro importante appuntamento. A Melbourne, si gioca la 59ª edizione della Isps Handa Melbourne World Cup of Golf, la Coppa del Mondo a squadre che ha luogo al...continua

Golf
PILLOLE DI GOLF/242: SENZA SOSTA, L'EUROPEAN TOUR RIPARTE DA HONG KONG

La prima tappa della nuova stagione all'anglo-indiano Aaron Rai


HONG KONG - Ancora in aria il fragore per il successo di Francesco Molinari, l’European Tour riparte subito per la nuova stagione 2019, come di consueto in anticipo sull’anno solare. Riprende appena una settimana dopo la conclusione del precedente torneo a Dubai, dove Francesco Molinari...continua

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Presentata la quarta edizione del Festival del Viaggiatore. Dal 21 al 23 settembre.

VIAGGIATORI AD ASOLO

Tra i partecipanti Ilaria Capua e Marina Massironi


ASOLO. Ricco e pieno di sorprese il programma della quarta edizione del Festival del Viaggiatore di Asolo. Tre giorni di incontri, dialoghi, esperienze da mondi in
apparenza lontani: l’arte, l’impresa, il cinema, l’antropologia, la filosofia, il web, la comunicazione, la musica. Ne parla l'ideatrice e direttrice artistica Emanuela Cananzi.

Un Festival del Viaggiatore che non
parla solo di viaggi. Come mai?
«Perché il centro di questo Festival è la dimensione esistenziale, il viaggio come metafora della vita. Ben vengano i viaggi geografici purché non siano espressione solo di un piacere frivolo, di una raccolta di “click” e di “like” solo per dire che in un
determinato luogo ci siamo andati anche noi, ma di voglia di conoscere, di fare esperienze di vita, di disponibilità al cambiamento. C’è chi viaggia una vita, mette bandierine in tutto il mappamondo, ma guarda senza vedere. L’intenzione del Festival è viaggiare per cambiare, per aprirsi, per essere. E per farlo spesso non è necessario
andare in capo al mondo. Tanto che il nostro motto è: ogni vita è un viaggio».
Una scelta controcorrente rispetto ad altri festival di settore.
«Sì, fa parte della sfida. Volevamo creare, almeno nelle intenzioni, un festival piccolo ma molto particolare, che cercasse altre strade rispetto ai due filoni dominanti: i
festival della letteratura e quelli di viaggio. Una delle caratteristiche del nostro Festival è, per esempio, quella di far cadere i muri tra le diverse espressioni della creatività e della conoscenza. Tra i nostri viaggiatori ci possono essere artisti, imprenditori, camminatori, artigiani, velisti, cineasti, blogger, intellettuali, giornalisti, creatori di reti sociali, fashion designer e molti altri ancora. L’idea di fondo è che si può creare un ambiente di conoscenza comune, che esalta le bellezze e le capacità presenti nel nostro Paese, e, soprattutto, che si può fare ciò senza retorica, senza pesantezza, senza steccati preconcetti, addirittura divertendosi. Al fondo c’è l’idea che conoscenza e bellezza non debbano essere rinchiusi in torri d’avorio ma condivisi, quasi fatti assaporare».
In che modo avviene ciò?
«Nella maniera più semplice: attraverso la narrazione di una storia, la condivisione di esperienze, in cui il pubblico, fatto a sua volta di viaggiatori, può intervenire e
condividere. La forma è il dialogo informale, evitando le conferenze. Credo che dovrebbe essere finita l’epoca dell’intellettuale distaccato dal mondo e dalle sue sorti. Se tramite un viaggio, un’esperienza si riesce a trasmettere qualche briciola utile al miglioramento della propria vita sociale o della propria impresa ben venga. Direi basta anche con il catastrofismo: se si riesce ad andare oltre ciò che appare a prima vista, si scopre un’Italia piena di potenzialità, schiacciata sotto una morsa di pessimismo. In quattro anni di festival ho conosciuto molti esempi di questa Italia. Se si vede e si mostra anche altro, allora possono cambiare anche le opinioni, i progetti e le rotte. In questo senso bisogna viaggiare con gli occhi ben aperti e, se ne vale la pena, farsi cambiare dal viaggio».
Altra caratteristica del Festival del Viaggiatore sono le location.
«Credo che Asolo sia uno dei luoghi più belli e suggestivi d’Italia, non solo per le sue architetture e la posizione dominante su una delle più belle vallate venete, ma
perché per secoli è stato dimora o posto del cuore di grandi intellettuali, viaggiatori, artisti internazionali. In occasione del Festival del Viaggiatore, vengono aperti
ville, giardini, resti archeologici privati, normalmente non accessibili al pubblico, appartenuti ad alcune di queste personalità. Un vero viaggio nel viaggio».
Ciliegina sulla torta è che il Festival del Viaggiatore è assolutamente gratuito: non servono biglietti per salire a bordo.
«Grazie al Comune di Asolo, ai privati e a una rete di volontari. Main sponsor è la Segafredo Zanetti, ma sono sempre di più gli imprenditori che oggi apprezzano il
Festival e la sua aspirazione a essere ponte tra mondi. Nel nostro programma 2018 ci sono solo un paio di esperienze collaterali a pagamento che noi ospitiamo, perché ritenute di valore, ma non organizziamo, né gestiamo. La gratuità per noi è importante, fa parte del viaggio. È essa stessa un messaggio di rottura e
cambiamento».